Che idea di autonomia ha in testa Zaia?

 

di Massimo Vidori – La sensazione, supportata dai numeri e che si spera non effimera, di un alleggerimento della pressione epidemica da COVID19 consente di alzare lo sguardo sul prossimo futuro.
E’ noto che le infezioni colpiscono più forte gli organismi debilitati, diventando spesso la causa ultima di morte. La commorbilità, divenuta tristemente nota sulle carni dei nostri anziani, sarà letale per il sistema Italia. Tuttavia esso farà di tutto per non soccombere e sarà disposto a sottoporsi a terapie intensive (e sbagliate!) alla ricerca disperata dell’ossigeno che non riuscità più a procurarsi coi sui polmoni avvizziti dal lock-down. Infilerà l’altro capo del tubo in tutte le risorse disponibili, tra l’azoto europeo (funzionale, ma non vitale) e l’ossigeno (fondamentale) dei correntisti italiani e dei loro patrimoni. E sarà tutto inutile poiché, se fosse noto l’esame istologico del “polmone italico”, sarebbe immediatamente chiaro che il problema non è la quantità di ossigeno economico a disposizione, ma la presenza di coaguli di corruzione, di trombi mafiosi, della cascata di inefficienza e della insufficienza civica.

In questo quadro patologico gravissimo, il presidente della regione Veneto si è mosso negli ultimi 3 mesi, col piglio del primario capace di valorizzare i suoi consulenti, i suoi medici ed i suoi infermieri riuscendo a portare il sistema regionale alla massima efficienza. Bene per tutti noi, che possiamo finalmente alzare lo sguardo, dicevamo. Ma cosa si scorge?
La visuale è funerea. Sono ormai nitide all’orizzonte le nere nuvole del Mordor finanziario che sta per oscurare il fragile sistema economico italiano. Fragile, ripeto, non per debolezza produttiva o per incapacità fiscale, ma perché infiltrato, marcio, putrefatto e già ad un passo dal collasso prima del 21 febbraio.

Il Veneto è salito, obbligato dal virus, sulla barca del dantesco nocchiero ed egli, tra un rimprovero ed un colpo di remo, ha svolto splendidamente il suo compito, portandoci sani sulla riva dell’Ade (che è anche l’acronimo di “Agenzia delle entrate”, nda). Ha portato persone, aziende, conti correnti, partite IVA, case, capannoni, associazioni un po’ malconci, ma destinati ad essere intubati, non per avere (i recenti provvedimenti lo dimostrano!), ma per dare quell’ossigeno del quale il sistema Italia ha per l’ennesima volta, sempre più disperatamente bisogno.

Io non so che idea di autonomia abbia in testa il presidente Luca Zaia, ma credo che col suo carico certificato di 2.300.000 anime venete abbia, ora più che mai, tutta la forza per prendere ciò che ci è dovuto. Non domani. Adesso.
Se invece vorrà tornare a solcare lo Stige per caricare altri dannati, io resto su questa riva ad affrontare Lucifero, nel mio piccolo, in autonomia. Quella vera!

 

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