BOSSI&FIGLI INDAGATI. E IL TROTA VA IN VACANZA IN MAROCCO

di REDAZIONE

Umberto Bossi e’ indagato per truffa ai danni dello Stato per l’uso dei rimborsi elettorali destinati alla Lega: si parla di 18 milioni di euro. Secondo i pm, il senatur era a conoscenza del fatto che parte dei soldi dei rimborsi venissero versati all’ex tesoriere, Francesco Belsito, e ai figli. Una ‘paghetta’ da cinquemila euro al mese per Riccardo e Renzo Bossi. Tanto avrebbero intascato i figli del senatur con fondi prelevati dai soldi dei rimborsi elettorali. Anche per questo e’ scattata nei loro confronti l’accusa di appropriazione indebita nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano sui fondi del Carroccio. Ai due figli del senatur sarebbero stati versati anche soldi per spese extra come quelle relative ad auto e benzina. Restano ancora al vaglio dei magistrati che indagano sull’utilizzo dei fondi pubblici della Lega Nord, le posizioni di Rosi Mauro e della moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, che, per adesso, non sono state iscritte nel registro degli indagati. A Umberto Bossi e’ stato notificato un avviso di garanzia con l’accusa di appropriazione indebita, nell’ambito dell’inchiesta sui conti della Lega.

Indagato anche il senatore Piergiorgio Stiffoni accusato di peculato in relazione all’uso dei fondi del Carroccio del Senato. E’ stato iscritto nel registro degli indagati anche l’imprenditore Paolo Scala per riciclaggio.

Secondo gli inquirenti, Umberto Bossi, in qualita’ di legale rappresentante della Lega, sarebbe stato consapevole che i fondi della tesoreria gestita da Francesco Belsito venivano usati per scopi diversi da quelli legati al partito. “Bossi risponde come segretario federale che redige i conti – ha spiegato il procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati – e abbiamo elementi utili per dire che c’e’ sotto una sua consapevolezza”.

In un incontro con i giornalisti il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e il pm Paolo Filippini, che indagano sui fondi della Lega, hanno spiegato che l’iscrizione nel registro degli indagati di Umberto Bossi con l’accusa di truffa ai danni dello Stato e’ “un atto di garanzia che dovra’ comportare degli approfondimenti”. Approfondimenti che, hanno precisato gli inquirenti, sono collegati ad accertare se effettivamente il denaro ottenuto grazie al meccanismo dei rimborsi elettorali sia stato utilizzato per esigenze personali dagli altri indagati, a cominciare dall’ex tesoriere Francesco Belsito. Quest’ultimo, hanno puntualizzato i magistrati, risponde anche di appropriazione indebita, oltre che di truffa perche’ si sarebbe accaparrato il denaro per uso personale. L’avviso di garanzia a Umberto Bossi e’ stato notificato nella sede del Carroccio, in Via Bellerio.

Gli inquirenti si sono convinti che fosse necessario inviare un avviso di garanzia al fondatore della Lega anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria amministrativa Nadia Dagrada che ha affermato, durante gli interrogatori, che Umberto Bossi firmava tutti i rendiconti. In particolare, a Bossi viene contestato di avere ‘avallato’ questi rendiconti ritenuti non veritieri nell’agosto 2011.

MARONI: CERTO DELLA SUA BUONA FEDE. E’ MOLTO GIU’ MA REAGIRA’

«Conosco Bossi da una vita e sono ultracerto della sua totale buona fede»: così Roberto Maroni ha commentato la notizia che Umberto Bossi è indagato nell’inchiesta sui fondi della Lega, cosa che l’ex ministro dell’Interno ha definito semplicemente «un atto dovuto». Maroni ha aggiunto: «L’ho sentito ed era molto giù, però credo che reagirà nel solito modo riprendendo a fare quel che faceva».

 

 

IL TROTA INDAGATO E’ IN VACANZA IN MAROCCO

Non si trova in Italia ma in vacanza in Marocco, Renzo Bossi, il figlio del Senatur che oggi ha ricevuto un’informazione di garanzia con l’accusa di appropriazione indebita nell’ambito dell’inchiesta sui fondi della Lega. A quanto si è appreso, Renzo è partito ieri per il Marocco insieme alla fidanzata, all’ex assessore lombardo Monica Rizzi e al compagno di quest’ultima.

