Bruxelles all’Italia: incapaci di controllare frontiere e prendere impronte

LA CDU LITIGA SUI MIGRANTI, CONGRESSO DIFFICILE PER MERKELdi REDAZIONE – Gli hotspot che non decollano, i ricollocamenti dei profughi da Grecia e Italia verso gli altri Stati membri che non si fanno, i rimpatri che stentano, i controlli sui migranti carenti: per il settimo vertice di seguito, i leader Ue si sono confrontati, con toni anche aspri, sulla crisi dei flussi migratori e su tutte le carenze che ostacolano i progressi per blindare le frontiere esterne.

 

A spronare il drappello sono ancora Angela Merkel e Francois Hollande, che con i presidenti di Commissione e Consiglio Ue Jean Claude Juncker e Donald Tusk vogliono procedere rapidamente (entro giugno) all’istituzione di un’agenzia Ue di guardacoste e guardie di frontiera, che in casi di vulnerabilità dei confini agisca su comando di Bruxelles, contro la volontà di uno Stato. “Idea molto controversa”, riconosce lo stesso Tusk, ma il controllo delle frontiere è una “conditio sine qua non di tutte le politiche migratorie”. E avverte: “Le alternative sarebbero altrettanto dolorose”. L’allusione è alla possibilità di sospendere da Schengen, fino a due anni, un Paese incapace di mantenere il controllo delle proprie frontiere esterne.

 

L’ipotesi di cedere un pezzo della propria sovranità nazionale non piace a molti Paesi, tra questi i Visegrad, rivelano fonti diplomatiche, ma nel corso della discussione non si sono create particolari fratture. Il premier Matteo Renzi, insofferente per l’Ue a guida tedesca che vorrebbe persino imporgli centri di detenzione per i migranti illegali in attesa di rimpatrio, è arrivato a Bruxelles con la voglia di showdown.

 

Brucia ancora l’apertura della procedura di infrazione per le mancate registrazioni delle impronte digitali nel sistema Eurodac. La definisce “surreale”. L’Italia è “oltre il 90% degli obiettivi”. Piuttosto, accusa, i ricollocamenti “sono a meno dell’1% degli impegni presi”. Ma fonti Ue rimarcano: “Raccogliere le impronte dei migranti in relazione alla richiesta di asilo non solleva l’Italia dall’obbligo di registrare le loro impronte anche per l’ingresso irregolare alle frontiere esterne”. L’Italia ha tentato di giustificare “la discrepanza tra il numero di arrivi di migranti e le cifre Eurodac con la pratica di raccogliere le impronte per chi chiede protezione internazionale solo per l’asilo. Ma questa pratica non è corretta”, puntualizzano.

 

Anche il ministro Angelino Alfano, venuto a Bruxelles per la riunione di pre-vertice del Ppe, attacca sulla procedura di infrazione: è “inspiegabile e irragionevole”. “Siamo pronti ad aprire gli hotspot”, è “un segnale di buona volontà superiore a quello che stiamo ricevendo sui ricollocamenti”. L’Italia lo fa “anche per togliere pretesti a chi li cerca”. Smentisce che non ci siano persone da ricollocare e suona categorico: “O i ricollocamenti e rimpatri ripartono, o salta tutto il sistema”. I dati della presidenza lussemburghese sul tavolo del summit restituiscono un quadro desolante: su 160mila trasferimenti di richiedenti asilo in due anni, ne sono stati fatti 184; gli hotspot aperti sono due sugli undici previsti; da settembre i rimpatri sono stati 658.

 

Intanto prima del summit si è svolto un mini-vertice col premier turco Ahmet Davutoglu, Merkel, Faymann, Juncker, ed i leader di altri 10 paesi europei (Grecia, Belgio, Lussemburgo, Finlandia, Slovenia, Olanda, Svezia, e Portogallo). Principale obiettivo della riunione, organizzata su iniziativa di Vienna e Berlino: l’avvio di un meccanismo per il reinsediamento di rifugiati siriani ed iracheni dalla Turchia, per procedere col piano d’azione per limitare i flussi in arrivo dal quel Paese. Ma le cifre rivelano che gli arrivi, a due settimane dall’accordo, continuano ad essere 4mila al giorno.

 

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