CHE IL TERREMOTO ACCELERI IL COLLASSO DELLO STATO

di GIANLUCA MARCHI

Questo Paese va letteralmente e praticamente a pezzi. Non c’è nulla da scherzare di fronte alla tragedia che si è abbattuta soprattutto sull’Emilia, con conseguenze anche in Veneto e in Lombardia: i morti e le migliaia e migliaia di sfollati impongono  solo solidarietà e rispetto. Ma non si può negare che per l’Italia, già investita da una crisi economica e di sfiducia (quella politica manco la consideriamo, visto che è pressoché eterna) senza precedenti, i terremoti ripetuti di questi giorni assumono per alcuni il sapore di una “punizione” che anche la natura sembra voler infliggere alla sgangherata penisola. Insomma, se mancava anche una rappresentazione plastica dell’essere in ginocchio, questa è venuta dal sisma e dalle sue terribili conseguenze. Ne avremmo fatto volentieri a meno, ma ciò non toglie che l’Italia è a pezzi in buona parte per causa propria e gli eventi naturali sembrano solo voler infliggere il colpo finale.

Perché non bisogna dimenticarlo, il terremoto ha colpito zone estremamente vitali dal punto di vista economico e produttivo, aree che negli ultimi decenni hanno prodotto vagoni di ricchezza. E che oggi si trovano a dover affrontare un doppio sisma: quello economico e quello naturale. Avranno la forza per rialzarsi? Tutti ce lo auguriamo nel modo più convinto. Ma non possiamo negare che non sarà facile, anche perché la ripresa richiederà risorse, molte risorse, e oggi l’Italia non le ha. O almeno, le avrebbe, peccato che in gran parte le disperda nel mantenimento di un parassitismo senza eguali nel mondo.

Prendiamo appunto l’Emilia Romagna, la regione massimamente colpita dal terremoto: pensate come potrebbe essere meno drammatico il prossimo futuro per l’economia locale colpita dal sisma, se solo le comunità emiliane potessero contare su almeno una parte dell’enorme residuo fiscale che ogni anno invece sono costrette a cedere al baraccone Italia. Sarebbero alcuni miliardi di euro disponibili sul territorio, che oggi verrebbero oltremodo comodi. E invece adesso dove si andranno a trovare le risorse necessarie, forse imponendo nuove tasse di scopo, che ucciderebbero definitivamente il malato già moribondo? Intanto il governo stamattina ha deciso di imporre 2 centesimi di aumento ai carburanti per raccattare i primi quattrini…

Non voglio andare oltre perchè il discorso è molto chiaro, i lettori di questa testata lo conoscono molto bene. E consentitemi di dire che mi fa sorridere, per non dire arrabbiare, che vi siano forze politiche e popolo della Rete che si scatenino per quisquilie, come quella di sospendere la parata del 2 Giugno e devolvere il risparmio alle popolazioni terremotate. In linea di principio l’idea potrebbe anche essere condivisibile (in realtà quelle robe lì andrebbero abolite e stop), ma in realtà parliamo e ci accaloriamo su cazzate dal punto di vista numerico, mentre le stesse forze politiche e lo stesso popolo della Rete non sembrano mobilitarsi in egual modo per questioni ben più scandalose e dispendiose, a cominciare dall’insostenibilità del carrozzone pubblico o magari dei 121 milioni di euro che di recente la Regione Sicilia ha sottratto ai piani di investimento per poter pagare 26 mila forestali che altrimenti avrebbero tolto il voto ai soliti amici, per citare solo l’ultimo esempio in ordine di tempo. Come sempre amiamo buttarci fumo negli occhi e ignorare i veri scandali che ci passano sotto il naso.

Il terremoto, ha detto ieri sera Lucia Annunziata a Ballarò, sarà un acceleratore della crisi politica. Probabilmente è vero, ma visto che ormai purtroppo è avvenuto, allora speriamo che possa anche accelerare il collasso dello Stato e consenta alle singole comunità di riappropriarsi del proprio destino.

 

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