Catalogna, che governo arriverà?

Candidato premier del partito più votato, il socialista Salvador Illa tenta di spaccare il fronte indipendentista in CATALOGNA. “C’è una maggioranza progressista in CATALOGNA”, ha detto oggi in diversi interventi alla radio, annunciando che parlerà con tutti i partiti, esclusa l’estrema destra di Vox. Il suo obiettivo, spiega è un governo di cambiamento, perchè un governo indipendentista “c’è stato e non ha funzionato”. Il discorso di Illa è rivolto in primo luogo all’Erc, il partito degli indipendentisti di sinistra, seconda formazione nel nuovo parlamento di Barcellona. Ma è molto difficile che la sua offerta venga raccolta. Anche perchè Illa chiede di accantonare l’obiettivo della secessione. “Se l’orizzonte dell’Erc è l’indipendenza, è un cammino non percorribile, perché la CATALOGNA vuole tornare ai veri problemi, con i piedi per terra, cosciente delle vere preoccupazioni dei cittadini”, dichiara Illa, aggiungendo che amnistia e autodeterminazioni “sono obiettivi irrealizzabili che porteranno altra frustrazione”. Mentre invece è “l’ora del realismo” e bisogna occuparsi di temi come la sanità. Ma dal carcere dove è rinchiuso, il leader dell’Erc Oriol Junqueras chiude la porta al partito socialista catalano (Psc). “E’ impossibile un governo con il Psc, siamo antagonisti”, ha detto all’emittente locale Tv3, insistendo che è possibile l’accordo solo con chi sostiene “autodeterminazione a amnistia”.

Il presidente ad interim del governo catalano Pere Aragones (Erc) ha già detto che vuole un esecutivo ampio con gli alleati secessionisti di JXCat, il partito anti capitalista indipendentista Cup, ma anche En Comu Podem, versione catalana di Podemos, che non chiede la secessione ma è aperta ad un referendum. JxCat, il partito dell’esiliato Carles Puidgemont, appare invece scettico su Comù. Con il voto di domenica gli indipendentisti hanno aumentato il numero dei loro deputati. Erc (33 seggi), JxCat (32) e Cup (9) superano la maggioranza dei 68 seggi nel parlamento di Barcellona. Una maggioranza alternativa Pdc (33), Erc (33) e Comù (8) è numericamente possibile, ma sembra al momento molto difficile. Malgrado le conseguenze sanitarie, economiche e sociali della pandemia, al centro della politica catalana rimane quindi sempre il solco fra unionisti e secessionisti. L’avanzata indipendentista in parlamento potrebbe però non riflettere il paese reale. Il voto è stato segnato da una forte astensione e il sistema elettorale premia le circoscrizioni rurali, meno abitate e più nazionaliste. Se si ragiona in termini di numero voti, fa notare El Pais, meno di un terzo dei votanti ha scelto un partito secessionista. Oggi i tre partiti secessionisti raggiungono 74 seggi, contro i 70 del parlamento uscente. Ma nel 2017 avevano ottenuto 2.078.000 suffragi e quest’anno solo 1,3 milioni.

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