DA CATTANEO ALLA SVIZZERA, VOGLIA DI LIBERTA’ IN INSUBRIA

di REDAZIONE

Penultima giornata a Varese di una settimana culturale molto densa dedicata a “Tra Lombardia, Piemonte e Svizzera. L’Insubria senza confine”, e organizzata dall’Associazione culturale “Terra Insubre”.

Giovedì Romano Bracalini ha tratteggiato la figura di Giuseppe Prezzolini partendo dal suo periodo di esilio volontario in Svizzera, scelto  come protesta per la persecuzione fiscale italiana. Venerdì Luigi Zanzi, grandissimo esperto di cultura alpina, ha parlato dei passi e dei valichi come elementi di collegamento  anche culturale fra le popolazioni e delle Alpi come vero baluardo di identità e di antiche comunanze. Sabato,  la straordinaria maratona si è sviluppata su due tappe.

Il mattino si è parlato di antichi collegamenti transalpini nell’Età del ferro e perciò di celti. Lo hanno fatto alcuni studiosi fra cui il professor Venceslas Kruta, massimo esperto di culture celtiche, che ha portato altri appassionanti argomenti per la riscoperta delle antichissime radici comuni delle popolazioni che vivono attorno alle Alpi.

Nel pomeriggio si è affrontato un tema di grande fascino: il rapporto fra le libertà svizzere e quelle padane a cavallo di una frontiera-non-frontiera che ha fluttuato per secoli dividendo e unendo comunità con le stesse aspirazioni alla libertà ma condannate a diversi destini.

Ha esordito Gilberto Oneto analizzando l’influenza che avevano avuto le due Leghe Lombarde del XII e XIII secolo sul movimento di liberazione e sulla formazione del primo embrione di Confederazione svizzera. Gli svizzeri avevano ripreso principi e idee emerse dalle lotte dei Comuni padani contro l’Impero, mutuando anche quell’embrione di struttura federale che i Comuni si erano dati con la costituzione della Societas Lombardiae nel corso della grande assemblea tenuta a Lodi nel 1168.  L’esperienza – poco conosciuta e poco studiata – introduceva quei principi di libertà economica, autonomia e difesa identitaria che saranno ripresi dagli svizzeri nel Patto del Grütli del 1291. Dopo averli passati e insegnati ai vicini, i lombardi si sono dimenticati di quei valori condannandosi a una sudditanza politica che dura tutt’ora.

Renato Ornaghi ha raccontato gli avvenimenti occorsi in tre straordinari anni, agli inizi del XVI secolo, quando l’intero Ducato di Milano si è ritrovato alle dipendenze della Confederazione e ha seriamente rischiato di entrare a farvi parte. Una occasione perduta alla battaglia di Marignano, una opportunità rimpianta da generazioni di lombardi.

Ha chiuso la giornata un intenso ricordo di Carlo Cattaneo e della sua vita a Lugano, fatto con passione e competenza da Romano Bracalini, biografo del grande federalista lombardo ma anche commosso interprete delle istanze autonomiste e indipendentiste che si stanno risvegliando. Quello che ha descritto Bracalini non è il solito Cattaneo sconfitto sostenitore di utopie maltrattate dalla storia, ma l’incoraggiante riferimento culturale di una nuova stagione di libertà.

Insomma, dalle valli e dalle montagne svizzere non può che spirare un salutare vento di libertà.

E oggi si riprende.

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