Cado dalle nubi – Fontana: proprio non so cosa sia successo per Nembro e Alzano. Noi invece sì.

In una recente intervista a Repubblica, il governatore Fontana ha ribadito la sua posizione. Se qualcuno ha sbagliato è stato il governo. Sulle zone rosse non sa cosa sia accaduto. Beh, se non lo sa lui? “La mancata istituzione di una zona rossa nei Comuni di Nembro e Alzano Lombardo è stato uno sbaglio “che non può essermi contestato. Nella settimana dal 4 al 7 marzo ci sono state parecchie interlocuzioni con il ministro Speranza e con il presidente del Consiglio Conte. Arrivarono nella Bergamasca anche carabinieri e militari, poi non so cosa sia successo. Invece della zona rossa che noi chiedevano venne creata la zona arancione in tutta la Lombardia”.

Ma Conte, ricordate, in una conferenza stampa aveva detto il contrario. Siamo andati a riprendere quelle parole.

Facciamo la cronaca del 6 aprile scorso perché è lì che dobbiamo tornare.

Prima Giuseppe Conte lo aveva scritto al quotidiano The Post International, e cioè nessuno ha mai impedito al governatore Fontana di creare una zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo. Poi, lunedì 6 aprile in conferenza stampa, all’inviata del TPI che ha posto la stessa domanda, il premier ha ribadito: Non abbiamo mai posto veti a Fontana, se voleva, poteva”.

Due volte nel giro di poche ore il governo indica nella Regione la responsabilità sul disastro orobico.

Così la prima replica di Conte su TPI. “Non vi è argomento da parte della Regione Lombardia per muovere contestazioni al Governo nazionale o ad altre Autorità locali. Se la Regione Lombardia ritiene che la creazione di nuove zone rosse andava disposta prima, con riguardo all’intero territorio regionale o a singoli comuni, avrebbe potuto tranquillamente creare “zone rosse”, in piena autonomia”.

“A conferma di questo assunto – continua Conte a TPI –  si rileva che la Regione Lombardia ha adottato – nel corso di queste settimane – varie ordinanze recanti misure ulteriormente restrittive, le ultime delle quali il 21, il 22 e il 23 marzo 2020″.

In merito alla nota del’ISS, pubblicata in esclusiva da TPI lo scorso 26 marzo, dopo la conferma che quel documento era stato recepito e valutato dalla Protezione Civile, ora arriva anche la conferma di Palazzo Chigi: “Nella tarda serata di giovedì 5 marzo, il presidente dell’ISS rispondeva con una nota scritta, nella quale segnalava che, pur riscontrandosi un trend simile ad altri comuni della Regione, i dati in possesso (l’incidenza di nuovi casi e il loro incremento, nonché la stretta vicinanza a una città) rendevano opportuna l’adozione di un provvedimento volto a inserire i comuni di Alzano Lombardo e di Nembro nella cosiddetta “zona rossa””.

“Il giorno successivo, il 6 marzo – continua il Presidente del Consiglio – maturava l’orientamento di superare la distinzione tra “zona rossa”, “zona arancione” e resto del territorio nazionale in favore di una soluzione ben più rigorosa, basata sul principio della massima precauzione, che prevedesse la distinzione del territorio nazionale in due sole aree: la Lombardia e province focolaio di altre regioni e il resto d’Italia”.

In merito alla mancata chiusura di Alzano e Nembro: “La notte stessa del 7 marzo, sentite le Regioni e i Ministri interessati, veniva dunque adottato il decreto del Presidente del Consiglio, che reca la data di domenica 8 marzo, in quanto firmato nelle primissime ore del mattino, con il quale l’intera regione lombarda diventava “zona rossa”, in quanto l’intero territorio regionale veniva sottoposto a un regime uniforme di misure particolarmente restrittive”.

Ma questo non significava non lasciare potere discrezionale di intervenire diversamente da parte della Regione Lombardia. “Quanto invece alle competenze e ai poteri della Regione Lombardia, si fa presente che le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti”. “Al pari di quanto hanno fatto altre Regioni – conclude Conte – come il Lazio, la Basilicata e la Calabria, nei cui territori, con ordinanza, sono state create “zone rosse” limitatamente al territorio di specifici comuni”.

In serata, Conte, ha ribadito ancora: “Quando c’è stata una prima indicazione da parte del Comitato tecnico scientifico il giorno 3, il giorno dopo avevamo già individuato una prima misura restrittiva che ha riguardato la Lombardia. Ma sicuramente di fronte a questa richiesta il giorno 5 ho chiesto io stesso, d’accordo col ministro Speranza, di articolare meglio le ragioni a supporto di questa richiesta. Anche perché avevamo già una situazione, in Lombardia in particolare, ma anche nelle altre aree limitrofe, negli stessi giorni, una situazione che testimoniava già un contagio. A Bergamo, a Cremona, in tanti altri centri, e aree. Un contagio già già diffuso. Di qui la richiesta al Comitato tecnico scientifico di precisare le ragioni di una specifica cintura sanitaria visto che ci stavamo già orientando col ministro per quei due comuni, rispetto ad una misura restrittiva ancora più rigorosa, cioè una cintura rossa per i comuni dell’intera regione della Lombardia.

