di Giovanni Robusti – C’è una nuova proposta della Commissione UE per il bilancio 2028-2034, Vediamo i nodi che stanno determinando diverse prese di posizione. Che non sono spesso quelli sbandierati nei comunicati stampa.
Si lamenta, per spaventare, che una riduzione del 20% del finanziamento agricolo possa ridurre la quantità del cibo, degli alimenti. Mi permetterei di dissentire. Prendiamo il cibo prediletto dagli italici: la pasta. L’Italia produce 3,7 (2023) milioni di tonnellate di grano duro e ne importa 3,1 milioni di tonnellate. Ma anche le bistecche: importiamo il 45% della carne bovina e il 35% carne suina. Quindi sostenere che pagando meno gli agricoltori non ci sarà cibo sugli scaffali è quantomeno … curioso.
Si paventa una riduzione delle aziende agricole. Cosa vera. Ma si dimentica che la terra non resta incolta. Una riduzione delle imprese è fisiologica con l’evoluzione agricola. Nel 7° censimento generale Istat si evidenzia una significativa riduzione delle aziende agricole con un dimezzamento rispetto al 2000. Ma non è calata la produzione. Basti vedere il caso del latte: dal 2010 al 2020 il numero delle aziende e diminuito del 37,8 % mantenendo stabile il numero dei capi.
La produzione di latte attualmente si aggira a quasi 13 milioni di tonnellate. Chi ha capelli grigi ricorderà le battaglie delle quote latte, finite il 1 aprile 2015. Ebbene, all’epoca si gridava che le quote garantivano reddito e produzione. Che dopo sarebbe stato un disastro. All’epoca delle proteste si faceva una battaglia su una quota nazionale di poco superiore ai 10 milioni di tonnellate (oggi se ne producono, senza quote 13 tonnellate) con un prezzo del latte praticamente raddoppiato. Se la vista prospettica di chi all’epoca si sbracciava contro gli allevatori che avevano inteso protestare è la stessa di chi oggi è contro le riforme della UE, trattandosi degli stessi soggetti, stiamo freschi.
Poi ci sono le cose che non si dicono, anzi si nascondono, e che sono alla base della riforma del bilancio UE 2028.
Tra le altre, si semplifica di molto la pratica di aiuto togliendo molti vincoli ambientali, rimandandoli alla decisione nazionale. Più aiuti diretti e meno aiuti subordinati. La UE dice, molto pragmaticamente: “non vuoi vincoli al pagamento dell’aiuto. Bene, togliamo i vincoli e ovviamente anche l’aiuto. Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca”.
Ma c’è ben di più.
Considerato che attualmente l’80% degli aiuti va al 20% delle imprese agricole si è finalmente messo nero su bianco (ci si provava dal secolo scorso) una riduzione selettiva. A chi riceve un sostegno al reddito (bonifico bancario anno dopo anno) superiore a 20.000 euro una riduzione del 25%, oltre i 50.000 euro riduzione del 50%, superiore ai 75.000 euro riduzione del 75%. A questo si aggiunge una proposta dirompente: limite massimo degli aiuti 100.000 euro. Non è un aiuto all’impresa, ma un aiuto al reddito. Questo è un concetto basilare dal secolo scorso.
Detto diversamente, un grosso agricoltore mangia come un piccolo. Ha un reddito che sarà il doppio, il triplo di un piccolo, ma non può essere xxx volte. Sarebbe importante avere la lista di chi già oggi e da secoli percepisce aiuti superiori a 100.000 euro (non sono pochi ma ben protetti) visto che in Italia arrivano in agricoltura, dal tanto vituperato bilancio UE, quasi 140 miliardi di euro anno.
Probabilmente leggendo l’elenco si potrebbe capire chi e quanti, delle varie lobby che cercano di far sbraitare tanto i piccoli e medi agricoltori, percepiscono aiuti diretti a 5 cifre. Perché i grandi non si espongono mai. Sui trattori, in strada, ci spingono i “trattoristi”.
Senza dimenticare altre piccole curiosità: a chi percepisce un reddito da pensione non verrà più pagata l’aiuto UE. E questo è stravolgente soprattutto per le organizzazioni che fanno le pratiche burocratiche per i pensionati agricoli. Poi, spariscono i titoli e finalmente finirà il commercio della carta. Che fu lo scandalo delle quote latte (ricordate delle vacche in piazza Navona) e prima della distillazione obbligatoria. Ci vorrebbe un approfondimento, ma trattandosi di robe vecchie non interesserebbe a nessuno.
Perché di queste scelte si parla poco o nulla? Semplicemente perché, protestare perché qualcuno teme un taglio del sussidio non paga, non fa breccia, non aggrega popolino. Le proteste per cancellazione del reddito di cittadinanza non hanno avuto poi gran seguito.
Poi ci sono anche scelte che vanno nella direzione giusta. Nella proposta di bilancio ci si concentra sull’agricoltore “attivo” per incentivare il ricambio generazionale. Che è un problema atavico dell’impresa agricola. Si arriva a prospettare sino a 300.000 euro per ogni “starter pack” che vuol dire progetti seri, ben argomentati e supportati, con soggetti giovani.
Quindi in estrema sintesi pare di capire che a Bruxelles si ragioni così: “avete chiesto una riduzione dei vincoli ambientali e ve li abbiamo ridotti, ovviamente riducendo le rispettive risorse. Avete evidenziato che le piccole aziende fanno la fame e abbiamo imposto un massimo di 100.000 euro, ridotto pesantemente gli importi alti semplificando moltissimo le pratiche per i piccoli. In pratica abbiamo redistribuito gli aiuti. Per i medi e i piccoli non ci sarà nessuna riduzione, anzi il contrario. Incentiveremo i giovani e non per caso o per finta. I vostri governi lamentano poca flessibilità nazionale. Per la prima volta abbiamo introdotto ampie facoltà nazionali, ovviamente se le singole nazioni ci mettono i quattrini. Decidono loro su alcune cose e quindi pagano loro. Senza dimenticare una riorganizzazione generale del sistema accorpando capitoli e altri interventi strutturali di bilancio. Ma questo a voi dovrebbe interessare poco o nulla visto che non vi tocca nel portafoglio”.
Che la proposta di bilancio 28/34 sia giusta o sbagliata è una opinione. Al sottoscritto, per quanto poco conta la mia, non dispiace poi tanto. Magari discuterei nei dettagli, ma di massima mi pare buona. Certo mi aspetterei qualche dettaglio in più. Ad esempio qualche sistema che impedisca, da qui al 2028, che chi oggi percepisce pagamenti diretti, corposi, inizi a dividere fiscalmente le aziende (un pezzo al nonno, un altro alla figlia, etc. etc.) per ridurre il massimo e cercare di perdere meno.
Ma di questo se ne discuterà sino al 2028 e anche oltre. E non mancheremo di parlarne. L’importante è che ognuno ragioni con la propria testa sempre che abbia tutte le informazioni di base. Tutte e non solo quelle che interessano a chi vuole ….. altro!




