CE’, EX LEGHISTA FULMINATO SULLA VIA DELL’UNITA’ D’ITALIA

di JORDI MELLA

Dopo lo scontro con il celeste Formigoni, in tanti si sono chiesti che fine abbia fatto Alessandro Cè, il politico bresciano che si appresta a tornare in campo premettendo: “Mai stato secessionista”. Cinque anni fa, l’uomo di Castrezzato riponeva per sempre il fazzoletto verde nel cassetto dei ricordi, concludendo la sua carriera leghista con frasi per nulla amichevoli come: “E’ diventato un partito di Palazzo, autoreferenziale, che fa solo gli interessi dei poteri forti. Molto interessato ai consigli di amministrazione e poco agli interessi della gente. La Lega è nata contro lo strapotere dei partiti, ora è diventata come gli altri” (1).

I fatti sono ben noti: Cè nel 2007 ricopriva la carica di assessore alla sanità in Lombardia; carica decisamente importante se si considera che quasi il 70 % del bilancio lombardo è dedicato appunto a coprire le spese sanitarie. Le “influenze” che Comunione e Liberazione, il movimento politico-religioso di cui fa parte il Presidente Formigoni, esercita nell’ambito sanitario sono arcinote e non è difficile trovare documentazione (due libri su tutti: “La lobby di Dio” di Ferruccio Pinotti e “Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia” di Enrico de Alessandri) a riguardo. Cè, uomo di carattere, si scontra apertamente con la dirigenza della Giunta del Pirellone: prima sospeso, lascia spontaneamente la sua carica al medico personale di Umberto Bossi, Luciano Bresciani, poi se ne va dalla Lega Nord aderendo al gruppo misto, creando una componente – ombra chiamata “Cristiani e Federalisti”.

Da lì, cala il silenzio su di lui, fino all’alba delle scorse elezioni regionali 2010, ove incontrerà personalmente Antonio di Pietro per un’eventuale candidatura nelle file dell’Italia dei Valori; ma non se ne farà nulla, poiché “l’IDV è gestito peggio della Lega Nord” (2). Partecipa quindi all’incontro “Giù al Nord, tra secessione e recessione” a Varese, organizzato dall’ala del PD che si racchiude attorno al blog Onthenord (3).

E ora? Cè è pronto a tornare alla carica, aderendo al movimento di un altro “scontento” eccellente, Massimo Cacciari, denominato “Verso Nord”; che sarà presentato ufficialmente il 3 Marzo 2012 al Novotel di Brescia 2 (4).

Dal sito di questo movimento, si nota immediatamente la vena anti-indipendentista: “La frattura nord-sud ci riporta indietro di un secolo, dove la secessione non è una vittoria dell’ideologia leghista, ma oramai è nei fatti, ed è una sciagura per l’Italia! Un paese non può restare 20 anni in attesa di riforme e quando le fa sono peggio del buco… La situazione è drammatica!” (5), confermata peraltro dallo stesso Cè:  “La secessione è una posizione antistorica: in un mondo globale gli stati piccoli non servono, serve un’Europa forte in grado di trattare con Cina, India e Stati Uniti. Non son mai stato secessionista, erano i vertici della Lega a decidere…”. (6) del resto come potrebbe essere altrimenti, visto che il detto Movimento “guarda con interesse alla Fondazione Italia Futura di Montezemolo”? (7). Con “pragmatismo” quindi Cè cerca di traghettare questo movimento al successo in Lombardia, Veneto e Piemonte, per “rendere l’Italia simile alla Germania e alla Scandinavia”.

Come se non fosse stato abbastanza chiaro che il “cercar di cambiare le cose dall’interno”, vero e proprio mantra che i leghisti ripetono sempre (sia nei confronti dello Stato italiano, sia in quelli del proprio stesso partito) è preventivamente destinato alla rovina, ci chiediamo:

1) L’Italia può essere davvero “come la Germania”? Se son due paesi simili, vuol quindi dire che la Calabria è simile alla Turingia e la Campania alla Sassonia?

2) Verso Nord, che appunto si prefigge di fare politica in determinate regioni, come può convincere i due terzi dei deputati di Camera e Senato (sopratutto quelli non “del nord”) italiani per modificare la Costituzione italiana in senso federale? In caso non si riuscisse a convincere questi due terzi, bisognerebbe ricorrere allo strumento referendario a livello italiano. La dimostrazione fornita dalle regioni italiane nel 2006 è piuttosto chiara: bocciatura completa della riforma, ad eccezione di Lombardia e Veneto. E’ più “pragmatico” quindi cercare di convincere tutti gli italiani o solo quelli delle regioni più convinte, come stanno facendo pro Lombardia Indipendenza e Veneto Stato, per un referendum sulla propria autodeterminazione?

3) La Scozia, che nel 2014 voterà un referendum per la propria autodeterminazione è quindi anch’essa “antistorica”?

4) Creare una “Europa unita” non è più facile sbarazzandosi degli ottocenteschi Stati nati appunto per evitare una vera unione dei popoli europei?

5) Montezemolo… ho per caso letto Montezemolo?

C’è è tornato in campo, allora è bene che si prepari a rispondere anche a questo tipo di domande.

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NOTE:

 

(1) http://affaritaliani.libero.it/milano/ceaffarilega2003.html

(2) Alessandro Cè “stregato” da Cacciari GdB – 25/2/2012

(3) http://onthenord.com/giu-al-nord/

(4) http://www.versonord.eu/portal/articoli/eventi/225-lombardi-verso-nord

(5) http://www.versonord.eu/portal/component/content/article/3-introduzione

(6) Alessandro Cè “stregato” da Cacciari GdB – 25/2/2012

(7)Alessandro Cè “stregato” da Cacciari GdB – 25/2/2012

 

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