Catena di comando leghista, da Berlusconi si arriva fino a Renzi

di TONTOLO

Un giorno stanno sul pero e l’altro sul melo. Dicono tutto, ma anche il contrario. Vanno da soli per “l’Indipendenza della Padania”, ma alla fine si alleano sempre col “belzebù” di Arcore, che un tempo definivano il mafioso… tra i tanti altri insulti.

Da Bossi a Salvini, passando per Maroni la Lega Nord fa sempre lo stesso gioco, si mette a novanta gradi pur di trovare qualche posto sicuro sparso tra Roma e la penisola. Ora, col nuovo vento del Nodde di matrice salviniana, anche Renzi è diventato un alleato plausibile: “La Lega non chiude a priori a un possibile appoggio a un governo guidato da Matteo Renzi. Vogliamo chiedergli cosa vuol fare, non diciamo no a priori”, ha detto il segretario federale del Carroccio conversando con i cronisti. “Dica – ha ribadito – se vuole esentare gli alluvionati dalle tasse, se vuole cancellare la riforma Fornero, se vuole ridiscutere l’euro e l’Europa. Se ci stupisse con risposte concrete noi non siamo pagati per dire no a priori. Se saranno solo chiacchiere gli faremo la guerra in Parlamento”.

Mamma mia quanto abbaiare! Conclude il Salvini: “Ad oggi siamo soli, liberi, forti e senza legami con nessuno”. Lo diceva anche Maroni quando lanciò la sua candidatura alla Regione Lombardia. Alla fine, però, c’è sempre una catena di comando che va rispettata… Eccheminchia!

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