Bugatti: Valtrompia figlia di nessuno poi qualcuno ci mette su il cappello

di Monica Bugatti – Facciamoci una domanda e diamoci una risposta. Se in 60 anni l’autostrada della Valtrompia è rimasta nel cassetto, se anche nel periodo aureo della potente forza del Nord che prometteva sfaceli a Roma, secessioni e devolution, le tasse dei bresciani sono rimaste candidamente dove continuano ad andare, trovo oggettivamente coraggioso oggi intitolarsi i meriti di questa opera del Nord per il Nord a carico di personaggi che per il Nord nulla hanno mai fatto.

Prima vengono il ponte di Messina, il reddito di cittadinanza. Prima il Sud. La Valtrompia è un pezzo geografico evindemente abitato da bifolchi di passaggio. Eppure produce, scommetto, più Pil di intere regioni al massimo della loro potenza produttiva.

Anas annuncia che la Valtrompia avrà nuove vie di comunicazione? Merito di chi il Nord lo ha buttato via. Lo sport di mettere il cappello su qualsiasi cosa perché si è stati eletti in una forza politica che usa ancora il nome di un partito seppellito e defunto e di cui nulla importa della questione settentrionale trasforma magicamente chi si appropria del merito in nuovi colonizzatori. Gente del Nord che occupa il Nord in nome di Roma.

Piccoli Cesari, governatori locali che si fanno forti di quello che è merito di altri.

Ringraziamo pertanto l’Anas che si è accorta che esiste la Valtrompia, chiediamoci perché ci sono voluti 60 anni per una autostrada, e perchè è ancora prioritario per il rilancio dell’economia del Paese il ponte di Messina (le baraccopoli del terremoto del primo ‘900 le stanno smantellando ora, ndr) piuttosto che sostenere e realizzare le opere dei territori che pagano le tasse per tutti.

A proposito, e il residuo fiscale? Perché è facile dire che è merito proprio se abbiamo una strada in più quando si lascia che i soliti esattori portino via dai territori le risorse per farne 100 di autostrade della Valtrompia. Capitani coraggiosi.

Monica Bugatti – Responsabile provinciale Grande Nord Brescia

 

Foto Alberto Bigoni

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