Caso Cancellieri, paradigma di un paese putrido

del DIRETTORE

L’Italia è proprio il paese dove si dà l’impressione che tutto cambi affinché nulla cambi. E affinché i cittadini allocchi – solo pecore da tosare e oche da spennare – vengano presi sempre per il naso, per non dire di peggio… Ne è l’ennesima riprova il caso della ministra Cancellieri, che salva il suo posto nel governo, nonostante abbia tenuto comportamenti sconvenienti, anche se non penalmente perseguibili. In qualsiasi altro Paese decente del mondo civile, un ministro di Giustizia che fosse incappato in un incidente del genere, sarebbe stato accomodato alla porta da suo stesso premier, anche se fosse stato palese che nessun vantaggio specifico era stato determinato per la signora Ligresti. Nella cloaca maxima stivalesca, invece, andiamo avanti da settimane in una discussione stucchevole, grazie al quale i padroni del vapore buttano in pasto al popolo bue parecchio fumo perché non si renda conto dell’inculata che gli sta confezionando su altri fronti, inchiappettata che quando sarà evidente, sarà anche troppo tardi per evitarla.

E si badi bene, la regia di tutta questa vicenda, così come quella del governo, sta nelle mani di un signore ultraottuagenario che solo qualche mese fa gli esponenti di quasi tutti i partiti hanno pregato in ginocchio che accettasse l’incombenza di assumere un nuovo mandata da presidente della Repubblica.

L’Italia è un paese marcio, putrido, dove tutto rischia di crollare se solo si tocca una casella. Ma alla gente, complici anche i giornali e le tv, fanno credere che sia sulla strada della riabilitazione. E il segretario dell’unico partito almeno nominalmente indipendentista (sic!) che fa, anziché innalzare le barricate (che non ha più!)? Si propone di fare da ufficiale di collegamento fra Alfano e Berlusconi. Complimenti allo statista…

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