BOSSI&SILVIO, LITIGANO IN PUBBLICO MA SI SPARTISCONO I TG

di GIANMARCO LUCCHI

In pubblico fingono di litigare, Pdl e Lega, ma in privato, nelle segrete stanze continuano ad andare d’accordo. Ancora una volta il banco principale di prova è la Rai, cartina di tornasole dell’andazzo politico di questo Paese. Il succo è che Berlusconi e Bossi si sarebbero messi d’accordo per spartirsi la direzione del Tg1 e quella della Tgr, la testata giornalistica regionale. E tutto questo a due mesi dalla scadenza del Cda in carica, che vorrebbe procedere alle nomine.

La bufera è esplosa in serata. Secondo il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, sarebbe stata «raggiunta un’intesa tra la Lega e il Pdl, che fanno finta di litigare, per procedere nella prossima seduta del Cda, costi quel che costi, a nominare per un anno ulteriormente l’attuale direttore del Tg1  Alberto Maccari, già in pensione, e a nominare un direttore della Lega, Alessandro Casarin alla Tgr, con due condirettori del centrodestra». La dichiarazione è stata rilasciata a Radio Radicale da Giulietti, che parla di «occupazione militare assoluta», tirando in ballo il consigliere d’amministrazione della Rai e parlamentare Pdl in carica Antonio Verro al quale sarebbe stato detto «di presentarsi al voto e se necessario votare anche cinque contro quattro» al prossimo Cda di Viale Mazzini, previsto per martedì 31 gennaio alle 16, anche se la convocazione non è ancora arrivata sui tavoli dei consiglieri. Giulietti si è rivolto poi «al presidente della Rai Garimberti, ai consiglieri di amministrazione e alle Autorità di garanzia, affinchè si dissocino: chiunque possa lo deve fare, anche rassegnando le dimissioni».

«Non ho niente da commentare», ha detto il consigliere Verro interpellato dall’Adnkronos. Aggiungendo: «Mi esprimerò col voto in Cda quando arriverà la proposta del direttore generale. Non vedo perchè tutta questa corsa alle dichiarazioni pro e contro Maccari».

Di «farneticazioni» parla Giovanna Bianchi Clerici, consigliere di Viale Mazzini in quota Lega Nord. «Quelle di Giulietti mi sembrano farneticazioni. C’è stata -ha sottolineato- solo una riunione informale martedì scorso fra i consiglieri dove si è affrontato solo ed esclusivamente il tema della direzione del Tg1». «Nel corso di quella riunione informale – ha raccontato Bianchi Clerici – su richiesta del presidente ho espresso la mia opinione che è la seguente: non credo sia questo il momento per ricorrere ad esterni. Io personalmente non voterò alcun candidato esterno e lo considero inopportuno per tre motivi: primo, pende il ricorso di Minzolini la cui sentenza è attesa per i primi giorni di marzo; secondo, credo che in un’Azienda di 1600 giornalisti non sia proprio il caso di andare a cercare un direttore del Tg1 esterno; terzo, credo che in questo mese e mezzo Maccari (nella foto a fianco)  abbia svolto il proprio ruolo con estremo equilibrio e saggezza, tanto è vero che gli ascolti sono aumentati e non vi sono state mai polemiche sulla parte politica del giornale, per cui credo che se il Dg proporrà il nome di Maccari, io lo voterò con assoluta serenità perchè è un fior di professionista». «In questo momento mi sembra proprio di rivivere la situazione della fine del 2000, quando Gad Lerner fu costretto a dimettersi per un incidente durante l’edizione del Tg1 e la dirigenza ricorse ad Albino Longhi, da tempo pensionato», ha concluso Bianchi Clerici.

L’esistenza di accordi politici è stata respinta anche dal consigliere di centrosinistra della Rai, Giorgio van Straten: «Le proposte di nomina in Cda le presenta il Dg e, quindi, dal mio punto di vista gli accordi politici non esistono finchè il dg non si assume la responsabilità di farsene portavoce. Questo sarebbe naturalmente gravissimo e mi auguro che non succeda».

