Ernesto “Che” Guevara: il commissario epuratore di un regime

di ARTURO DOILO

Nel gennaio del 1959, la rivoluzione cubana trionfa.

Ernesto Guevara è nominato a capo della fortezza militare de “La Cabaña”. Avvia da subito un’operazione feroce contro i militari del deposto regime e viene creata la famigerata “Comisiòn depuradora”.[1]

Napoleon Vilaboa[2] spiega: “Ho lavorato nella fortezza conosciuta col nome de ‘La Cabaña’ agli ordini di ‘Che’ Guevara, che era il capo militare di quella caserma.[3] La ‘Comisiòn depuradora’ era un organismo creato dal governo di Fidel Castro con il pretesto di depurare le forze armate di Cuba. In realtà, il fine della commissione era quello di instaurare il terrore rivoluzionario nell’isola mediante le fucilazioni”. A tal proposito le parole di Vilaboa sono chiarissime, nette: “Le fucilazioni erano semplicemente arbitrarie, dato che tutti gli infelici rinchiusi ne ‘La Cabaña’ erano già stati previamente giudicati come persone da sottoporre alla pena di morte. Uno dei casi è quello del tenente José Castaño, capo del BRAC[4], che è stato assassinato personalmente da ‘Che’ Guevara nel suo ufficio, nonostante contro di lui non vi fosse alcun espediente che dimostrasse che avesse ucciso o torturato qualcuno durante il regime di Fulgencio Batista”.

Ed ecco le parole di Rolando Castaño, figlio del militare ucciso: “Mio padre è stato assassinato da Ernesto Guevara il 7 marzo del 1959. La ragione per cui Guevara uccise mio padre fu che lui era un profondo conoscitore delle attività comuniste a Cuba, dato che da almeno due anni, non solo faceva parte dell’intelligence, ma era anche un responsabile del BRAC, il Burò dedito a reprimere le attività comuniste. Mio padre era in possesso di un archivio tra i più efficienti di tutto il sistema comunista, relativo sia all’America centrale che al Sudamerica”. E in che modo fu assassinato il tenente Castaño? Prosegue il figlio: “Era rinchiuso a ‘La Cabaña’ da tre mesi circa. Il 6 marzo fu processato e fu emessa una sentenza senza senso. Il tribunale lo condannò a morte a mezzanotte circa, ma una commissione, dopo aver valutato il ‘caso Castaño’ decise di parlamentare con Castro per evitarne la morte, dato che mio padre non aveva sulla coscienza nessun morto e nessun maltrattamento a persone. Quando Fidel si mise in contatto con Guevara, il ‘Che’ gli disse che ormai era tardi e che l’ordine era stato eseguito da lui stesso”. E come eseguì la sentenza Guevara? “Nel suo ufficio – conclude Rolando Castaño – prima lo ha interrogato poi, lo ha maltrattato fisicamente, ma dato che non era possibile alcun accordo, passeggiando per il suo ufficio il ‘Che’ estrasse la pistola e gli sparò due colpi in testa”.

Ad Ernesto Guevara, durante i quattro mesi di permanenza a “La Cabaña”, viene attribuita la responsabilità della fucilazione di diverse centinaia di uomini, perlopiù appartenenti all’apparato del precedente regime.


[1] Commissione depuratrice (traduzione letterale).

[2] Napoleon Vilaboa è stato membro del “Movimiento 26 de Julio”. Ha iniziato a lavorare nella “Comisiòn depuradora” nel gennaio del 1959.

[3] San Carlos de La Cabaña era una fortezza in pietra usata per difendere La Habana contro i pirati inglesi del diciottesimo secolo e successivamente divenne una caserma (Cfr. The Killing Machine: Che Guevara, from Communist Firebrand to Capitalist Brand by Alvaro Vargas Llosa, The New Republic [ http://www.tnr.com/ ], July 11, 2005.

[4] BRAC, ovvero Buró perla Repressione delle Attività Comuniste (Cfr. http://www.siporcuba.it/cn-terr.htm).

*Tratto dal libro “C’era una volta il Che”, di Leonardo Facco (Simonelli Editore)

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