Brusca libero. Bernardelli: Stato debole con i forti. Felice di non sentirmi italiano

di Roberto Bernardelli – – Il pentito Giovanni BRUSCA, l’ex boss di San Giuseppe Jato, lascia il carcere. Ha finito di scontare la pena e da ieri l’ex killer di Cosa nostra che il 23 maggio 1992 azionò il telecomando per la strage di Capaci, è un uomo libero. Nel pomeriggio, come scrive l’Espresso on line, ”u verru” (il porco) come era soprannominato negli ambienti mafiosi ha lasciato il carcere di Rebibbia. BRUSCA è stato scarcerato per effetto della della legge del 13 febbraio del 2001 grazie alla quale per lo Stato italiano ha finito di scontare la propria pena detentiva. Avendo scelto di collaborare con la giustizia ha ottenuto gli sconti di pena previsti dalla legge.

Ma non possiamo non dire che ci troviamo di fronte ad uno Stato debole con i forti e forte con i deboli. La comparazione tra questa vicenda giudiziaria e altre che affannano l’uomo comune, ci impone di riflettere sul metro, sul peso, sull’adeguatezza del sistema giudiziario davanti ai mostri e davanti al cittadino comune che ha la sfortuna di inciampare in un percorso processuale, penale o civile.

I commenti si sprecano, vediamone alcuni.

“E’ una notizia che sicuramente non mi fa piacere. E’ un’offesa per le persone che sono morte in quella strage. Secondo me dovevano buttare via le chiavi”. Così Giuseppe Costanza, autista del giudice Giovanni Falcone scampato alla strage di Capaci, commenta con l’Adnkronos la scarcerazione per fine pena di Giovanni BRUSCA. “Sono trascorsi 29 anni da quel giorno, ma né Falcone, né la moglie, né i ragazzi della scorta potranno mai ritornare in vita – aggiunge -. Che Paese è il nostro? Chi si macchia di stragi del genere per me non deve più uscire dalla galera”. Se avesse la possibilità di farlo cosa direbbe all’uomo che azionò il telecomando che causò l’esplosione? “Niente. Non mi sento neppure di avvicinarmi a una persona del genere”.

“La scarcerazione di Giovanni BRUSCA è una vergogna di Stato. Sono sconvolta per quanto accaduto. Non mi aspettavo l’ennesima vergogna della giustizia in Italia”. E’ quando ha dichiarato Rita Dalla Chiesa all’Adnkronos.

“Umanamente e’ una notizia che mi addolora, ma questa e’ la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. La stessa magistratura in piu’ occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non e’ stato tutto confiscato: non e’ piu’ il tempo di mezze verita’ e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si e’ macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue”. Lo ha detto Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, dopo la notizia della scarcerazione per fine pena di Giovanni Brusca, l’ex capomafia, poi pentito, che ha premuto il telecomando che ha innescato l’esplosivo nella strage di Capaci. Nell’attentato morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Che resta da dire? Che a maggior ragione non mi sento italiano. Se questo è il Paese che dobbiamo osannare nell’unità dei suoi intenti…. non stupiamoci se

 

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