Caso Calabria – Rizzi, randagismo emergenza nazionale. I politici si riempiono la bocca di parole. La verità? Se ne strafottono

di Monica Rizzi – L’ultimo fatto di cronaca in Calabria, una giovane ventenne morta sbranata da cani vaganti in una pineta in provincia di Catanzaro, è la fotografia reale di questo paese. La stragrande maggioranza dei politici degli animali e del loro benessere se ne strafottono. Se ne strafottono di sapere cosa accade dentro tanti canili, se ne strafottono di verificare gli appalti dei canili, di verificare quanto lontano sono rispetto al luogo di accalappiamento… Dove sono le ispezioni? Quante ne vengono fatte? I sindaci piangono miseria ma non si spremono le meningi per pianificare con le associazioni le sterilizzazioni a tappeto, i bocconi avvelenati (un reato da galera) sono sopportati e non si fa nulla per fermare la carneficina…. E via discorrendo.

La Calabria, ma possiamo aggiungere nel club dell’efficienza che rasenta lo spirito svizzero, la Campania, la Sicilia, il Molise… e via parlando, ha una sanità colabrodo, commissariata per infiltrazioni. Che ci si aspetta? Ma che fa lo Stato, il ministero della Salute, quello dell’Interno a ruota, per riportare la civiltà? Cosa fa la veterinaria pubblica sul territorio? Cosa fanno gli ordini professionali per gridare vendetta e mobilitare l’opinione pubblica e le coscienze?

Quando ho avuto l’onere e l’onore di essere assessore regionale nell’ultima giunta Formigoni, la Lombardia si dotò della prima legge contro il randagismo, fissando regole sul benessere e disponendo fondi per le strutture che devono essere solo di passaggio. Ne vado orgogliosa. Ci furono in seguito tentativi per ribaltare questi principi. Appalti lontano dai luoghi di accalappiamento, fondi dirottati altrove…

Ma il punto è soprattutto questo. La civiltà. Il rispetto del benessere animale è civiltà. Dove gli animali sono rispettati c’è a monte una sanità che funziona o che, almeno, si sforza di funzionare.

Il ministero della Salute riporta che Calabria e Sicilia manco hanno presentato i dati sul randagismo. Ma lo stesso ministero non rendiconta neppure la sua attività ispettiva. Andiamo bene.

Oggi è il volontariato che manda avanti “la baracca”. I veterinari coraggiosi sono pochi e isolati. Le associazioni sono il baluardo della civiltà al Nord come al Sud, senza di loro sarebbe una strage continua e il randagismo sarebbe ancora di più un’emergenza nell’emergenza.

La politica ancora non ha abbassato l’Iva sulle prestazioni veterinarie, sul cibo per animali. Iva da beni di lusso. L’inciviltà insiste e persiste.

Nella terra in cui vivo, i corsi per il patentino sono spariti. Introdotti dall’ordinanza ministeriale sull’incolumità pubblica nel 2009 e successive proroghe, ancora oggi sono un fantasma. I Comuni che li propongono sono un’araba fenice. Nei programmi amministrativi elettorali, il benessere animale è assente, e se c’è è di facciata. Le aree di sgambamento sono una rarità. Gli animali si tollerano, mentre sono un  anello fondamentale del welfare.

Si tollera che i cani di razza vengano venduti senza il pedegree che ne attesta le origini e l’identità. Il commercio di cani dall’est prosegue indisturbato. Negozi o presunti allevamenti, vendono sapendo di restare impuniti, cani privi di certificazione pur sapendo la loro provenienza.

Che ci stanno a fare le asl, le ats, la finanza, i carabinieri forestali? I sindaci? Le associazioni di commercianti?

E’ così impossibile e difficile andare a fondo e rendere giustizia a chi non ha voce? A chi è opera del Creato tanto e quanto noi.

Credo che Grande Nord possa dire a voce alta di essere il primo e solo partito ad aver inserito nel proprio statuto di essere un movimento pet friendly. I nostri amministratori sanno che questa responsabilità viene posta in cima alle priorità di un buon governo locale, di una civile convivenza, nel rispetto della legge. Noi non ci voltiamo dall’altra parte.

Monica Rizzi – Responsabile organizzativo nazionale Grande Nord

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