BELSITO S’E’ DIMESSO. PAGATI ANCHE I LAVORI DELLA CASA DI BOSSI

di GIANLUCA MARCHI

ULTIMORA.  Il tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, che pochi minuti fa ha rassegnato le dimissioni, con i soldi dei rimborsi elettorali avrebbe foraggiato con viaggi, alberghi, cene, i figli di Umberto Bossi e Rosy Mauro. È quanto si evince da una nota dei carabinieri del Noe agli atti delle indagini. Belsito, indagato a Milano per appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato, avrebbe utilizzato parte dei fondi del partito per pagare i lavori di ristrutturazione della villa di Gemonio del leader del Carroccio Umberto Bossi. È quanto emerge, secondo indiscrezioni, dall’inchiesta milanese.

Il tesoriere del Carroccio è accusato di aver sottratto circa 18 milioni di euro in parte distratti a favore della famiglia di Bossi. Sul tesoriere indagano le Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Le accuse vanno dal riciclaggio all’appropriazione indebita fino alla truffa ai danni dello Stato per aver sottratto denaro al partito e per presunte somme per rimborsi elettorali non dovuti. Le diverse perquisizioni, circa 30, messe a segno dagli uomini della Guardia di finanza e dei Carabinieri hanno anche riguardato l’abitazione del tesoriere.  Fin da stamane l’ex ministro dell’Interno e leghista Roberto Maroni aveva chiesto, così come altri esponenti del partito, un passo indietro da parte del tesoriere, mentre finora Bossi lo aveva ‘difeso’. Ora anche dal leader del Carroccio arriva la decisione di abbandonare il tesoriere del partito.

Nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano che vede indagato Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio, sarebbero state effettuate perquisizioni ‘presso terzi’ anche nell’ufficio di via Bellerio di Daniela Cantamessa, una delle segretarie del leader Umberto Bossi, e nell’abitazione della donna. Inoltre è stata perquisita anche la sede del Sinpa di via Bellerio alla ricerca di documenti su una casa in Sardegna intestata allo stesso Sindacato padano di cui è segretario Rosi Mauro.

Perquisizioni sono state disposte, nell’ambito dell’inchiesta di Napoli su Francesco Belsito, anche nell’abitazione di Nadia Dagrada, a Milano, che risulta essere una dirigente amministrativa della Lega oltre che responsabile dell’ufficio gadget. Dal decreto risultano perquisizoni anche presso altri esponenti del Carroccio, tra cui Helga Giordano, residente a Sedriano (Milano), e Sabrina Dujany, residente a Chiavari (Genova).

Intanto, nonostante l’annuncio della mattinata, Roberto Maroni per tutto il giorno non s’è fatto vedere in via Bellerio.

«Dopo il caso Belsito il percorso politico di Bossi è ufficialmente esaurito. E chi ci accusa di blasfemia sbaglia di grosso.W Lega pulita». È quanto si legge in un tweet de La velina verde.

 

BERLUSCONI: BOSSI NON PUO’ ESSERE SFIORATO DA ALCUN SOSPETTO

«Chiunque conosca Umberto Bossi e la sua vita personale e politica, non può essere neanche lontanamente sfiorato dal sospetto che abbia commesso alcunchè di illecito. E in particolare per quanto riguarda il denaro della Lega, del movimento al quale ha dato tutto se stesso.Perciò esprimo a Umberto Bossi la mia più affettuosa vicinanza». Lo sottolinea Silvio Berlusconi in una dichiarazione. «Sarà bene -aggiunge il Cavaliere- anche ribadire e ricordare che Bossi, contrariamente a quanto cercano di suggerire certi media, non solo non risulta accusato di alcunchè ma dovrebbe casomai essere considerato persona offesa».

Il tesoriere della Lega Francesco Belsito avrebbe distratto soldi pubblici “per sostenere i costi della famiglia Bossi“. E’ quanto si legge nel decreto di perquisizione eseguito dai finanzieri del nucleo tributario di Milano nell’ambito dell’inchiesta in cui e’ indagato il tesoriere del Carroccio. “Per il momento, questo non e’ il nuovo caso Lusi” dicono in Procura, a Milano, con riferimento all’indagine che coinvolge il tesoriere della Lega, Francesco Belsito. Vi e’ la certezza che la Lega sia parte offesa soltanto in relazione all’appropriazione indebita; in tal caso, sarebbe stato “sottratto denaro al partito politico” da parte degli indagati.

