Buste paga tartassate, non resterà che il lavoro nero!

di ALESSANDRO SPUNERO

Fatico ad essere anche solo moderatamente ottimista. Da un lato, il dibattito pubblico imperniato sulle ordinarie panzane dei politici, non fa che riportare al centro dell’attenzione temi quali “lotta all’evasione fiscale”, “redditi di cittadinanza”, “più Stato e più tasse”, “più ammortizzatori per chiunque”, il tutto contornato da “diritti di ogni genere” a cui anche gli animali dovrebbero avere accesso. Dall’altro, la realtà ci dice che l’economia reale sta morendo, che parassiti e nullafacenti aumentano di numero, che la tassazione ha raggiunto livelli da “schiavitù” (la pressione fiscale varia tra il 70 e l’85%!), che nessuno più – al netto di qualche immigrato e qualche truffatore – apre una partita iva.

Oggi, l’Ansa riporta questa notizia: l’imposizione contributiva per le aziende edili è più alta di quella prevista per gli operai dell’industria in senso stretto che, nel caso dei contratti a termine degli operai nelle imprese con oltre 50 dipendenti, arriva al 42,97% (9,49% è a carico del lavoratore). La differenza – secondo quanto emerge dalle tabelle pubblicate dall’Inps – è soprattutto nel contributo per la cassa integrazione ordinaria, che per l’industria con oltre 15 dipendenti vale l’1,90% della retribuzione (per la straordinaria è sempre lo 0,90%), e per quella con oltre 50 dipendenti il 2,20%. Nell’industria inoltre c’è un contributo per la mobilità dello 0,30% (che l’edilizia non ha). Per il commercio l’aliquota è inferiore poiché manca il contributo, almeno per le aziende fino a 50 dipendenti, per la cassa integrazione.

Nelle aziende commerciali fino a 50 dipendenti il prelievo contributivo nel caso di contratti a termine raggiunge il 39,57% (9,19% a carico del lavoratore), mentre sale al 40,77% in quelle oltre 50 dipendenti (c’è il contributo per la cassa straordinaria e la mobilità) con il 9,49% a carico del lavoratore. Per i lavoratori con qualifica operaia a termine nei pubblici esercizi il prelievo e’ al 40,34%. E’ più basso il prelievo previsto per i portieri nei condomini (36,43% nel caso di contratti a termine) e per i dipendenti di partiti politici e organizzazioni sindacali (37,13% nel caso di qualifica operaia con contratti a termine, con il 9,19% a carico del lavoratore). Per gli enti morali ed ex istituzioni pubbliche di beneficenza e assistenza il prelievo sulla qualifica operaia a termine è del 39,57%, superiore a quella dei lavoratori dei partiti politici e dei sindacati, perché c’è anche un prelievo per l’indennità di malattia (il 2,44%). Per i soci di cooperative il prelievo contributivo è più basso (38,28% in caso di operai soci con contratti a termine, per gli operai non soci sale al 42,97%).

Ora, con questi numeri – alla faccia di anni di promesse mancate sulla riduzione del cuneo fiscale e sull’abolizione del sostituto d’imposta – quale pazzo si metterebbe ad assumere qualcuno, sapendo tra l’altro che se ti porti in azienda un fannullone o un incapace finisce che non lo puoi nemmeno licenziare? Hai voglia di continuare a leggere, nei mesi venturi sarà certamente così, dati terribili sulla disoccupazione che aumenta, giovanile o meno. Alle condizioni di cui sopra, è meglio lavorare in nero, ovviando alla demenziale contrattazione collettiva, ormai ultimo baluardo di furbetti e sindacalisti. Anche perché, con tutte le tasse che un cittadino paga, la contropartita è dover mettersi in lista d’attesa per dei mesi prima di potersi sottoporre ad un esame specialistico o viaggiare su strade che sembrano dei gruviera.

Alla faccia dei predicatori keynesiani, dei collettivisti di primo e ultimo pelo, ciò a cui stiamo assistendo è all’insostenibilità del sistema di welfare state gestito monopolisticamente dalle tanto mitizzate strutture pubbliche, che persino in Svezia (dove abitano gli svedesi e non i bizantini dell’italian-style) sono state pesantemente ridimensionate tra la fine degli Anni Novanta e i primi anni del secolo nuovo. La Thatcher soleva affermare che il problema dello statalismo è che prima o poi i soldi degli altri finiscono. Ormai ci siamo vicini e il mercato nero – ultimo baluardo della libera intrapresa – sarà considerato una specie di Eldorado. Perchè la storia ci ha insegnato che è molto meglio lavorare senza contratto che non lavorare!

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