Burocrazia infame: storia di un immigrata regolare e di un locatore

di ANGELO PELLICIOLI

Una mattina piovosa qualunque, in un Comune della Bergamasca che va perla maggiore.  Una signora extracomunitaria ucraina, regolarmente in Italia da anni, con tanto di carta d’identità ed ammennicoli al seguito e con un lavoro fino ad oggi regolarmente svolto, prima come badante, poi come  cameriera in un hotel. E tuttora in procinto di ottenere la cittadinanza italiana. Tutto più che regolare, insomma. In questi giorni la signora, che fino ad oggi ha avuto residenza in Liguria, ha trovato un nuovo lavoro nell’importante Comune bergamasco. Per questo ha deciso di trasferirsi nella  provincia orobica e più esattamente in detto Comune.

Ha così incominciato, prima, a cercarsi una dimora e, dopo averla trovata, ha regolarmente sottoscritto un contratto di locazione di 4 anni + 4. Il suo locatore ha provveduto a stendere regolare contratto d’affitto d’immobile e a registrarlo ai sensi e nei termini di legge. Lo stesso ha pure provveduto ad effettuare la comunicazione di cessione di fabbricato in locazione, consegnandola, direttamente al protocollo del Comune interessato, nel termine delle 48 ore previste, dalla stipula del contratto. La signora ha quindi preso possesso della nuova abitazione e, occorre dire scrupolosamente, ha iniziato subito  le pratiche per il trasferimento di residenza dalla Liguria al Comune bergamasco. Si è quindi recata all’anagrafe degli uffici comunali per iniziare dette pratiche, da dove è stata subito dirottata all’ufficio della Polizia locale che, nello specifico, si trova all’estrema periferia della cittadina, ad un buon chilometro dal centro.

La signora che non ha la disponibilità di un’auto e nemmeno la patente, si arma di buona lena e, all’alba delle 9,30 si incammina, col cavallo di S. Francesco, verso l’ufficio periferico, che raggiunge dopo circa 20 minuti di buona camminata. Alle 9,50 è davanti al cancello dei vigili urbani. Ma questo è chiuso: si riceve solo dalle 11,30 alle 12,30.

– Ma che orari sono? – riflette, fra sé, la signora, per nulla capacitandosi che alle 10 di mattina un ufficio pubblico comunale sia ancora chiuso. Chiede qualche informazione ai vicini i quali le precisano, celandosi dietro strani sorrisetti, che i vigili sono sempre fuori. Certo ci sono le scuole, ma chiudono prima delle 9 e ci sono i disbrighi burocratici (avanti e indietro dagli uffici pubblici e dai tribunali con la cartella sottobraccio). Ma poi ci sono anche, sottolinea un signore seduto fuori dal bar, le quotidiane perlustrazioni viarie mattutine volte a controllare che il traffico sia regolare e che non debordi da leggi ed ordinanze comunali, e magari, già che ci siamo, destinate anche a rimpinguare le ormai disastrate casse comunali. Sta di fatto che la signora è costretta a ripercorrere, a piedi ed a ritroso,  la strada fino alla propria abitazione  distante circa 3 chilometri dal centro riflettendo che, nemmeno nella sua Ucraina, accadono cose del genere.

Il mattino dopo, con la solerzia e la caparbia che contraddistingue i cittadini dell’Est, la signora si presenta nuovamente, alle 11,45 alla locale postazione di polizia locale e chiede alla vigilessa di turno cosa deve fare per poter trasferire la sua residenza, posto che all’ufficio anagrafe le hanno detto di presentarsi ai vigili. La vigilessa richiede quindi alla signora il modello di ospitalità previsto, dal testo unico di pubblica sicurezza, per gli extracomunitari presenti in Italia. La signora, con una semplicità estrema dice di non conoscerlo; quindi lo richiede con cortesia all’agente della strada. La quale la guarda, stando un po’ sulle sue, e la invita a procurarselo, scaricandolo da internet.  – Occorre poi che mi porti – continua la vigilessa – anche l’originale della carta d’identità della persona che la ospita. Ritornando per la seconda volta a casa a piedi, senza aver concluso nulla, la malcapitata signora si ripropone di sentire all’indomani il suo locatore. Detto fatto, il mattino dopo, trovando un gentile automobilista accompagnatore, la signora percorre i 15 chilometri che la separano dal comune di residenza del suo locatore e, dopo averlo incontrato gli relaziona quanto le sta capitando.

Il locatore, che per fortuna della signora extracomunitaria è un professionista di vecchia data e che, in 40 anni di onorata attività ne ha viste di cotte e di crude negli ambienti burocratici centrali e periferici, si premura quindi di telefonare alla polizia locale negli orari canonici (11,30-12,30) e si sente ripetere dalla vigilessa, forse la stessa del giorno prima, o forse un’altra, (ma non c’è obbligo di identificazione, anche interloquendo via telefono per i dipendenti pubblici?) le medesime storie già raccontategli  dalla sua inquilina. Compresa la richiesta di esibire, da parte dell’extracomunitaria, l’originale della carta d’identità del locatore. Ma chi è quel cittadino sciagurato che, nel 2012, lascia in mano ad altri il proprio documento d’identità in originale? Ma questa vigilessa è al corrente che esiste anche l’autocertificazione, l’asseverazione di copie di documenti e quant’altro? Chi (non) l’ha istruita per il suo lavoro? Quale concorso pubblico ha vinto e, soprattutto, con quale preparazione? Sono queste domande più che legittime a porsi, oggi, nell’italietta dei raccomandati e dei favoriti, degli arruffoni e dei ladri di fondi pubblici.

Non avendo avuto soddisfazione il locatore si rivolge allora direttamente, via telefono, al segretario comunale dell’importante Comune. Questi (anzi questa, trattandosi di una donna) pare non capire affatto il problema e alle rimostranze del professionista circa l’esibizione in originale della propria carta d’identità, si sente rispondere che avrebbe svolto indagini in merito (sic!). Il professionista locatore precisa altresì di aver personalmente depositato presso l’ufficio protocollo del Comune la dichiarazione di locazione del fabbricato che, secondo il modello fornito dal medesimo Comune, vale anche quale certificato di ospitalità. E che quindi il Comune è in già possesso di tutta la documentazione necessaria per il trasferimento di residenza della signora ucraina. Che si coordino, una volta per tutte, gli uffici comunali. Insomma che si diano una mossa.

La cosa fa imbufalire il (la) segretario comunale, che con malcelata concitazione invita il locatore a non alzare i toni. E’ la classica frase del burocrate colto in fallo! Manca solo: “Ma lei non sa chi sono io”?  No – riflette il locatore – ma penso che non lo sappia nemmeno tu -. Usque tandem? 

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