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Caro Reguzzoni, io sto con Magdi Allam e non con i tagliatori di gole

di DANIELE VITTORIO COMEROmagdi_allam

L’articolo di Giuseppe Reguzzoni sulla vicenda di Magdi Cristiano Allam, anche se infarcito di dotte considerazioni teologiche, come si compete al traduttore di scritti di Papa Ratzinger, lo dico subito, non mi è piaciuto. Anzi, a me pare che Giuseppe Reguzzoni abbia scambiato un granchio per un gatto.
L’argomento è delicato, per cui è meglio riassumere i principali passaggi del caso Allam per quei lettori che, distratti dalle ferie di agosto, si fossero persi questa brutta vicenda emersa ai primi di agosto, nel periodo clou della grande riforma costituzionale e delle doppie fiducie carpiate al governo su decreti legge omnibus. Nel trambusto della politica romana è risuonata flebile la campana dell’ammiraglia dei giornalisti per diramare la notizia del deferimento di Magdi Allam al tribunale disciplinare dell’Ordine, per delle cose che lui ha scritto tre anni fa.
Quindi destinato ad essere giudicato da dei giornalisti titolati a fare i giudici delle idee di altri giornalisti. Titolo acquisito tramite regolari elezioni tra gli iscritti, non per capacità specifica, con elezioni di primo grado nelle varie regioni, confluiti poi a Roma dove in elezioni di secondo grado sono stati elevati allo scranno di giudice. L’organo tecnicamente si chiama consiglio nazionale di disciplina, eletto all’interno del consiglio nazionale, ed è presieduto da Felappi, novantunenne giornalista lombardo, espressione di una “fazione”, differente ma sodale, da quella che esprime il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino.
Ora, si sa che la giustizia è una dea bendata, ma gli esecutori ci vedono benissimo. Sarà forse per questo che sono riusciti ad inquadrare nel mirino Magdi Allam, che dalle europee di maggio se ne stava rintanato per riprendersi dalla mancata elezione al parlamento europeo. Primo passo è quello di vedere che cosa dice il sito ufficiale dell’Ordine nazionale dei giornalisti (http://www.odg.it/content/il-caso-allam-s%C3%AC-non-ne-vale-la-pena), che con un comunicato del 29 agosto dal titolo non proprio neutrale “Il “Caso Allam”. Sì, Non ne vale la Pena”, precisa:
“…Capita poi che un organismo autonomo dell’Ordine, il Consiglio di disciplina nazionale (previsto dalla legge per il nostro e tutti gli Ordini professionali), dichiari “non manifestamente infondate” le doglianze di una associazione “Media&diritto” per quanto scritto da Magdi Cristiano Allam, giornalista ma anche politico sia pure con un consenso dello zero-qualcosa-per-cento e si scatena il putiferio.
Non si tratta di una condanna ma di una richiesta di spiegazioni al diretto interessato al quale sono state correttamente fornite garanzie ben più ampie di quelle minime previste dalla legge.
Nonostante questo, c’è chi ipotizza un attentato alla libertà di manifestare il pensiero…”

Non c’è bisogno di alcun commento, è un testo inquietante. Un parere competente (http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15404) è quello di Franco Abruzzo, un giornalista scafato nel mondo dell’Ordine giornalistico per essere stato per vent’anni presidente dell’ODG della Lombardia, che scrive:
“…è assodato che il giornalista sia stato assolto in primo grado. Il diritto di proporre ricorso spetta solo al P.G. di Roma, ma non a chi (Il legale dell’Ucoii-Unione delle comunità islamiche d’Italia) ha presentato l’esposto contro lo stesso Allam. E’ un passaggio/cardine consacrato in un comunicato solenne (1 aprile 2014) dell’Ordine nazionale (il testo è in coda). Il nuovo regolamento dei procedimenti di disciplina fa “venir meno la possibilità in capo all’esponente di proporre ricorso contro la delibera di archiviazione ovvero di proscioglimento del giornalista adottata dal Consiglio di disciplina territoriale”. Bisogna chiarìre questo punto che potrebbe nascondere un abnorne errore del Consiglio nazionale di disciplina. Se i fatti sono questi, il “caso Allam” non esiste, anzi è una bufala che discredita l’Ordine. Chi si scuserà con Allam? Iacopino o Felappi? E’ ancora utile un Ordine che incorre in errori madornali?

Poteva mancare la voce autorevole del presidente dell’Ordine Enzo Iacopino? No di certo. Infatti, si tuffa nella mischia con una letterina al direttore de Il Giornale Sallusti, dove scrive Allam, che ha reso pubblica la notizia del deferimento:
“…Se non si trattasse di Allam mi verrebbe il sospetto che questa vicenda vien cavalcata per riaccendere l’attenzione su un impegno personale e politico. Ma le cose non stanno esattamente come si afferma, pur citando correttamente i passaggi di un capo di incolpazione.
Non so, essendo estraneo all’organismo, come finirà. Ma so che ad Allam sono state accordate, doverosamente, tutte le opportunità di acquisire i documenti, contenuti nel fascicolo, che riterrà utili. Di più: ha eccepito che i termini di 30 giorni non gli erano sufficienti e gli uffici, mi assicurano, gli hanno formalizzato un prolungamento che, mi riferiscono, è stato di sua soddisfazione.
Ma si tende a trasmettere una informazione distorta. Allam non è stato processato. Ci si è limitati a ritenere «non manifestamente infondato» un esposto presentato da una associazione, «Media e diritto», che si duole per alcune affermazioni contenute suoi articoli.

