C’E’ ANCORA UNA LEGA OLTRE IL “CERCHIO MALEFICO”?

di GIANLUCA MARCHI

In questi giorni, cari lettori, noi de L’Indipendenza, nati piccoli piccoli con l’intento di poter resistere qualche mese e nel frattempo farci conoscere e quindi riuscire a porre le basi per crescere e consolidarci, in pochi giorni, dicevo, possiamo dire di essere diventati invece un “piccolo fenomeno”. Interviste e citazioni sui giornali, pagine del nostro sito e brani dei nostri articoli ripresi in alcuni telegiornali nazionali, i nostri scritti che corrono lungo la Rete, un numero di contatti e di pagine visitate in costante allargamento: non potevamo aspettarci tutto questo in una sola settimana di vita. E’ il frutto di ciò che scriviamo, ma non possiamo negare che non potevamo scegliere momento migliore per vedere la luce. Noi che ci riproponiamo di parlare a tutti coloro che credono nelle idee dell’autonomia e dell’indipendenza delle nostre comunità, avendo come stella polare il principio dell’autodeterminazione dei popoli; noi che in buona parte siamo stati sedotti dal sogno originariamente alimentato dalla Lega Nord e poi ci siamo sentiti traditi e abbandonati dai comportamenti e dalle scelte di un movimento che ha imboccato una strada tutta diversa; noi che ora aspiriamo a essere punto di raccordo di tutti i gruppi, piccoli e piccolissimi, che vorrebbero andare oltre le macerie lasciate sul percorso dal partito Bossi&Figli: noi, che vorremmo essere tutto questo, non potevamo non trarre vantaggio, quantomeno in termini di attenzione, dallo spettacolo indecoroso che la Lega ha dato in questa stessa settimana.

Gli ultimi giorni sono stati drammatici per la vita del Carroccio, con il grande capo e la stretta cerchia di coloro che lo circondano – costoro vengono definiti il “cerchio magico” ma più appropriatamente dovrebbero chiamarsi  “cerchio melefico” – chiusi nella loro torre dorata a compiere scelte in totale dissenso rispetto  ai pensieri e ai sentimenti del corpo ancora grosso dei militanti, della base e degli elettori. Fino alla tragicommedia consumatasi fra venerdì e sabato, prima con il provvedimento ad personam contro Roberto Maroni, impedito a tenere comizi in tutta la Lombardia, e poi con il precipitoso e anche un po’ patetico retromarcia di ieri, quando Bossi si è premurato di far sapere che qualcuno non aveva capito nulla e che tutto va bene madama la marchesa e chiede a Maroni di essere più cauto in un momento così delicato. Addirittura, la Padania di stamane plaude ai ritrovati “amiconi” Umberto e Roberto: una roba da ridere. E infatti basta leggere quanto dichiara uno degli ascari cerchisti, il segretario provinciale di Varese Maurilio Canton, per capire che il fuoco continua ad ardere sotto la cenere: “Maroni cerca solo visibilità”.

Se Bossi fosse quello di un tempo, ma lo sappiamo tutti che non è più così e non è mica un delitto dirlo chiaro e tondo, avrebbe preso chi lo circonda, e lo spinge a  prendere certe decisioni, e fatto volare direttamente dalla finestra. Ma purtroppo quei tempi sono passati, definitivamente, e i componenti del “cerchio malefico” sono determinati a difendere il potere (con tutti gli annessi e connessi) che gli deriva dall’essere i depositari, per altro falsi, del pensiero del capo, i custodi della sua eredità politica (più che politica ci appare di altra natura questa eredità), i curatori della sua integrità. Invece non si accorgono, o forse se ne accorgono benissimo ma se ne fregano altamente, che espongono quest’uomo al ridicolo. Evidentemente la forza del loro disegno, cioè trasformare definitivamente la Lega in un partito di famiglia dove la successione dinastica è la regola aurea, con parenti e famili che ne ottengono tutti i vantaggi, ottenebra le loro menti e non fa pensare alla prospettiva politica, ma solo ai propri interessi.

Roberto Maroni ieri sera sulla sua pagina facebook ha scritto che quella di ieri è stata una “giornata di passione”, ha ringraziato tutti coloro che gli hanno dimostrato amicizia e solidarietà e ha concluso con  “Avanti Tutta !!! Viva la Lega, Padania Libera”. In un certo senso queste parole fanno il paio con quanto annunciato da Bossi attraverso il quotidiano la Padania e cioè che la Lega è più unita che mai “contro il governo dei banchieri”. Tutto ciò sembra voler prefigurare un Carroccio che si presenterà unito e compatto  all’appuntamento di domenica 22 gennaio a Milano, quando magari dal palco parleranno insieme Bossi e Maroni  e dopo tutti potranno andare felici e contenti a mettere le gambe sotto il tavolo.

Se così fosse sarebbe ancora una volta una conclusione all’italiana, a tarallucci e vino tanto per intenderci. Perché, non bisogna dimenticarlo, la Lega che ora tende a dare l’immagine di unità  e di compattezza è sempre quella che solo pochi giorni fa ha contribuito a evitare il carcere all’on. Nicola Cosentino, un signore che magari alla fine potrà pure rivelarsi innocente, ma se fosse stato uno al pari di tutti noi – e non un parlamentare e per di più fondamentale nella mappa del potere berlusconiano – a Poggio Reale ci sarebbe entrato con le manette e fine. E non si capisce perché i signori del Parlamento quando sono accusati di reati gravi devono potersi meglio difendere da liberi e noi poveri cristi che si vada pure al diavolo.  Più casta di così non si può! La Lega che ha contribuito a quel voto, scatenando l’ira dei militanti, è anche la Lega che per anni e anni ha tenuto bordone al Cavaliere di Arcore, mandando a puttane ogni scelta politica degna di questo nome per servire i di lui interessi personali . Adesso presentarsi tutti uniti contro il governo dei banchieri è troppo facile e può servire a convincere solo  i polli, che pure sono ancora molti.

Per dirla in breve la domanda è questa: la Lega ha ancora un progetto politico che non sia quello di conservare il potere dei pochi che hanno in mano le chiavi del partito, a cominciare dal “cerchio malefico”? Maroni, pur essendo stato allineato e coperto nella stagione più deteriore del  leghismo,  in questi ultimi mesi ha alimentato molte speranze nella base, speranze di chi vorrebbe veder spazzata via quella stagione simile alla Libia di Gheddafi degli ultimi tempi. Ma sostituire la “casta” interna attraverso la strada dei congressi  è solo una tappa, non può essere il fine di un progetto politico. Altrimenti  si rischia di dar ragione a coloro che ritengono sia solo un gioco delle parti, con dietro il Berlusca che si frega le mani.

UN TOUR DE FORCE PER ROBERTO MARONI

Tutti ne hanno scritto, Maroni è invitato di qua, ma anche di là. Ora, sta per diventare un vero tour de force, quello dell’ex ministro degli Interni nelle prossime settimane, sempreché decida di aderire anche solo in parte alla miriade di inviti che gli sono arrivati da tutto il nord per partecipare a manifestazioni pubbliche, ad incontri a pranzi e cene organizzate da sezioni della Lega Nord.

A quanto si è appreso dalle agenzie infatti, dalla solo Lombardia sono arrivati all’ex ministro leghista ben 320 inviti e Maroni ha già annunciato che andrà meno a Roma per seguire il territorio.

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