Callegari: Ma va proprio tutto bene nella sanità veneta? Niente da dichiarare?

di Corrado Callegari – Ho letto un servizio di sicuro interesse sociale, di recente, su lanuovapadania.it. Racconta le traversie di un medico che, per aver raccontato il proprio lavoro e le difficoltà sulle nude mani mentre siamo circondati dal Covid, si è trovato diffidato dalla propria Usl di riferimento, col rischio di un provvedimento disciplinare.

L’azienda elenca tutte le norme, i regolamenti, i codicilli…. Il medico, si legge, seppur in totale segretezza delle fonti e anonimato da entrambe le parti, racconterebbe delle scarse dotazioni, se non nulle…. e delle raccapriccianti piroette per cambiarsi nell’auto di servizio lasciando lì il materiale infettato… Insomma, un quadro per nulla idilliaco mentre, si legge, la preoccupazione dell’ente sarebbe quello di ricordare al medico che quando parla, rappresenta l’azienda sanitaria e la sua immagine.

Questo mi ha colpito particolarmente, anche perché, se confermate, le vicende legate alla fornitura dei dpi sono imbarazzanti. Se sono dati veri, certo. Ecco, da una parte abbiamo una Usl che dice: parliamo solo noi, autorizziamo solo noi. Dall’altra c’è un operatore sanitario che invece replica chiedendosi e chiedendo all’Usl: ma proprio voi mi parlate di regole?

Crediamo che sia una vicenda che meriti approfondimenti perché se è vero che un dipendente pubblico deve attenersi a comportamenti consoni e all’altezza del ruolo, è altrettanto sacrosanto che una Usl risulti – come tutti gli enti pubblici – un palazzo di vetro, trasparente, in grado di replicare, non di zittire un dipendente chiamando in causa “l’immagine”. Perché, se il tenore è questo, allora ci chiediamo e vi chiediamo se tutto quello che ci dicono e fanno vedere sia sempre reale, autorevole e non autoreferenziale. Se a parlare è sempre il controllore e non il controllato, se non esce nulla se non concordato…. che valore ha la comunicazione?

Essere dei bravi comunicatori non esime dal fatto di essere anche sempre con le carte in regola. Sono certo che su questa vicenda si tornerà a parlare… Così come per le verifiche dei Nas in diverse RSA venete.

Un’ultima domanda. Scendono i malati in  terapia intensiva ma non altrettanto i morti. Scusate, ma se non muoiono in terapia intensiva, dov’è che ci lasciano le penne? In reparti qualsiasi di un ospedale? A casa? Nelle rsa? Giusto per essere precisi e stare alle regole del gioco.

Corrado Callegari, Partito dei Veneti/Grande Nord

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