Il giorno 6 io mi sono recato in protezione civile dopo aver ricevuto la sera prima questa relazione più puntuale. Ho discusso per ore con i componenti del Comitato tecnico scientifico e alla fine siamo arrivati alla conclusione che la situazione era tale,che a questo punto si imponeva una zona rossa per l’intera Lombardia.

Il giorno 7 sera ho firmato una chiusura che ha vietato l’ingresso e l’uscita per quelle aree e i trasferimenti interni. Per quanto riguarda la ragione del differente trattamento rispetto a Codogno, è che siamo in una prospettiva temporale diversa. Codogno, Vo’ sono i primi focolai che abbiamo indviduato. Li abbiamo subito cinturati in meno di 40 ore, con camion delle forze armate e di polizia. Ma di fronte ad una situazione che si è prospettata poco dopo, abbiamo ritenuto che la zona rossa si imponeva per l’intera regione e per le province collegate. Abbiamo sbagliato? Abbiamo fatto bene? Noi riteniamo di aver preso questa decisione in scienza e coscienza.

Ci assumiamo tutta la responsabilità, l’abbiamo fatto sempre consultando gli esperti, gli scienziati riteniamo con la misura della zona rossa estesa a tutta la Lombardia.

Vorrei anche precisare che io nella nota che ho inviato a TPI ho precisato che il governatore territoriale della Lombardia aveva la possibilità di disporre anche diversamente. Non è stato mai a lui impedito di disporre misure più restrittive di quelle da noi assunte.

L’ho fatto non per polemica, io mi sono sempre attenuto allo spirito di collaborazione, quindi non ho fatto quella precisazione perché volevo mettere in difficoltà qualcuno. Io mi assumo le mie responsabilità.

E in questo momento non vado a cercare responsabilità altrui. Ho bisogno della collaborazione di tutti, governatori e sindaci. Ho risposto a una richiesta di chiarimento. Mi era stata richiesta da altri giornalisti, se il governatore della Lombardia poteva assumere misure più restrittive quali zone rosse o altre. Io ho detto che non abbiamo mai impedito ai governatori di assumere ordinanze anche ai sensi dell’articolo 32 della legge 833 del 1978 sul sistema sanitario nazionale. lo hanno fatto anche altri governatori quindi non era una risposta polemica, di chi vuole imputare o scaricare responsabilità”.

Nessun errore neppure nell’ordinanza regionale che chiedeva il trasferimento di pazienti Covid nelle Rsa. “Alla nostra richiesta hanno aderito solo 15 strutture sulle 708 che ci sono in Lombardia. E ormai è noto che i test sul sangue, eseguiti con l’Avis, raccontano come il virus circolasse già a gennaio. In ogni caso, se c’era un protocollo preciso per le Rsa, dove abbiamo sbagliato?”. E alla domanda sul trasferimento al Pio Albergo Trivulzio di persone dimesse dall’ospedale di Sesto San Giovanni Fontana risponde che “il Pat è una grossa struttura e questi degenti sono andati in uno dei tanti reparti”.

E sugli errori commessi al Pat Fontana spiega che “delle commissioni regionale e comunale fanno parte ex magistrati come Giovanni Canzio e Gherardo Colombo, aspetto l’esito della loro inchiesta”. Il presidente della Regione afferma di non conoscere il presidente del Pat, Giuseppe Calicchio, “mai parlato, ma malati di Covid non ne sono stati mandati là dalla Regione e lo si potrà accertare”. Le forniture di mascherine, tamponi e reagenti “sono competenza esclusiva dello Stato. Noi abbiamo chiesto dal primo giorno i presidi di sicurezza, il governo ha cercato e non ha trovato”.

Nessun errore neppure nell’allestimento dell’ospedale Covid alla Fiera di Milano. “Assolutamente no. La nostra unità di crisi sostenne che serviva trovare una soluzione, avevamo un medico in lacrime che diceva ‘Presto finiranno i posti in terapia intensiva’. È stato realizzato con fondi donati dai privati, abbiamo tutti i rendiconti. Nonostante la Germania abbia sei volte i nostri posti in terapia intensiva, Berlino ha organizzato un ospedale simile. Saranno scemi anche loro?”.

Per Fontana non si tratta di un’assoluzione alla gestione della crisi da parte della Regione “ma faccio io una domanda ai critici. Perché la provincia di Piacenza, che fa parte di un’altra regione, ha subito in proporzione danni peggiori dei nostri? Per colpa del loro presidente Bonaccini? O perché Piacenza è vicina a Codogno e all’epicentro della pandemia? Se vado a Varese, Como, Sondrio e Mantova, che sono in Lombardia, trovo pochissimo contagio”.

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