E’ inutile girarci intorno ormai, anche se molti tentano di difendersi dietro i sospetti che la magistratura si è mossa solo ora che siamo a un mese dalle elezioni amministrative e la Lega è all’opposizione del governo nazionale. Anche Dc e Psi sostenevano una analoga posizione dopo il febbraio 1992 e poi sappiamo bene cosa è successo. La realtà è che per il connubio Bossi e Lega la festa è finita. Una volta tanto la dice giusta il Governatore del Veneto Luca Zaia: “Così è un’agonia, facciamo chiarezza subito”. Da troppo tempo circolavano voci che erano in pratica certezze sull’utilizzo disinvolto dei soldi pubblici incamerati dal partito e la vicenda del finanziamento in Tanzania è servita solo a scoperchiare una pentola che ribolliva da mesi e mesi, per non dire anni. E infatti nel decreto di perquisizione si legge anche che la gestione della tesoreria leghista è avvenuta nella più completa opacità fin dal 2004. Se la Lega non vuole sprofondare sotto la valanga di fango che si sta liberando, chi ha condotto in questi mesi la battaglia interna per conquistare il controllo del movimento cercando di tenere insieme tutte le anime oggi non ha più la possibilità di perseguire questa strategia. Roberto Maroni stamattina ha detto che bisogna fare pulizia. Ebbene, o la Lega fa pulizia subito e in fretta o è meglio che chiuda baracca e burattini. Se i militanti e i dirigenti del Carroccio che sono rimasti lontani da questa gestione imbarazzante (anche se un po’ troppo silenti finché il bubbone non è esploso) pensano di poter avere ancora un ruolo, ebbene ora pretendano lo svolgimento immediato del Congresso federale. Si facciano sentire al più presto oppure si ritirino mestamente e consentano al sipario di chiudersi.

Ma torniamo alle inchieste. Circa il reato di truffa  la Procura sta cercando di ricostruire come sarebbero stati utilizzati i soldi dei rimborsi elettorali ottenuti dalla Lega. I partiti, per legge, hanno l’obbligo di mettere a rendiconto il denaro avuto come rimborso, altrimenti vanno incontro a sanzioni. In queste ore, gli investigatori di Milano, Napoli e Reggio Calabria, stanno ascoltando diversi testimoni. Nella vicenda Lusi la Margherita sarebbe parte offesa, mentre nell’inchiesta che coinvolge Belsito, almeno per quanto riguarda il reato di truffa, si potrebbero ipotizzare responsabilita’ del ‘Carroccio’.

«La gestione della tesoreria del partito politico Lega Nord è avvenuta nella più completa opacità sin dal 2004». Lo si legge nel decreto di perquisizione a carico, tra gli altri, del tesoriere del Carroccio, Belsito.  L’inchiesta della Procura di Milano nella quale è indagato tra gli altri Belsito, è nata in seguito all’esposto di un militante del carroccio riguardante l’utilizzo dei fondi del partito negli investimenti in Tanzania e a Cipro. È quanto si legge nel decreto di perquisizione a carico di Belsito, Scala e Bonet. In seguito alla denuncia l’inchiesta era stata avviata per approvazione indebita a carico di ignoti.

Il nome di Francesco Belsito era già comparso, anche se non da indagato, nell’ambito di un’altra inchiesta per riciclaggio e associazione per delinquere del 2008. È quanto si legge nel decreto di perquisizione a suo carico in cui i magistrati scrivono che la sua figura «era emersa nel corso di alcune intercettazioni telefoniche» eseguite nell’ambito di quel’indagine da cui era emerso che «Belsito aveva richiesto il supporto di una società fiduciaria con sede a Lugano, la Doge Sa, per la predispozione di strutture societarie attraverso le quali giustificare il trasferimento all’estero di denaro detenuto in Italia». All’epoca Belsito era già tesoriere della Lega e gestiva il denaro del partito. Era inoltre membro del cda di Fincantieri. «Dalle indagini effettuate sul suo conto – proseguono i pm – era emerso che questi faceva versamenti di denaro alla Lega in misura superiore ai redditi da lui percepiti». Concludono i pm: «Ciò aveva suscitato perplessità, ma non al punto da ipotizzare reati a suo carico».

Tre procure indagano su vicende che vedono coinvolto il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito: Milano, Napoli e Reggio Calabria. Le indagini riguardano anche i movimenti e l’utilizzo del denaro del Carroccio. Il partito – come dice l’ex ministro Roberto Maroni, che chiede le dimissioni di Belsito – «risulta parte lesa». Perquisizioni sono state compiute in diverse città d’Italia e anche nella sede della Lega, in via Bellerio a Milano. Gli inquirenti milanesi, che accusano Belsito di truffa e appropriazione indebita, ipotizzerebbero comportamenti illeciti compiuti dal tesoriere anche quando era sottosegretario alla semplificazione nel governo Berlusconi. L’indagine sarebbe nata analizzando alcune transazioni finanziarie riferibili all’uomo d’affari veneto Stefano Bonet, legato ad un altro uomo d’affari, Paolo Scala, entrambi indagati. Partendo da queste movimentazioni, gli inquirenti milanesi sarebbero arrivati a contestare il reato di appropriazione indebita aggravata a carico di Belsito, Scala e Bonet, in relazione a investimenti in Tanzania, passando anche per Cipro, con soldi sottratti alla Lega Nord. Per quanto riguarda invece il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, a carico del tesoriere della Lega, le accuse riguarderebbero un illecito utilizzo dei rimborsi elettorali arrivati al Carroccio: i pm ipotizzano che siano stati presentati rendiconti irregolari ai presidenti di Camera e Senato, che sarebbero così stati tratti in inganno e che quindi non avrebbero sospeso i rimborsi elettorali. Nel mirino dei pm c’è anche l’ultimo, dello scorso agosto, di circa 18 milioni di euro. Un altro filone dell’inchiesta milanese vede indagati Bonet e Belsito per truffa ai danni dello Stato «con riferimento alle erogazioni concesse allo Stato sotto forma di credito di imposta in favore della società Siram», che si occupa di innovazione tecnologica. Anche nell’indagine di Reggio Calabria compare la Siram. Gli indagati sono otto. Gli inquirenti contestano al tesoriere della Lega il reato di riciclaggio. Belsito, secondo l’accusa, sarebbe stato legato ad un intermediario ligure che a sua volta era in stretto contatto con esponenti della cosca De Stefano di Reggio, la più potente della città insieme a quella dei Condello. Le perquisizioni ordinate dalla procura di Napoli, invece, mirano a reperire documentazione sui rapporti finanziari tra Bonet, – legato a società finanziarie con interessi anche in Campania – e il tesoriere della Lega Nord, con cui sarebbe in rapporti economici.

