Catalogna contro Spagna, il fallimento dell’Europa

catalognadi MARCELLO CAROTI – Che senso ha l’indipendentismo catalano che sta scuotendo la Spagna? Per quale motivo è nata questa crisi che rischia di produrre una frattura dalle conseguenze imprevedibili? Ufficialmente sembrerebbe chiaro: una buona parte dei catalani vuole uno stato repubblicano indipendente dalla Spagna. Ma se esaminiamo la questione più a fondo vedremo che la situazione non è così chiara. Oggi la maggior parte delle leggi e regolamenti prodotti dagli stati europei sono originate a Bruxelles, non nei parlamenti dei singoli stati. Che senso ha provocare una frattura così drammatica per restare poi, assieme alla Spagna, in questa Unione Sovietica Europea?

Oggi i catalani mandano i propri parlamentari a Madrid e possono produrre le leggi che li governano solamente in proporzione al loro potere nel parlamento spagnolo, ma se la Catalogna si stacca dalla Spagna potranno scriversele da soli le loro leggi. Il punto sul quale si deve riflettere è che queste leggi sono ben poche perché già oggi la maggior parte di queste leggi sono decise dalla UE ove la partecipazione popolare tramite istituzioni democratiche è pressoché inesistente, tanto per la Spagna quanto per la Catalogna. Inoltre molte altre competenze sono già state devolute dalla Spagna alla Catalogna per cui alla fine il guadagno sarebbe molto scarso. Ma la cosa che dovrebbe far riflettere è che senso ha provocare un trauma così importante e allo stesso tempo insistere con la UE per avere il nuovo stato catalano inserito nell’Unione? Che senso ha staccarsi dalla Spagna e insistere per restare in una unione che consente alla Catalogna una autonomia di gran lunga inferiore a quella consentita dalla Spagna? E’ vero che il residuo fiscale Catalano è un importo rilevante (il residuo fiscale è l’ammontare delle tasse pagate in Catalogna al governo spagnolo che non ritornano in Catalogna).

Ma se consideriamo che una Catalogna indipendente dovrà pagarsi tutte le spese ora sostenute dal governo centrale (difesa, politica estera, ecc.) di questo residuo ben poco potrà essere speso in Catalogna per il popolo catalano (ben diversa è la situazione di Lombardia o Veneto che hanno un residuo enorme e quindi un evidente interesse a separarsi). Allora perché spingersi verso una crisi così drammatica? Temo che la risposta la si possa dare solamente se si prende in considerazione il nazionalismo (catalano e spagnolo), questo tumore maligno che ossessiona la psiche degli europei e li trascina alla follia assieme al suo compagno socialismo. Infatti, la posta in gioco è estremamente inferiore al trauma che tutta la Spagna dovrà affrontare e questo lo si può spiegare solamente col nazionalismo, una motivazione totalmente irrazionale. Noi dobbiamo distinguere tra il nazionalismo, il culto della patria, che non è necessariamente legato alla reale esistenza di quel popolo, e l’attaccamento alle proprie radici e cultura che sono la vera essenza di un popolo.

Il popolo catalano ha una diversità di fondo rispetto agli altri popoli spagnoli che è radicata in tanti anni di storia e questo è sicuramente un elemento importante per desiderare l’indipendenza, infatti si deve prendere atto che la questione della identità catalana non è tutta irrazionale ma basata su una realtà storica plurisecolare che i catalani rivendicano con buon diritto. Dobbiamo però anche considerare che frammentare in questo modo un paese con motivazioni nazionaliste può essere molto dannoso e può portare verso un’altra follia. Oggi tutta la Spagna è in un vicolo cieco. La Catalogna pretende aver vinto il referendum e intende dichiarare l’indipendenza. Come può farlo? Obbligherà tutti gli enti dello stato spagnolo presenti in Catalogna a giurare obbedienza alla Catalogna? Se si rifiutano, li licenzia? Obbliga gli enti che riscuotono le tasse per lo stato spagnolo a girare le loro entrate alla Catalogna? Se si rifiutano? La magistratura spagnola che opera in Catalogna, cosa farà? Come potrà reagire lo stato spagnolo? Manderà i carri armati nelle Ramblas?

