Chavez, sciamani e riti propiziatori per salvare il presidente

di REDAZIONE

Ieri sono apparse le prime foto di Hugo Chavez, in compagnia delle due figlie. Ciononostante, le sue condizioni di salute – dopo l’intervento dello scorso dicembre a Cuba – sarebbero tutt’altro che buone.

Se gli sciamani dell’etnia Yanomani si erano gia’ riuniti nell’Amazzonia venezuelana con canti, balli e riti propiziatori per la salute del presidente Hugo Chavez. Ma questa volta a scendere in campo e a invocare il soprannaturale in favore del presidente bolivarista saranno una ventina di sciamani e saggi indigeni provenienti da diversi paesi latinoamericani. Si riuniranno nella capitale venezuelana il prossimo 21 e 22 febbraio per un incontro durante il quale si celebreranno rituali ancestrali per favorire la guarigione del presidente ricoverato dallo scorso 10 dicembre a Cuba. L’incontro, intitolato ufficialmente ”Saggi indigeni per una nuova alternativa di giustizia e pace nel mondo”, avverrà in una delle sale del Teatro Teresa Carreño di Caracas, il principale del paese, dove sciamani venezuelani realizzeranno ”un rito in occasione della luna piena”, che si osservera’ il 25 febbraio, a favore della salute di Chavez.

In un comunicato degli organizzatori dell’evento si sottolinea che si e’ deciso celebrare questa cerimonia perche’ Chavez ”e’ stato l’uomo che ha rivendicato i diritti degli indigeni venezuelani, offrendo loro una partecipazione da protagonisti che durante decenni gli e’ stata negata”. Nella serata del 22 febbraio, inoltre, gli sciamani e saggi indigeni di tutti i popoli latinoamericani che partecipano all’incontro celebreranno nella scalinata del parco El Calvario, nei dintorni di Caracas, un evento intitolato ”Accendi una luce”, durante il quale si accenderanno candele e si chiedera’ ai poteri spirituali di favorire la guarigione del presidente venezuelano e la pace nel Paese. Durante il vertice non mancheranno dibattiti e seminari su questioni come la delimitazione dei territori tribali e i diritti dei popoli aborigeni, e davanti alla stampa si rilancera’ la richiesta di restituzione della Abuela Kueka, una pietra dell’etnia Pemo’n che nel 1998 e’ stata consegnata allo scultore tedesco Wolfgang von Schwarzenfeld, che la ha integrata in una istallazione chiamata ”Global Stones”, eretta nel principale parco pubblico di Berlino, il Tiergarten. Secondo il governo venezuelano, la pietra e’ stata ”rubata” dall’artista, e costituisce una parte del patrimonio spirituale dei Pemo’n cui deve essere restituita al piu’ presto. Ma secondo studiosi tedeschi, come il professore Bruno Illius, dell’Universita’ Libera di Berlino, la Abuela Kueka ”non ha niente a che fare con la mitologia o la religione dei Pemo’n” e le rivendicazioni sulla pietra non sono che ”una menzogna e una frode”.


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