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C’era una volta la scuola, di competenza regionale, vero governatori del Nord?

di Giovanni D’Acquino – Chissà se sarà servito a qualcosa lo sciopero generale della scuola. Cosa aspettarti da un ministero e da un pletora di burocrati e collaboratori che vanno e vengono (memorabili furono “Le traccie”, ed era il 2017, degli esami di stato) e che pensano che andare in aula sia come entrare al ristorante… e che anziché riflettere su possibili turnazioni, riduzione dell’orario più grosso e grasso d’Europa,  sfornano una riforma a ministro?

 

In piazza non sono mancati degli imbuti sul capo a ricordare la frase ‘lo studente non è un imbuto da riempire di conoscenze’ oggetto di numerose battute via social.

“Il governo non sottovaluti la protesta forte e legittima di oggi del mondo della scuola. Apra subito un confronto serio con i sindacati per garantire la riapertura in assoluta sicurezza delle scuole, rafforzando le assunzioni ed investendo più risorse. Il futuro del Paese dipende dalla nostra scuola” scrive su Twitter la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan.

“Vogliamo accendere i riflettori sull’emergenza scuola e la necessaria riapertura. Dall’ultimo incontro con Conte è emerso chiaramente che non c’è alcun piano per il ritorno sui banchi” è il commento all’Adnkronos di Francesco Sinopoli, segretario generale Flc Cgil, che in occasione dello sciopero lancia l’allarme: “Ad oggi non c’è strategia per il ritorno a settembre”.

“Il plexigas è una toppa perché non hanno previsto risorse adeguate – denuncia il sindacalista – Noi vogliamo tornare in presenza. Per farlo la prima cosa è identificare spazi, personale e garantire più investimenti perché gli stanziamenti non sono congrui ed i comuni hanno detto chiaramente di avere bisogno di più risorse”. Sinopoli conclude: “Adesso invece scopriamo che la riduzione degli alunni per classe non è più l’obiettivo. Che ci sono i plexigas. E’ davvero sconcertante. Nessuno dica che così se la cavano scuole e comuni”.

Bene. Ma nessuno, dico nessuno, che abbia ricordato un paio di cose.

La prima è che la scuola è una competenza regionale. Eppure c’è un silenzio tombale dei governatori. La seconda, l’edilizia scolastica, che non è un accessorio da poco, anche se hanno abolito le Province, è rimasta in capo alle Province.

Ma la politica continua a disinteressarsi dell’istruzione, ne parla a sproposito come se il ministro fosse il Faraone e le piramidi il luogo dove si divulga il verbo.

Sono stati annunciati da governo nel febbraio scorso circa 850 milioni di euro da destinare a interventi di edilizia scolastica per province e città metropolitane.

Secondo un dossier dell’UPI (Unione Province d’Italia), il solo fabbisogno per le scuole superiori per il 2020-2021 ammonta a 2 miliardi e 100 milioni per 1.745 progetti. Ma sembra che le priorità siano altre: la didattica a distanza, il distanziamento sociale.

Foto di Kimberly Farmer

 

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