CALDEROLI, QUEL VOLO DI STATO PER BERSI UN… GANCIA

di TONTOLO

“Oh mamma mi ci vuol la fidanzata. Io vorrei quella cosa tanto cara e tanto deliziosa che fa il cuore palpitar…”. Io che son Tontolo e ho un po’ di anni sulla gobba, mi ricordo ancora delle canzoni di Natalino Otto, che parlavano di amore e di incontri segreti. M’è tornata alla mente questa vecchia melodia pensando al Calderoli Roberto, colonnello un po’ bossiano un po’ maroniano (e un po’ furbo), che – da ministro per la semplificazione – ha pensato bene di complicarsi la vita svolazzando con un aereo di Stato fino a Cuneo, dove ad attenderlo c’era il suo gancio, anzi la sua Gancia, la presidentessa della provincia Granda di lui fidanzata ufficiale. Pensava di passare inosservato, invece un grillino l’ha fotografato e l’ha denunciato alla magistratura, che ora vorrebbe processarlo.

Vacca pulenta, proprio lui, «’l Calderöl che ‘l giüsta ‘l caröl» (che tradotto dalla lingua del pota in lingua franca italiana significa il Calderoli che aggiusta la carie, già perché il nostro viene da una nota famiglia di dentisti della Città dei Mille) – s’è messo a fare il Mastella padano, al punto da pensare che con addosso i galloni ministeriali poteva usare a suo piacimento “il reoplano” pagato dai contribuenti.

Osgna, da lui non me l’aspettavo. Il Calderoli? Ma se mi han detto alcuni amici bergamaschi che è passato alla storia perché negli Anni Novanta se la prendeva a destra e a manca con tutti quei “teruni” che rubavano i soldi dei lombardi! Mi han riferito che di sua tasca, tirava fuori i soldi per condurre una trasmissione su Stv1 – un’emittente locale di Treviglio – in cui aveva come inviato antisprechi nientepopo’ di meno che quello Stefano Salvi che, anni dopo, sarebbe diventato l’inviato di punta di “Striscia la notizia”, col nomignolo di vice-gabibbo. Te capit? Già vent’anni fa lanciava fiamme, ma ora rischia di rimanere scottato.

Proprio così, perché domani, al Senato, dovranno votare la sua autorizzazione a procedere. Riepiloghiamo i fatti che hanno fatto sì che la giunta per le autorizzazioni a procedere negasse ai giudici di iniziare il processo: “Il ministro dal ‘pomello rosso’ ha chiesto alla presidenza del consiglio, il volo di Stato per Cuneo, dovendo svolgere impellenti funzioni ministeriali. E viene autorizzato. Sbarcato a Cuneo, si è accertato che il ministro si è recato prima in una abitazione privata, poi in un ospedale e, quindi, è rientrato a Roma. Il ministro, in prima battuta, ha giustificato la necessità del volo per l’urgenza di far visita in ospedale al figlio della sua compagna. Successivamente, ha aggiunto che era necessario ed impellente l’uso dell’aereo, dovendo occuparsi dei problemi finanziari dell’ente locale alla cui presidenza c’è la compagna. Poi, ha detto che ha svolto le funzioni politiche, non recandosi in un ufficio pubblico, ma in casa della sua compagna. Poi ancora, ha spiegato come fosse per lui assolutamente necessario rientrare tempestivamente a Roma, dovendo partecipare ai lavori di una commissione parlamentare. Infine, ha riferito che essendo Cuneo mal collegata con Torino, sarebbe stato problematico prendere un volo di linea”. Me gira la crapa!

A torta finita, Il Tribunale dei Ministri, ha ritenuto che sia ipotizzabile il reato di truffa aggravata, ma per la giunta no, il Calderoli non s’ha da processare. Domani, il caso approderà in aula per il voto sulla proposta della giunta di negare l’autorizzazione a procedere. Come andrà a finire?

“Oh mamma gli ci vuol… un miracolo”. Mannò, io che son Tontolo e anche un po’ religioso, so che sui “duri e puri” veglia san Brancher.

 

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