QUOTE LATTE, IL CAPOLAVORO INVERSO DELLA LEGA

di GIANLUCA MARCHI

Avevamo scritto che l’iniziativa della Lega per cercare di ammorbidire il governo Monti sulla vicenda delle quote latte, trovando una sorta di sanatoria o condono per gli splafonatori che non hanno mai pagato le multe, sarebbe finita in un nulla di fatto clamoroso. E così è stato, anche se Umberto Bossi e Luca Zaia sono andati in pellegrinaggio a Palazzo Chigi per convincere il premier ad ammorbidire la posizione dello Stato nei confronti dei cosiddetti “duri e puri”, cioè circa 1500 produttori che non hanno mai voluto mettersi in regola accettando la rateizzazione delle multe. «La normativa comunitaria va applicata senza peraltro gravare sui produttori»: lo ha affermato a proposito delle quote latte il ministro Mario Catania a Torino. «La questione delle quote latte non è oggetto di valutazione politica. È una normativa comunitaria che va applicata. Abbiamo ancora 1.500 produttori che non hanno aderito alle retaizzazioni previste», ha osservato il ministro. «Io dico che questi produttori devono accettare la rateizzazioni sulla base delle normative comunitarie».

La linea dura sulla vicenda viene ribadita dal presidente della commissione Agricoltura della Camera Paolo Russo (Pdl): «Nessuna proroga, nessuna furbizia, nessun sotterfugio ma solo tutela degli allevatori che hanno sempre operato correttamente e rispetto per chi ha già pagato le multe rateizzando gli importi», dichiara Russo alla vigilia dell’esame delle risoluzioni che hanno come tema l’applicazione della normativa in materia di quote latte. Il seguito della discussione congiunta dei documenti è previsto, infatti, per le 12 di mercoledì. «Sono certo – evidenzia il parlamentare – che la volontà di mettere fine ad un privilegio e ad un’ingiustizia che ha già sottratto milioni di euro agli agricoltori del Nord e del Sud, verrà fuori senza equivoci e sarà chiara anche al Governo». «La recessione economica e l’Europa, che annuncia procedure di infrazione, impongono ancor di più rigore ed imparzialità. Non si può contestare la proposta del presidente della giunta regionale della Campania Stefano Caldoro di istituire un fondo di garanzia nazionale per fronteggiare le esigenze di liquidità del Paese e poi – conclude Russo – chiudere gli occhi di fronte ad salasso che toglie a tutti per il vantaggio di pochi». Il riferimento è chiaramente agli ex alleati della Lega Nord.

Bossi e Zaia si erano presentati da Monti e dal ministro Catania pensando di far leva ancora una volta sulla relazione del nucleo  Carabinieri presso il Ministero dell’Agricoltura (quando titolare era proprio Zaia) che aveva cercato di minare dalle fondamenta il sistema delle quote latte. Una relazione sulla base della quale, in effetti, diverse Procure avevano aperto dei fascicoli, che via via però si stanno chiudendo con un nulla di fatto. Almeno fino a oggi. Monti non ha nemmeno concesso ai due esponenti leghisti di avventurarsi su questa strada, chiudendo ogni spiraglio di discussione e ribadendo che le multe andavano pagate.

Nei giorni scorsi era poi circolata l’ipotesi che nel decreto semplificazioni potesse trovare spazio una riapertura dei termini della legge 33, consentendo agli ultimi 1500 duri e puri di accettare la rateizzazione già scaduta da tempo. Ma poi il premier ha cassato l’ipotesi, non volendo in alcun modo varare un provvedimento ad hoc per le quote latte. Così nel decreto è stata introdotta la norma che tutti i debitori verso l’Erario (non solo gli allevatori e con la sola esclusione di chi ha debiti contributivi) possono accedere a una rateizzazione flessibile con rate variabili e incrementabili col passare degli anni. Teoricamente la norma dovrebbe valere anche per gli allevatori amici della Lega. Se non fosse che circola un’interpretazione tecnica che escluderebbe proprio loro: il regolamento Ue da cui è discesa la legge 33 (detta anche Zaia) stabilisce, infatti, che il piano di rateizzazione delle multe possa avvenire solo a rate costanti. E tali rate stanno pagando in 30 anni senza interessi i produttori che hanno aderito alla legge suddetta. Una diversa rateizzazione, con quote basse all’inizio sarebbero interpretate da Bruxelles come qualcosa paragonabile a un vantaggio rispetto agli altri colleghi-concorrenti e quindi non ammissibile.

Ironia della sorte se non dovesse intervenire una modifica, gli splafonatori amici di Bossi e Zaia, per la cui difesa i due si erano mossi, potrebbero essere gli unici non ammessi a rateizzare e si troverebbero subito Equitalia alle calcagna. L’ennesimo capolavoro leghista!

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