La polemica però non si placa sul fronte dei politico: «Sarebbe sorprendente se la direzione generale della Rai procedesse a nomine, che si tratti di Tg1 o Tgr, basate su un accordo interno alla vecchia maggioranza Pdl-Lega che non c’è più e con l’aggravante del voto decisivo di un consigliere che, in quanto parlamentare, non potrebbe sedere nel Cda». È quanto afferma il senatore Fabrizio Morri, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza. «In questo nuovo contesto -aggiunge Morri- ci permettiamo di consigliare solo scelte condivise dall’intero vertice Rai vista anche la vicinanza della scadenza del mandato sia del dg che del Cda».

Parole dure anche dal responsabile del Forum Pd per la Riforma del sistema radiotelevisivo, Carlo Rognoni, che parla di «accordo-vergogna». «Non voglio crederci! Ma se fosse confermata la notizia diffusa dall’onorevole Beppe Giulietti di Articolo 21 -ha detto Rognoni- in Rai avremmo toccato il fondo, anzi raschiato il fondo del barile. Saremmo davanti a uno scandalo insopportabile e inaccettabile, le cui conseguenze non potrebbero che essere quelle di far precipitare la Rai in una crisi di governo profonda e irrecuperabile». «Io ti do Maccari che piace a te del Pdl alla direzione del Tg 1, per un anno. Poco importa che sia in pensione. E io allora in cambio ti do Casarin che piace a te della Lega Nord alla direzione dei Tg regionali. Questo l’accordo-vergogna che Pdl e Lega avrebbero raggiunto per assicurarsi a due mesi dalla loro naturale scadenza un’ultima spartizione di potere in Rai fra alleati. Alla faccia dell’informazione plurale e autonoma del servizio pubblico», ha aggiunto Rognoni.

«Difficile immaginare che il presidente della Rai resti al suo posto così come quei consiglieri che sentono la preoccupazione di scelte adeguate e responsabili oggi che sono alla fine del loro mandato ancor più di ieri. Non voglio crederci, poi, perchè immagino che anche se Pdl e Lega hanno firmato questo patto scellerato, sarà il direttore generale Lorenza Lei ad avere la forza e il coraggio di opporsi. E, come si sa, le proposte in Cda alla Rai devono sempre essere fatte dal direttore generale. Non dai consiglieri, neppure dalla maggioranza del consiglio», ha concluso Rognoni. Sarcastico invece il segretario dell’Usigrai, Carlo Verna: «Abbiamo chiesto a una pasticceria nei pressi di Saxa Rubra di preparare un cappello di zio Paperone (dolce solo per personale cortesia) da far mangiare a chi, alto vertice aziendale, aveva scommesso che la soluzione Maccari al Tg1 sarebbe stata una transizione di un mese e mezzo. Lo invieremo eventualmente al destinatario dopo le decisioni che il cda prenderà. Sarà una scherzosa polemica se si tratterà di una scelta condivisa, legata alla vicina scadenza dei vertici aziendali. Viceversa sarà un preannuncio di dura battaglia sindacale sia per il Tg1 che per il Tgr se ci saranno soluzioni a colpi di maggioranza in cui decisivo risulti il voto del consigliere-parlamentare Verro, in bilico tra Montecitorio e viale Mazzini», ha concluso.

Per la cronaca, senza entrare nel merito della professionalità dei due colleghi, il fatto che la Lega sponsorizzi Casarin (nella foto a fianco), attuale condirettore della Tgr, fa parte del solito andazzo Rai che impone di mettersi sotto un cappello politico per fare importanti salti di carriera. Casarin, varesino (guarda un po’…) è entrato parecchi anni fa in Rai in quota craxiana e poi è transitato in ambito Forza Italia, e lo si ricorda passivo intervistatore del Cavaliere ai tempi della famosa discesa in campo. Scaricato dai suoi principali sponsor forzaitalioti, in anni più recenti s’è spostato sulla Lega, che all’interno della Rai era alla ricerca di alfieri da battezzare, visto che quelli portati da fuori non avevano dato i risultati sperati. Ed ecco che il “super-leghista” Casarin ora è sul punto di accedere alla guida della potente macchina dei Tg regionali.

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