Catalogna: il manganello dell’Europa passa per Madrid

2017-10-01-PHOTO-00000134
di STEFANIA PIAZZO – Repressione. Le immagini che hanno fatto il giro del mondo sono nitide. Sangue, violenza, squadrismo. Ci manca il gulag e poi il comunismo-fascismo spagnolo sarebbe perfetto. L’irruzione armata della polizia nei seggi catalani per impedire l’esercizio del diritto di voto passa in silenzio nelle istituzioni europee e nazionali. Un boato senza rumore, vergognoso. Per il prefetto della Catalogna, il diritto all’autodeterminazione è una farsa. I popoli non hanno diritto di cambiare la storia, i governi, le costituzioni.

Dice bene il governatore catalano.  “E’ evidente un uso ingiustificato e irresponsabile della violenza da parte dello Stato spagnolo”. “Di fronte a questa violenza ingiustificata, alle pallottole di gomma, ai corpi di poliza mandati contro gente che difendeva le urne, la risposta e’ schede e seggi aperti”, ha aggiunto. Lo “stato spagnolo ha perso ancora piu’ di quello che aveva perso fino a ora – ha continuato – e i cittadini di Catalogna abbiamo guadagnato piu’ di quello che avevamo conqueistato”.

Un governo che non accetta la lezione democratica del popolo in piazza non è degno di governare. Inaccettabile è il vuoto dell’Europa davanti ai manganelli, all’esercizio violento della polizia.

Gli stati nascono e muoiono, le costituzioni si cambiano, ma solo quando lo decidono i gruppi di potere che non sono sovrani. Quello che va in scena in Catalagna non è solo Madrid ma soprattutto il concetto di violentemente corretto per l’Europa, concetto che si esplica in altri spazi della dittatura democratica della Ue. Dai trattati a Schengen, alle decisioni per nulla sovrane imposte dall’alto senza possibilità di replica.

D’altra parte, l’Europa dei burocrati, di un pensiero unico che si manifesta in tutte le direttive, è quella che meglio esprime la Madrid dei manganelli sul popolo. Con le buone o soprattutto con le cattive.

 

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