Nelle indagini della procura di Milano che vedono indagato tra gli altri Belsito, si stanno effettuando accertamenti anche sull’ultimo rimborso elettorale, erogato al partito lo scorso agosto, di circa 18 milioni di euro. Ciò è legato al sospetto degli inquirenti che siano stati presentati dei rendiconto per i rimborsi elettorali irregolari alle presidenze di Camera e Senato. In sostanza sarebbe stata violata la legge del 1999 del finanziamento ai partiti.

«È il momento di cogliere questa occasione per fare pulizia». Lo ha detto Roberto Maroni parlando dell’inchiesta che ha coinvolto il tesoriere del Carroccio Francesco Belsito che, secondo l’ex ministro, dovrebbe «fare un passo indietro».  Arrivando all’università Cattolica per un incontro organizzato dai Mup, il movimento universitario padano, Maroni ha commentato che si tratta di «una brutta vicenda iniziata tempo fa, con indiscrezioni su operazioni diciamo strane, ed è una conseguenza molto negativa su cui non si è fatta sufficiente chiarezza». «È il momento – ha aggiunto – di cogliere questa occasione per fare pulizia. Queste cose fanno male alla Lega e ai suoi militanti. È il momento di fare una operazione di trasparenza e mettere le persone giuste al posto giusto». Vale il principio di innocenza, ma premesso questo, l’ex ministro ha detto di ritenere che «l’inchiesta debba indurre il nostro amministratore a fare un passo indietro». «L’inchiesta in cui risulta indagato il nostro tesoriere – ha sottolineato – mi sembra particolarmente importante, per cui credo che la risposta giusta che la Lega deve dare è un passo indietro volontariamente da parte dell’amministratore e la nomina di un amministratore verso cui abbiamo fiducia, che possa fare chiarezza sui conti, dirci davvero cosa è successo finalmente e prendere in mano la situazione».

Edoardo Rixi, candidato della Lega Nord a sindaco di Genova, ha detto che potrebbe abbandonare la campagna elettorale se Francesco Belsito non dovesse dimettersi dalla carica di tesoriere del partito. «Questa situazione ci imbarazza molto – ha dichiarato Edoardo Rixi a Genova, a margine del consiglio regionale -. Attendo la fine del vertice di via Bellerio per vedere quali provvedimenti vengono presi. Ma se non ci saranno le dimissioni mi consulterò con i candidati della nostra lista per decidere se è il caso di andare avanti». «Avevo già preso le distanze da Belsito – ha detto ancora Rixi – quando era emersa la vicenda dei fondi in Tanzania. Credo che il nostro partito debba mantenere sempre fede ai valori che i nostri elettori ci riconoscono».

«Che posizione dovremmo tenere secondo voi?». Il capogruppo della Lega alla Camera, Gianpaolo Dozzo, in un primo momento risponde così ai giornalisti che gli chiedono la posizione del gruppo sulla vicenda di Francesco Belsito, il tesoriere del Carroccio indagato con le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato. C’è nervosismo al termine della riunione, con i ‘lumbard’ che evitano i giornalisti e tirano dritto, verso l’Aula di Montecitorio. «Penso che Belsito farà le debite considerazioni – risponde poi Dozzo incalzato dalle domande – e metterà a disposizione il mandato. Sarà lui a decidere, ma ognuno in questo momento deve pensare al bene del movimento. Se Belsito pensa di fare il bene del movimento, allora faccia un passo indietro». Nel Carroccio, riunito a Montecitorio per il consueto briefing sull’attività parlamentare, si è naturalmente parlato anche delle notizie che arrivano da Milano. «Abbiamo letto le agenzie», conferma Dozzo, che tuttavia non si pronuncia sulla posizione del tesoriere. «Che volete che ne sappia io? – risponde allargando le braccia – Se c’è una cosa che non avrei mai fatto nella vita è l’avvocato o il magistrato. Mio figlio purtroppo studia Giurisprudenza, ma io l’avevo sconsigliato dal farlo…».

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