I pezzi grossi di Bruxelles esortano al dialogo per un compromesso diplomatico, ma che compromesso si può trovare in una questione così irrazionale? Come si può vedere la situazione non è affatto chiara e ben definita come si potrebbe pensare nell’assistere allo scontro tra le due parti. Siamo in una situazione ove si rischia una tragedia e gli eurocrati sanno solamente ripetere come un disco rotto che è un affare interno spagnolo che non riguarda l’Unione Europea. Questo non è vero e noi ora vogliamo dimostrarlo. Questo episodio della secessione catalana evidenzia chiaramente l’incapacità dell’Europa (tutta) di realizzare il progetto della sua unificazione. Il problema fondamentale è dato dalla assoluta ostilità degli europei (tutti) verso il federalismo. Se osserviamo tutti gli episodi di indipendentismo e di secessione che sono presenti nel continente, mai in nessun caso è stata proposta dalle parti in causa la realizzazione di una struttura confederale che potesse contenere le due opposte tensioni dell’autonomia e della integrazione. In tutti i casi che si sono verificati, lo stato centrale ha preferito affrontare una secessione piuttosto che proporre una struttura confederata. Lo stesso hanno fatto i movimenti secessionisti. Preferiscono affrontare una rivolta e una guerra civile piuttosto che adattarsi in una confederazione.

Oggi tutti i movimenti europei secessionisti, indipendentisti, anti Unione, anti Euro, non propongono alcuna alternativa a questa Unione Sovietica Europea; ci sono solo chiacchiere su una Europa dei Popoli che dovrebbe essere l’alternativa alla Europa delle Banche. Come sarebbe fatta questa nuova Europa nessuno lo sa, loro non hanno la più pallida idea di quale alternativa proporre. Contemporaneamente gli eurocrati continuano la loro marcia inesorabile verso una unione sempre più accentratrice e mancante di un vero consenso popolare. Il peccato originale di tutto questo è dato dalla Unione Europea che non ha mai neanche proposto o affrontato l’ipotesi di una confederazione europea. Mai è stato proposto agli europei un progetto concreto e realistico di confederazione. Anzi, al contrario, dopo l’assurdità di Maastricht oggi gli eurocrati pretendono di venderci come federalismo una struttura europea super centralizzata e antidemocratica.

Queste proposte vergognose e offensive degli eurocrati hanno inevitabilmente avvelenato il dibattito distorcendo i problemi e dando all’opinione pubblica una idea negativa e falsa del federalismo. In vero, non hanno fatto molta fatica perché la mente degli europei è assolutamente ostile a questa che, oltre a essere una teoria politica, è un’atteggiamento mentale. Se l’Europa si fosse data una struttura confederale tutte le tensioni indipendentiste potrebbero essere risolte all’interno di questa struttura. Inoltre, nella prospettiva di un allentarsi della presa degli stati centrali costituitisi nell’800, la confederazione europea potrebbe accelerare la loro dissoluzione realizzando nel tempo una confederazione di popoli europei. Oggi purtroppo l’irrazionalità è la padrona del campo e sembra non incontri alcun ostacolo.

A cosa serve ai catalani avere una frontiera in più da attraversare? Avrebbero uno stato loro che li rappresenta pienamente, un elemento da non trascurare, ma avranno la stessa moneta degli spagnoli, le stesse barriere doganali, gli stessi regolamenti europei e via discorrendo. Forse avrebbero un poco meno tasse, ma proprio poco. Il problema è che all’interno di questa unione sovietica non è possibile dare voce ai singoli popoli e questo provoca un aumento delle tensioni indipendentiste che si scontrano con gli stati centrali che dominano a Bruxelles. Così si vede come questa Unione Europea sia il problema fondamentale che esaspera i contrasti anziché risolverli. Il silenzio che viene da Bruxelles è deprimente; ai catalani e spagnoli che chiedono un intervento è stato risposto col silenzio. Del resto, cosa possono dire su questo argomento gli eurocrati? Possono solamente tenere la bocca chiusa e sperare che in qualche modo la crisi si risolva da sola. Ma questo non avverrà.

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