Gli risponde secco Alessandro Sallusti sulla carta stampata e sul suo sito web, dove si legge:
“…quando ad allungare le mani sono colleghi od organi che sia pure autonomi riconducibili all’Ordine dei giornalisti, allora mi preoccupo. Mi piacerebbe che l’Ordine, e tutto ciò che ruota attorno ad esso, si battesse sempre e comunque per la libertà di pensiero ed espressione, di chiunque. Perché è questo, per stare in tema, che distingue la nostra società da quella islamica, il più delle volte fondata sulla sharia. A quei signori che hanno fatto l’esposto bastava spiegare questa semplice verità non trattabile: ci spiace, ma da noi si è liberi di pensare, dire e scrivere, ciò che si crede, per eventuali reati rivolgersi alla magistratura ordinaria.”

Sul sito del Giornale.it si aggiungono vari commenti critici, interessante questo di Mario:
“caro Iacopino, hai aggravato la tua posizione; stai rendendo ancora più stomachevole la vicenda poichè sul tema della libertà di espressione Magdi Allam non doveva essere neppure molestato. ora ci manca che l’Ordine dei giornalisti possa dare la sensazione (che neppure in astratto deve dare) di fare il gioco dei taglia teste. siamo presi di mira da criminali e tu mi vieni a parlare che a Magdi gli verrà assicurata la possibilità di difendersi. ci mancava questa; che non potesse neppure difendersi! tu da presidente non dovevi esporti al ridicolo chiarendo che per l’Ordine non ci sono intoccabili; a parte che non è così perchè perfino le pietre si metterebbero a ridere se sentissero certe affermazioni…
La vicenda dovrà certamente impegnare la magistratura ma con voi tutti imputati; per calunnia nei confronti di Magdi, per molestie e per abuso di potere. che lo esercitate per imbavagliare intimorendo tutti i giornalisti liberi e non per liberare la libertà di pensiero di matrice Occidentale ed europea più che mai minacciata da chi questa libertà la vuole distruggere con le maniere più efferate, ma anche con la complicità di chi questo pericolo non lo avverte.”

Ho riportato quest’ultimo parere per l’ottima capacità di sintesi. Il punto è proprio quello della libertà, della libertà di pensiero, una conquista molto recente che va ancora difesa, giorno per giorno. Mi spiace che Reguzzoni nel suo articolo abbia perso il filo degli avvenimenti, scambiando scelte strettamente personali, come il battesimo, con le drammatiche vicende politiche e sociali che ci troviamo a fronteggiare oggi con una casta politica assolutamente impreparata.
L’unica colpa di Magdi Cristiano Allam è quella di essere una persona libera, veramente preparata a ragionare e discutere di islamismo, perché l’ha studiato sul campo, l’ha conosciuto e vissuto in prima persona in Egitto e in molti paesi arabi. Per questo motivo abbiamo da imparare da Lui molte cose, utilizzando l’umiltà della ragione, che ci consiglia di diffidare dei taglia lingue e dei tagliagole, con o senza la stola.

Info

http://danielevittoriocomero.blogspot.it/

 

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2 Comments

  1. Magdi si sente il nuovo Messia a cavallo fra le Filosofie Islamiste e quelle Cristianucce per conquistare un posto al sole.
    Di grandi parlatori l’Italia é piena zeppa, ma la sostanza é fottere il prossimo.
    Anthony Ceresa.

  2. Anche io mi sento portato a difendere Magdi Allam contro l’attacco a lui portato dall’Ordine dei giornalisti perché bisogna essere assolutamente ottusi per non comprendere (ordine dei giornalisti) il pericolo di cui è portatore l’Islam. Poche chiacchiere!!! Nel Corano in circa 26 versetti si incita alla guerra santa ovvero all’intolleranza ed alla violenza verso chi non crede nella vera fede propagandata dal sig. Maometto. Come cristiano un po’ agnostico mi permetto di osservare che non mi risulta che analoghe istigazioni all’intolleranza ed alla guerra santa siano presenti nei Vangeli. Meglio farebbe l’Ordine dei Giornalisti a farsi promotore affinché la magistratura italiota si attivi contro chi diffonde, con scritti (corano) e parole, intolleranza, violenza e razzismo religioso. Per cosette similari il Main Kampf di Hitler venne messo fuori legge.
    Ciò che invece mi fa dissentire totalmente da Magdi Allam è il suo essere sostanzialmente orgoglioso di “sentirsi italiano” perché qui dimostra di conoscere piuttosto male la storia di questo disgraziato stato marcio fino dalle sue origini.

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