Calabria, fotografia dello Stato malato

di Giancarlo Rodegher – Pare venire alla luce un altro scandalo, quello della Regione Calabria e della gestione della sua ASP.

Oltre un miliardo di euro di buco. Sarà così?

Il sistema prevedeva il pagamento di moltissime fatture due o tre volte ai fornitori senza alcun controllo di chicchessia.

Ebbene io dico che non è più possibile continuare così con Regioni che sperperano o bruciano denaro pubblico ed alte che fanno le virtuose senza avere alcun beneficio per i propri cittadini.

Il Covid sta mettendo in luce chi amministra bene e chi male da sempre.

Qui non stiamo parlando di buoni o di cattivi, qui stiamo parlando che il Paese sta andando in malora definitivamente per colpa di coloro che non sanno amministrare, gestire, coordinare, implementare, in definitiva comandare.

Mattarella farebbe bene a spingere, per il bene di tutto il Paese, sulle autonomie al fine di poter creare una sorta di competizione tra le Regioni di chi lavora meglio e sviluppa maggiormente le singole economie regionali.

Il caos che vediamo con questa pandemia è evidente anche ai ciechi ed il governo oltre ad assumersi le proprie responsabilità su certi errori grossolani commessi dopo la prima ondata sta operando in modo che certe regioni; meno colpite; o più attente si trovino col colore giallo mentre altre con l’arancione o il rosso a seconda….ebbene al di là del merito, in effetti dal mio punto di vista si intravede chi meriterebbe l’autonomia e chi no. Anzi, meglio, chi ha chiesto l’autonomia concederla, le altre si facciano commissariare dal governo centrale perché incapaci o inquinate dalle varie mafie o organizzazioni delinquenziali.

Come possiamo vedere le Regioni sono tutte differenti ed in alcuni casi molto differenziate al tal punto da poter vedere chiaramente chi ha diritto all’autonomia e chi no. La Calabria per esempio con la povera governatrice morta prematuramente poteva sperare in qualche cambiamento. Ora si ritrova nella stessa palude di prima dove a farla da padroni sono le varie mafie locali con i loro grandi o piccoli boss. I calabresi sono italiani o sono sudditi dall’ndrangheta e quindi non fanno più parte dell’Italia?

Come mai dopo tanti anni  che si conoscono i suoi mali  la Calabria  si trova ancora in queste condizioni?

Se fosse successo una cosa del genere nel Veneto lo Stato Italiano sarebbe sceso in campo con tutte le sue armi burocratiche e di controllo senza se e senza ma.

E’ facile operare in regioni virtuose i cui cittadini sono in maggioranza; laboriosi e corretti. Cosa diversa operare in Calabria, Campania o Sicilia per esempio.

Il coraggio di cambiare dovrebbe essere una delle priorità di questo paese. Al contrario assistiamo a negligenze, sperperi, scandali di continuo. Perché?  A chi può fare comodo tutto ciò ? Chi sono coloro che impediscono i cambiamenti?

E’ mai possibile che dopo oltre 150 anni alcune regioni virtuose si debbano trovare ancora e sempre svantaggiate solo perché in altre regioni si bruciano miliardi nella fornace della ruberia e dello sperpero?
A quando la fine di tanto mal governo e di tanto mala gestione?

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1 Comment

  1. Caro Rodegher ,

    spero non me ne vorrà che esprima la mia opinione sul Suo articolo dettato da molta buona fede mista ad una eccessiva dose di ingenuità. Quando si considera il Sud, si deve tener presente che anche là, da diversi decenni, la TV è un articolo casalingo alla portata di quasi tutte le famiglie. La radio l’aveva preceduta ed i giornali nazionali si trovano da sempre anche nelle edicole di ogni centro abitato. Inoltre, molti meridionali, fino a pochi anni fa, venivano inviati al nord per il servizio militare. Questa premessa per ricordare a tutti noi che in quella sezione dello stivale tutti erano in grado di vedere e sentire ciò che succedeva nel resto della penisola. Il Sud continuerà a vivere di vittimismo perché sa che lo Stato, tramite i moltissimi meridionali in parlamento e nella burocrazia, lo aiuterà. Quello Stato che al sud non è visto, o sentito, come istituzione pubblica, che comprende tutti, anche loro. No, loro lo vedono come una entità che è alternativamente predatrice e dispensatrice di aiuti a seconda dei casi arbitrariamente scelti. Comodo no ? Noi dobbiamo deciderci una buona volta a trattarli non come “meno fortunati” di noi e quindi in stato di bisogno, bensì come individui responsabili delle proprie condizioni. Come diceva Mao: “Non dargli il pescato ma la canna da pesca, purché non d’oro”. Le cose non cambieranno mai per due motivi: primo, perché avvalendosi delle raccomandazioni (uno dei cancri di questa società) loro occupano la maggior parte dei posti nella amministrazione pubblica e nelle grandi imprese private in barba ai criteri selettivi e graduatorie nei concorsi; secondo, perché noi accettiamo, con inspiegabile atteggiamento autolesionista, che degli, talvolta, quasi analfabeti, occupino delle posizioni usurpate a soggetti in possesso dei titoli richiesti dai concorsi ma relegati in fondo alle classifiche. In realtà, un po’ di calvinismo risolverebbe il problema, insieme a dei metodi correttivi che, ancora una volta non vogliamo imporre. Quindi: “Jedem das Seine”.

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