CONTRO GLI INDIPENDENTISTI, MADRID IMPONE IL CASTIGLIANO A SCUOLA

di STEFANO MAGNI

Con gli indipendentisti catalani che dominano il parlamento di Barcellona, il governo spagnolo sta “correndo ai ripari”. Non manda i carri armati (ma qualcuno lo ha già minacciato), però mette mano all’istruzione pubblica, con una nuova legge. La Lomca, acronimo spagnolo per “Legge per il miglioramento della qualità educativa”, intende, prima di tutto, salvaguardare il castigliano. Anche a scapito del catalano. Il ministro dell’Istruzione del governo Rajoy, José Ignacio Wert, ha accettato alcuni emendamenti al testo originale. Oggi, però, presentando la nuova versione della riforma, ha ancora incontrato la ferma opposizione di Irene Rigau, la consigliera catalana per l’istruzione. Oltre al “no”, già annunciato precedentemente, di Marian Ozcariz, la vice-consigliera basca. Il nuovo testo della riforma dell’istruzione prevede, infatti, non ben specificate “proporzioni ragionevoli” fra gli orari di insegnamento delle lingue ufficiali. Di fatto, viene privilegiato il solo castigliano. La nuova legge, secondo fonti del quotidiano “El Pais”, prevede il suo insegnamento a tutti i livelli d’istruzione. Ogni famiglia, nelle comunità autonome, deve garantire l’accesso al castigliano per i propri figli. Quando non sia rispettata la “proporzione ragionevole” degli orari di insegnamento, il governo locale dovrà pagare ai figli la retta di una scuola privata che la rispetti. A spese dei contribuenti delle comunità locali, ovviamente.

Per Irene Rigau, tutto questo è “ingerenza” e viola i principi fondamentali dello Statuto Catalano, oltre a porre fine “a un sistema educativo che ha funzionato per 30 anni”. La Rigau, offesa, ha abbandonato la trattativa con il governo di Madrid e si è rifiutata di farsi fotografare di fronte ai simboli del Ministero dell’Istruzione spagnolo (“altrimenti sembra che abbia accettato compromessi su un testo del genere”). Se dovesse passare la Lomca, così come è adesso, la consigliera catalana ha già annunciato che Barcellona farà ricorso alla Corte Costituzionale. La vice-consigliera Marian Ozcariz, dal canto suo, ha dichiarato, prima ancora della riunione, che i Paesi Baschi stiano già studiano un ricorso di incostituzionalità della riforma, per “invasione di competenza”. La Ozcariz, tra l’altro, ha dichiarato che, fino a venerdì scorso, la bozza in discussione fosse completamente diversa. “Non passava queste linee rosse”, stando alla vice-consigliera.

Di sicuro siamo ancora lontani dalle ingerenze di Pechino negli affari delle minoranze linguistiche ed etniche. In Spagna, per ora, nessuno ha in mente di ridurre ai minimi termini la lingua locale e introdurre manuali di educazione patriottica, come la Cina sta facendo in Tibet. Ma è importante non passare certe “linee rosse”. In Spagna lo Stato centrale inizia a passarle, queste linee, perché inizia a mettere il naso nelle “proporzioni” fra orari di insegnamento delle lingue e pretende che siano i contribuenti a pagare per i corsi dell’idioma del governo centrale, anche quando è insegnato in istituti privati. Se riesce nel suo intento, sarà più facile, per il governo Rajoy, passare a misure ancora più invasive.

Si tratta di reazioni tipiche di governi che si sentono in crisi di legittimità. E che temono che, qualcosa, inizi a cedere. Per Madrid è certamente una paura fondata, considerando che i due maggiori partiti catalani, CiU ed Erc, stanno iniziando un negoziato per un’eventuale governo di grande coalizione. E che entrambi sono favorevoli all’indipendenza dalla Spagna.

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