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Brescia, la strage fa notizia sul New York Times Magazine. Ma non in Regione Lombardia Perché?

di Monica Rizzi – Io insisto. In alcune strutture del bresciano è venuta a mancare fino a oltre la metà dei degenti. Eppure non se ne parla. Trovo la notizia in una pagina interna della cronaca del Corriere della sera, ma la notizia viene diffusa solo nell’edizione bresciana.

Perché?

Lo sappiamo, purtroppo, che da disposizione degli illuminati amministratori lombardi, i tamponi si facevano solo sui sintomatici. O meglio, su una parte dei sintomatici. E gli altri? Nulla. Nelle rsa del bresciano si sta registrando una strage silenziosa. Ma fa notizia solo il Trivulzio.

Perché?

Perché i tg continuano a non raccontare che anche qui i Nas stanno indagando? Scrive il Corriere sulle pagine bresciane che “da settimane i carabinieri del Nas stanno passando a setaccio anche nel Bresciano le rsa, «focolaio» indiretto di una strage silenziosa. Per verificare, prima di tutto, il rispetto delle prescrizioni: dal distanziamento
sociale (non sempre praticato) alla divisione categorica tra persone malate e non, con accessi e corridoi separati, fino
al livello delle condizioni igienico-sanitarie degli ospiti. I più fragili. I più colpiti. Tanto che — su iniziativa delle singole
famiglie, impotenti e confuse — o di enti come il Codacons, all’indirizzo della procura è arrivata una dozzina di esposti
affinché si vada a vedere se davvero chi di dovere ha agito correttamente, obbedendo alle linee guida. O se qualcuno,
magari, avrebbe potuto salvarsi”.

E veniamo a sapere, solo dalle pagine bresciane, e non nazionali, che “Tra i casi più recenti, i 22 decessi dalla seconda metà di marzo all’Istituto Bassano Cremonesini di Pontevico, che accoglie pazienti disabili sotto il profilo psichico (attualmente ce ne sono 298). Tutti gli esposti vengono esaminati e «iscritti», quindi, in altrettanti fascicoli aperti a carico di ignoti in fase preliminare — per lesioni e omicidio colposo — indipendentemente dagli eventuali sviluppi. Chiaro che per procedere, previa attenta valutazione dei magistrati, serve maturino evidenze tali da ipotizzare precise responsabilità penali e personali. Ad oggi parliamo di circa un migliaio di decessi, nell’ultimo mese, dentro le strutture bresciane: una «strage» fomentata in parte anche dal ritardo dello stop alle visite dei familiari, scattato il 4 marzo, così come la scelta di accogliere i positivi con sintomi lievi dimessi dagli ospedali e la mobilità degli operatori, non sempre preparati a una simile emergenza e spesso veicolo involontario del contagio”. Onore al merito alla giornalista Mara Rodella che riporta con minuzia questi dati.

Ma non li sentiamo risuonare nell’aula del consiglio regionale. Non sentiamo il governatore parlarci delle rsa, non sentiamo gli assessori indugiare sulle rsa, sulle morti degli anziani. Stanno tutti abbottonati come al polo nord.

Il simbolo della tragedia bresciana lo deve cogliere solo la stampa estera se vediamo la copertita del New Yort Times Magazine. Guardate.

 

Com’è che Brescia finisce su uno dei quotidiani più importanti del pianeta ma non viene menzionato dalla politica italiana? Dove sono gli amministratori eletti nel bresciano che siedono in Regione o in Comune? Da nessuno di loro arrivano critiche alla gestione dell’emergenza?

Eppure guardate qui i dati proposti dal Corriere. Pagine bresciane, s’intende. Quasi duemila vittime vi sembrano poche?

Aspettiamo gli esiti delle ispezioni dei Nas. Vuoi vedere che, come supposto per Milano e altre città, il numero dei decessi effettivo porti a numeri diversi? E tenete presente che manca ancora la conta nelle rsa.

Zitti, mi raccomando, è Brescia, se la gente sa e capisce sai che rivoluzione.

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