La Lega spaccata. Bossi: “Rischi di scissione? Ci sono sempre…”

di GIANMARCO LUCCHI

La situazione si sta facendo esplosiva dentro la Lega per quanto riguarda la convivenza fra l’ex segretario Umberto Bossi e il suo successore Roberto Maroni. Ieri dalleanticipazioni dell’intervista di Sette in edicola domani è emerso che Maroni ha liquidato così il potere del Senatur nel partito: “Ormai non conta più nulla, il suo è solo un ruolo affettivo”.

Oggi Bossi gli risponde da par suo:  attacca la nuova dirigenza della Lega e replica duramente alle parole del neo segretario federale. “Non rispondo”, ma il capo “sono io”. Il Senatur ha risposto cosi’ ai giornalisti che, fuori dall’Aula di Montecitorio, gli hanno domandato chi sia il vero capo del Carroccio. Ma ai giornalisti che insistono sulle parole del neo segretario federale, Bossi ha risposto  con una battuta pesante.: “Ci sono tanti cani piccoli che abbaiano molto ma non fanno paura”.

Incalzato dai giornalisti, Bossi, di ritorno a Montecitorio dopo settimane di assenza, ha aggiunto: “A me Roma non piace. La guerra preferisco farla sulle Alpi”. Quanto poi a un’alleanza con il Pdl in vista delle politiche, per il Senatur è “troppo presto per parlarne”. E sul ritorno in scena di Silvio Berlusconi “non ho capito se e’ tornato veramente in campo”.

“Non ho niente da dire, c’è stato un congresso che ha preso delle decisioni. La questione per me è chiusa”. Lo ha detto Roberto Maroni rispondendo ai giornalisti che al Senato gli hanno chiesto un commento sulle parole di Umberto Bossi che oggi ha ribadito di essere lui il capo della Lega e ha definito gli altri “cani piccoli”.

Ma in serata Bossi torna a parlare: un rischio di scissione nella Lega? “Ci sono sempre i rischi… speriamo di no”. Così a Repubblica Tv il presidente della Lega  a chi gli chiede del rischio di rottura nel Carroccio, anche dopo il duro botta e risposta con Roberto Maroni. A chi gli chiede di eventuali errori nella gestione delle segreteria da parte di Maroni, Bossi risponde: “Maroni pensa che il segretario sia una funzione di potere, non è così”.

Un gruppo alternativo, nato da una costola della Lega Nord, che raccolga il favore anche di altri deputati del centrodestra insoddisfatti o delusi dai loro partiti di provenienza. Questa la tentazione che aleggia tra i fedelissimi di Umberto Bossi a Montecitorio, delusi dal nuovo corso maroniano e gia’ pronti a fare i conti per arrivare a raccogliere 20 ‘ribelli’ – numero minimo di deputati previsto dal regolamento della Camera per dar vita a un nuovo gruppo – disposti a far le valigie e a dare l’addio al Carroccio. “Tanto nella Lega siamo morti lo stesso – dice un bossiano di ferro all’Adnkronos – tanto vale tentare”. I numeri, assicurano, ci sarebbero, tant’e’ che qualcuno avrebbe gia’ provveduto a mandare segnali di fumo a Maroni. “Siamo in 25 aperti all’ipotesi di lasciare”, confida un altro deputato del Carroccio, precisando che invece al Senato “i numeri non ci sono. Dunque la tentazione e’ forte soprattutto a Montecitorio”. La Lega, in altre parole, “rischia un’emorragia alla Camera”. Che potrebbe dar vita a una nuova esperienza. “Il seme per un partito nuovo”, dice lo stesso ben informato. A generare malumore, anche le nomine decise da Maroni per dare il la al nuovo corso della Lega 2.0. “Ha messo dentro i suoi uomini – denunciano da via Bellerio – tutti gli altri sono rimasti a bocca asciutta. Ma il segretario federale deve essere il capo di tutti”. Il meno convinto su eventuali divisioni delle ‘camicie verdi’ sembrerebbe proprio il Senatur, che tuttavia oggi su Maroni ha colpito duro, per poi ammettere che il rischio di scissione c’e’, “ma speriamo di no”, ha aggiunto. Giusto una settimana fa Bossi, raggiunto a Gemonio da un fedelissimo, avrebbe invitato all’unita’. “Dovete tutti lavorare per il nuovo segretario – avrebbe detto – c’e’ la Lega da salvare”.

 

”Umberto dice che vuol star lontano da Roma e fare la guerra sulle Alpi? Condivido in pieno! Venga su da me che lo aspetto, l’ho invitato in settimana, cosi’ si allontana dai veleni e dai falsi amici che lo aizzano dicendogli che lui e’ ancora il capo”: lo ha detto all’Ansa il leader degli indipendentisti leghisti, il trentino Erminio Boso. ”Leggo in queste ore delle cose stravaganti – spiega Boso, che in questo periodo estivo vive in una baita in montagna – Certamente anche io a Umberto gli dico ‘ciao capo’. Ma perche’ gli voglio bene e perche’ tutti nella Lega gli vogliono bene. Diverso e’ chi lo aizza a dire che lui e’ ancora il capo. Perche’ adesso il capo e’ Maroni, lo ha deciso democraticamente un Congresso ed e’ stato lo stesso Umberto a indicare Bobo”. ”Se Umberto, come spero, vien su da me – conclude Boso – ci facciamo delle belle girate nei boschi. Spegne il telefonino per qualche giorno, sta lontano da pressioni e da uomini e donne che gli danno la cicuta. E cosi’ ritira fuori quella carica di inventiva che tanto serve in questo momento e mette un valore effettivo, di idee e di creativita’, nel suo ruolo di presidente. Stando lontano dai battibecchi buoni solo a riempire pagine di giornali nel vuoto estivo. Il suo passato e’ troppo grande per perdersi in certe sciocchezze”.

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