Bossi vs Maroni: la Lega bicefala rischia di saltare per aria

di GIANLUCA MARCHI

La tregua di Pontida è durata un giorno. E’ bastato poco e la Lega è ripiombata in una sorta di bicefalismo fra il Vecchio Capo e il Nuovo Capo, cioè fra Umberto Bossi e Roberto Maroni. Per la verità è il primo che punzecchia il secondo, anzi lo attacca apertamente e soprattutto mette nel mirino uno dei maroniani di ferro, Flavio Tosi, continuando poi  a ribadire che la base del partito viene sostanzialmente sfanculata. Eravamo stati facili profeti, in occasione della seduta di insediamento delle Camere, a prevedere che il Senatur avrebbe utilizzato il palcoscenico romano per tornare protagonista, con frotte di giornalisti che non aspettano altro di riportare ogni suo respiro o rantolo destinato ad avere quasi più rilevanza degli interventi del segretario federale, che finora, per il vero, ha sempre evitato di replicare direttamente al presidente. Ma può andare avanti a lungo una situazione del genere?

Ieri Bossi ha sparato varie pallottole in direzione via Bellerio, oltre a dire che il nome meno peggio per la presidenza della Repubblica potrebbe essere quello di Franco Marini. Il Vecchio Capo ha stoppato Maroni sulla questione delle espulsioni, ribadendo che per statuto tutti i militanti raggiunti da provvedimenti disciplinari possono per statuto appellarsi a lui come ultima istanza e lui non intende espellere nessuno. Quindi è andato all’attacco della situazione veneta, parlando di fascisti in guanti neri venuti da Verona per fare casino a Pontida e menare le mani e ribadendo la necessità di fare i congressi, perché non si puà stare in piedi con quasi tutte le province commissariate. Quindi ha concluso con una chicca: “Maroni ha fatto una cazzata a portare i diamanti sul pratone. Doveva venderli e portare i soldi da dare direttamente alle sezioni”.

La strategia bossiama appare chiara: probabilmente è vero che non vuole spaccare la Lega, ma proprio non ha digerito la scelta di Maroni di restare segretario dopo l’elezione a presidente della Lombardia (dimissioni respinte dal Consiglio federale), e quindi sembra provocare l’altro in continuazione col probabile obiettivo di stancarlo al punto da costringerlo a mollare la presa sul partito, quantomeno per convocare un nuovo congresso e farla fuori dal punto di vista politico. Evidentemente i bossiani sono convinti che fra i militanti stia montando il malcontento verso la gestione maroniana e dunque si stanno convincendo di poter rimettere in discussione l’esito del congresso dell’anno scorso, nonostante i numeri di partenza li veda sfavoriti.

Di certo è che la strategia del logoramento messa in atto da Bossi non può durare a lungo con un Maroni che lascia fare senza curarsi delle conseguenze politiche. La Lega bicefala rischia di non riuscire a sopravvivere a se stessa.

 

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