Bossi: non è vero che va tutto bene. Ma per ora la Lega non si spacca

di GIANLUCA MARCHI

Non è stata la Pontida che in molti si aspettavano, anche per via delle anticipazioni giornalistiche che quasi prefiguravno botte fra leghisti e che invece si sono rivelate sbagliate. Sì, alcune contestazioni ci sono state, uno striscione che dava del pinocchio a Maroni è stato esibito, ne sono seguti spintoni ed insulti fra le due fazioni, ma tutto si è limitato a poca rispetto alle previsioni. D’altra parte la presenza sul patrone di Umberto Bossi, del quale si era scritto che avrebbe disertato in dissenso totale col segretario federale, e il suo intervento dal palco sono serviti ancora una volta a confermare che il fondatore del Carroccio, così come successe all’ultimo congresso di Assago, non ha intenzione di spaccare il movimento. Almeno per il momento. Quest’ultima precisazione è doverosa perché il Vecchio Capo non ha voluto nascondere lo sporco sotto il tappeto: “E’ sbagliato dire che tutto va bene – ha pronunciato dando l’impressione di essere in discreta forma – . Non è vero che ci spaccheremo, anche se c’è il rischio che si litighi. Chi ha detto che nella Lega va tutto bene è un leccaculo, però si può ancora rimediare. Il problema è che la base del partito è senza difese e conta poco. Invece bisogna darle più importanza. Per esempio i dirigenti eletti e nominati ogni anno dovrebbero essee sottoposti alla valutazione della base. Il fatto è che ci sono dirigenti che non amano la gente comune, che invece è quella che tiene in vita il partito”.

Il Senatur ha  quindi scagliato un fendente contro il segretario veneto Flavio Tosi, senza per altro mai nominarlo: “In Veneto è tutto commissariato, ma adesso è il momento di fare i congressi”. Ma alla fine ha rivolto un appello all’unità del movimento: “Niente insulti, non possiamo venire qui a scontrarci, questa è la festa della concordia, quindi diamoci la mano uno con l’altro. Niente esagerazioni e niente fischi esagerati pe ri leccaculi di regime. Oggi dobbiamo essere tutti per uno e uno per tutti.

E’ stato un discorso finanche diplomatico quello di Bossi, che non ha nascosto i problemi interni al movimento e che si possono riassumere così, almeno dal suo punto di vista: scarsa democrazia interna, penalizzazione dell’ala bossiana e tendenza a risolvere tutto aumma-aumma in Consiglio federale dove la maggioranza maroniana è schiacciante. In sostanza con la richiesta di coinvolgimento della base il presidente federale sembra voler perseguire un riequilibrio interno che al momento non c’è, ma che ugualmente non lo porta affatto all’estrema conseguenza di spaccare il movimento e di creare una nuova Lega. Per ora, dunque, si va avanti uniti e la “concordia” (anche se un po’ tirata) è stata raffigurata dalla salita sul palco di Bobo Maroni a conclusione dell’intervento del Senatur e dalla presenza di quest’ultimo a fianco del segretario per tutta la durata del discorso finale. E tuttavia è netta la sensazione che i carboni brucino sotto la cenere.

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