Capolavoro Italia: per salvare i due marò fa andare in galera l’ambasciatore

di REDAZIONE

L’ambasciatore italiano a New Delhi, Daniele Mancini, non ha titolo all’immunita’ diplomatica: lo ha sentenziato la Corte Suprema indiana, che giovedi’ scorso aveva gia’ ordinato al massimo rappresentante dell’Italia di non lasciare il Paese dopo la decisione del governo di Roma di non far rientrare in India i due maro’, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati dell’omicidio di altrettanti pescatori, e il cui permesso speciale scadra’ comunque solo il 22 marzo. “Una persona che si presenta in aula e formula una promessa del genere”, ha dichiarato il presidente della Corte, Altamas Kabir, “non gode di alcuna immunita’”. Mancini, che non era presente in aula, si era impegnato per il ritorno a tempo debito nel Paese asiatico di Girone e Latorre.

E’ dunque battaglia sulla immunita’ del diplomatico che, a dire di un autorevole legale, potrebbe ”teoricamente” essere arrestato. Data la delicatezza della questione, le due Cancellerie non hanno rilasciato dichiarazioni, per cui non si e’ avuta conferma di quelle discussioni rivelate ieri dall’Alto Rappresentante della politica estera comunitaria Catherine Ashton con una possibile mediazione da parte europea.

In assenza di autorevoli ed esplicite prese di posizione, sono i media a New Delhi a riscaldare il clima del previsto scontro in tribunale con indiscrezioni impossibili da verificare. Pare certo, anche perche’ la stessa Corte non lo ha ritenuto indispensabile, che non sara’ in aula l’ambasciatore italiano, che ha firmato a nome del governo la dichiarazione giurata con l’impegno a far rientrare i maro’. Non e’ chiaro invece se la Farnesina presentera’ o meno domani, come richiesto da Kabir, una memoria difensiva. Secondo l’emittente Ndtv, l’Italia si accingerebbe a chiedere ”piu’ tempo” per adempiere all’atto, forse per cercare di sfruttare a pieno sul piano diplomatico i 4-5 giorni che restano prima della fine del permesso concesso a Latorre e Girone. Intanto c’e’ da registrare che, furioso per non essere stato trattato, a suo dire, con rispetto da Roma, l’avvocato Harish Salve, dopo aver rinunciato all’incarico di difensore dei maro’, ha moltiplicato le interviste critiche sulla scelta del governo italiano. Giungendo perfino, nell’ultima, a sostenere che ”teoricamente” i giudici del massimo tribunale indiano possono arrivare a ordinare l’arresto di Mancini. Ipotesi che al momento, interpellato dall’ANSA a Bruxelles, il portavoce della Ashton ha preferito non commentare: ”Vediamo quali saranno gli sviluppi di domani”, si e’ limitato a dire Michael Mann. Sul piano pratico, ha comunque precisato l’avvocato indiano, ”dipende da come i giudici vorranno regolarsi con lui. Ma possono, se vogliono, mandarlo in carcere” perche’ il diplomatico si sarebbe sottratto alla protezione dell’immunita’ diplomatica accettando di entrare in un processo regolato dalla giurisprudenza indiana.

Si e’ appreso che l’India ha intenzione di invocare a sostegno di questa tesi l’art. 32 della Convenzione di Vienna che prevede casi di sospensione dell’immunita’ diplomatica, per limitare il contenuto dell’art. 29 che sostiene che ”la persona dell’agente diplomatico e’ inviolabile” e che egli ”non puo’ essere sottoposto ad alcuna forma di arresto o di detenzione”. C’e’ infine da registrare che la tv Times Now ha detto oggi di aver conosciuto un piano in quattro punti dei legali di parte italiana. Il primo di essi propone la ”assoluta inviolabilita’ dell’immunità diplomatica” dell’ambasciatore Mancini, tesi che sara’ sostenuta con ”numerosi precedenti inequivocabili”. I legali sottolineeranno poi che ”nessuno ha gli strumenti per procedere contro un ambasciatore” e che Mancini nella vicenda ”non ha responsabilita’ personale” perche’ ”e’ stato il firmatario della garanzia solo in quanto rappresentante del governo italiano in India”. Per cui, quarto ed ultimo punto, la difesa sosterra’ che ”la questione puo’ essere risolta unicamente con un dialogo fra i governi”.


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