California: fallita anche San Bernardino. Bilanci falsi per 13 anni!

di STEFANO MAGNI

Stati Uniti, un’altra città della California, San Bernardino, sta chiedendo il “Chapter 9”: la bancarotta. I suoi conti sono in rosso: un deficit di 46 milioni di dollari. Non ci sono più risorse per pagare gli stipendi e i servizi essenziali. Benché il comune abbia ottenuto concessioni dai suoi impiegati per 10 milioni di dollari e abbia tagliato il 20% del suo organico, la città “rischia ancora la possibilità di essere insolvente, per una serie di cause, fra cui: errori contabili, eccesso di spesa in deficit, scarso aumento delle entrate a fronte di un incremento delle pensioni e dei costi del debito”, come recita un rapporto sottoposto all’attenzione del consiglio di San Bernardino. Benché il sindaco, il democratico Patrick Morris, abbia fatto il possibile per evitare il default, secondo l’opposizione repubblicana la bancarotta non ha alternative. Per il procuratore della città, James Penman, i funzionari cittadini sarebbero colpevoli di aver presentato bilanci falsi per 13 anni, nascondendo la reale entità della spesa pubblica. Il “city manager”, Andrea Miller, ha calcolato che, anche tagliando tutti i servizi, con l’unica eccezione della polizia, non si recupererebbero abbastanza risorse per coprire il buco.

San Bernardino è la terza città californiana in un mese che fa default, dopo Mammoth Lakes e Stockton. Quest’ultima, una città da quasi 300mila abitanti, è sempre stata una zona povera, con pericolose sacche di criminalità al suo interno. Sin dalla metà degli anni ’90, aveva cercato di reinventarsi come area residenziale per i cittadini di San Francisco stanchi della grande e nebbiosa città. Aveva puntato tutto su grandi progetti edilizi, quando l’edilizia era un settore in piena espansione. Poi è scoppiata la bolla immobiliare del 2008 e si è scoperto che il comune di Stockton aveva vissuto molto al di sopra delle capacità dei suoi cittadini e contribuenti. Baby pensioni (a casa a 50 anni), assicurazioni sanitarie dei funzionari pubblici e dei loro parenti coperte interamente dal comune, stipendi e bonus di lusso. Fino al crack. E ora i cittadini, a partire dagli impiegati comunali, pagheranno molto cara la passata generosità dei loro rappresentanti. La bancarotta ha immediatamente comportato il licenziamento di un quarto dei poliziotti, un terzo dei pompieri, la metà di tutti gli altri funzionari. Tasse locali più alte per tutti. I cittadini onesti si trasferiranno, sempre che ne abbiano la possibilità.

Mammoth Lakes, una località sciistica di appena 7700 abitanti, è invece in rosso per aver fatto un passo falso. Aveva appaltato a un’azienda privata l’espansione di un aeroporto nelle immediate vicinanze. La ditta costruttrice, aveva ottenuto un accordo per la costruzione di un nuovo albergo nei pressi dell’aeroporto e l’opzione di acquisto su quel terreno. Nel 2007 il comune ha cambiato programmi ed è stato denunciato. Morale: ha perso la causa e ha dovuto pagare 43 milioni di dollari, tre volte tanto il suo budget annuale.

E questa è la California. Nel resto degli Usa vi sono molti altri casi simili, soprattutto da quando è scoppiata la grande crisi finanziaria del 2008. Brutte notizie? Non del tutto. Il fatto che dei partiti di opposizione chiedano la bancarotta dovrebbe dirla lunga. Il default non è la morte. Dopo il crollo può esserci una ricostruzione. È significativa l’esperienza terribile, ma incoraggiante, di Vallejo, un’altra città californiana finita in default nel 2008. Il comune ha dovuto tagliare salari, pensioni, posti di lavoro, vendere il vendibile e cancellare tutti i servizi. Ma alla fine è uscito, dopo più di tre anni, dal vortice di debito pubblico in cui si era ficcato. “Io credo che la bancarotta sia una benedizione dissimulata” commenta sulla stampa locale Kathy Beistel. Lei è una delle promotrici di una delle 400 associazioni cittadine sorte spontaneamente per mantenere l’ordine pubblico, per sostituire una polizia ridotta ai minimi termini. “Non sono spaventata. Penso solo: ok, questa crisi ci sta dando la spinta giusta per andare oltre”. E’ una dimostrazione vivente che, anche senza uno Stato (o un comune) spendaccione, i cittadini possono organizzarsi da soli. Un caso su tutti merita di essere ricordato in tal senso, quello di “Sandy Springs”, la città di 47.000 abitanti della Georgia in cui han privatizzato ogni servizio. E funziona alla grande.

E, ancor di più, ci fa toccare con mano quanto, in Italia, siamo lontani da un simile senso di responsabilità. In Nord America le città che sbagliano, pagano. Da noi il comune che sbaglia fa pagare il conto a tutti contribuenti italiani. E poi continua a spendere. Dalle nostre parti c’è una Roma con un debito di 12 miliardi di euro. Ma il suo sindaco pretendeva pure di ospitare le Olimpiadi.

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