Bye Bye Germany, 200 miliardi di sofferenze per le banche tedesche

di FABRIZIO DAL COL
La locomotiva tedesca non c’è più. I dati finanziari ovvero quei numeri che mettono in stretta relazione i finanziamenti  concessi  dalle banche tedesche verso il  mondo produttivo e quelli che, invece, sono riferibili all’attuale crescita economica reale della Repubblica  Federale  Tedesca, indebolitasi  in pochi mesi a causa delle minori vendite sui mercati europei ed esteri, sono a dir poco allarmanti e mettono in evidenza anche la crisi economica tedesca che fino a ieri veniva minimizzata.  Infatti, il dato sulle sofferenze bancarie  ha ormai raggiunto la cifra “monster” di 200 miliardi di Euro, un dato che nessun’altro Stato è riuscito mai a raggiungere prima. La supponenza e l’arroganza, ovvero  quegli atteggiamenti poco eleganti fin qui utilizzate dalla Germania contro la finanza allegra di alcuni paesi europei, dovranno  lasciare spazio a quella vera dote che si chiama umiltà. Infatti, ora che  Berlino è finita nelle maglie della crisi economica, se vorrà porre un freno ad una deriva economica equivalente a quella degli altri stati europei, dovrà giocoforza subire la stretta creditizia finanziaria delle banche, tenendo in considerazione il monito lanciato dal Fondo monetario internazionale che rimarca come la Deutsche Bank ha ora bisogno di nuovo capitale.

L’indagine condotta da PricewaterhouseCoopers mette nero su bianco ciò che gli asset manager europei sanno da tempo ovvero che le banche tedesche, dopo il crac di Lehman Brothers avvenuto nel settembre 2008, non hanno fatto ciò che tutti gli altri hanno invece iniziato. Secondo l’opinione di Ernst & Young, altra primaria società di consulenza, i 200 miliardi di euro sono già stati superati nel 2009 e si sta correndo verso quota 250 miliardi, circa il 6% del totale degli asset degli istituti di credito tedeschi. Guardando ai dati dell’Italia, facendo riferimento a quelli diramati ogni mese dall’Associazione bancaria italiana (Abi), si scopre che a fine luglio le sofferenze bancarie hanno toccato quota 114 miliardi di euro: quasi la metà rispetto all’esposizione degli istituti tedeschi.

Alla luce di quanto sopra, la Cancelliera tedesca non potrà più imporre in Europa la logica del rigore assoluto che fino a ieri pretendeva con durezza verso gli Stati in forti difficoltà economiche e dovrà necessariamente rivedere la sua  politica  di predominio economico sul continente se non vorrà ritrovarsi poi con mezza Europa pronta a rivoltarsi contro.

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