MARONI: CI VUOLE UN FISICO BESTIALE… MA PARLA DI COMIZI

«Senago, Meda, Tradate, Cantù: ci vuole un fisico bestiale, ma per la grande Lega questo e altro». Così Roberto Maroni sulla sua pagina Facebook, dove l’ex ministro dell’Interno interviene con vari post, tacendo tuttavia sugli avvisi di garanzia arrivati in via Bellerio, uno per Umberto Bossi, due per i figli del Senatur Renzo e Riccardo. Bobo interviene sulla sua bacheva Fb con vari commenti, ma tace sul nuovo tsunami che ha investito in queste ore il Carroccio. Stamani, qualche ora prima che venisse resa nota la notizia degli avvisi di garanzia, Maroni aveva postato un messaggio in cui, tra le altre cose, aveva scritto: «per faccendieri, ladri e ciarlatani non c’è posto nella Lega del futuro».

…MA IN MATTINATA AVEVA SCRITTO: IN LEGA VIA FACCENDIERI, LADRI E CIARLATANI

«Voglio una LEGA UNITA, voglio una LEGA FORTE, voglio una LEGA VIVA. Una Lega che si concentra sulle cose da fare e non sulle menate interne, che progetta e governa, che dà risposte. LARGO AI GIOVANI E A CHI È CAPACE. Per faccendieri, ladri e ciarlatani non c’è posto nella Lega del futuro», lo aveva scritto stamattina Roberto Maroni su FB.

GENTILINI: MEGLIO CHE BOSSI NON SI FACCIA PIU’ VEDERE AI CONGHRESSI

Una «fucilazione elettorale alla schiena per alto tradimento, come succedeva nei tribunali militari»: la auspica Giancarlo Gentilini, prosindaco di Treviso, nei confronti degli esponenti della Lega – tra cui Umberto Bossi – raggiunti da avvisi di garanzia per truffa ai danni dello Stato. «Questa indagine della magistratura – afferma Gentilini – è un segnale che la Lega bossiana è giunta al capolinea. L’altra Lega sarà quella di Maroni, Tosi, Gentilini e Zaia, che devono nuovamente essere credibili nei confronti di tutti quelli che hanno votato il partito e sono rimasti schifati dal comportamento della moglie di Bossi, del Trota, di Rosi Mauro, di Belsito e Giorgio Stiffoni». «Sarà una Lega onesta, pura, dura, rispettosa delle leggi – aggiunge – e senza tanti spettacoli tipo Venezia, le ampolle e tutto quel contorno». Per Gentilini, «forse Bossi è il meno colpevole perchè data la sua malattia non era in grado di controllare tutto e tutti: anche il naufragio del governo Berlusconi-Bossi dipende purtroppo dalla malattia di Bossi, che non è stato in grado di essere quell’animale politico che faceva pressione vitale sui suoi compagni di viaggio». «Bisogna avere il coraggio – conclude – di mandare a casa tutti quelli che per tanti anni hanno messo le mani nel vaso della marmellata e si sono leccati il dito. Bisogna adoperare il bisturi senza guardare in faccia nessuno: meglio è che non si facciano più vedere nè nei congressi nè nei comizi in piazza, questo vale anche per Bossi».

SALVINI: UMBERTO: NON SI E’ MAI ARRICCHITO?

«Chiunque conosca Bossi ne conosce lo stile di vita. Tutto ha fatto fuorchè arricchirsi, chi dice il contrario mente». Lo ha detto l’europarlamentare della Lega, Matteo Salvini, interpellato in via Bellerio sull’indagine a carico di Umberto Bossi.

CALDEROLI: INDAGINE ATTO DOVUTO, BOSSI IN BUONA FEDE

«L’indagine aperta su Umberto Bossi penso che sia un atto dovuto e personalmente ritengo che sia conseguente a una firma, o una sigla, apposta dal Segretario in assoluta buona fede, facendo affidamento sulla correttezza di un documento contabile predisposto dall’amministrazione del Movimento. Ho visto dare da Bossi alla Lega tutta la sua intelligenza, tutto il suo genio politico, tutte quelle che erano le sue risorse, anche economiche, tutte le sue energie, al punto di essere arrivato ad un passo dalla morte, e nulla potrà modificare la stima e l’affetto che provo per lui». Lo afferma il Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli.

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