BOSSI MOLLA: MARONI SEGRETARIO E TRE VICESEGRETARI

di GIANMARCO LUCCHI

Un via libera, al consiglio federale, è arrivato da parte di Umberto Bossi alla candidatura unica di Roberto Maroni alla segreteria federale della Lega: l’accordo fr ai due era già stato sottoscritto in precedenza e durante la riunione ne ha dato lettura Roberto Calderoli. Dunquec cndidatura unica che serve a garantire «l’unità del partito».  Il consiglio federale ha affrontato soprattutto questioni legate alla riforma dello statuto della Lega che sarà modificato al congresso federale del 30 giugno-1 luglio. A quanto si è appreso si prevede anche la presenza di tre vicesegretari, quarantenni in rappresentanza delle regioni del Nord, con una presidenza appannaggio esclusivo di Umberto Bossi come fondatore del Carroccio. «Bisogna mantenere il partito unito», avrebbe ripetuto Bossi alla riunione in cui è stato descritto molto attivo nell’affrontare le questioni procedurali in vista del congresso.

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Nessuna alleanza tra Lega e Pdl ai ballottaggi. Roberto Maroni sbatte la porta in faccia all’ex alleato. Anzi, impone anche un ultimatum all’ex partner di governo: «Tolga il sostegno a Monti e si voti a ottobre» e tutti amici come prima (se possibile). E poco importa se, così facendo, si mettono a rischio le amministrazioni guidate con il Pdl. Tanto «per la Lega conta il territorio». E Maroni non esclude neanche la possibilità che il Carroccio «non si candidi al Parlamento di Roma». In realtà, i ‘lumbard’ si sentono forti del governo regionale di Veneto e Piemonte. E non temono strappi dal del Celeste pericolante, Roberto Formigoni.

Maroni è intervenuto a Cesena, dove si è svolto il congresso della Romagna, che ha nominato i delegati per il congresso federale di Bergamo e riconfermato l’on. Gianluca Pini alla segreteria nazionale (era l’unico candidato e ha avuto il 91% dei voti disponibili). I fari nel partito sono puntati all’appuntamento di fine giugno, dove l’ex responsabile del Viminale vuole varare «la Lega 2.0». Resta da sciogliere il nodo della candidatura. L’ex ministro non ritira ancora le riserve, nella speranza di un passo indietro di Umberto Bossi e sembra rimandare tutto a quanto succederà oggi al Consiglio federale. L’ex ministro se spera che il Senatur confermi l’idea di non candidarsi più a segretario federale. E tuttavia resta attendista, perché nelle ultime settimane ha dovuto incassare troppe docce fredde dal vecchio capo tra uscite di scena e ritorni sul palcoscenico. Bisognerà vedere quanto nella notte appena trascorsa e in mattinata, la famiglia e quel che resta del cerchio magico/malefico avranno premuto sull’Umberto per convincerlo a non consegnare le chiavi del movimento ai “barbari sognanti” e al loro capo mai amato, per non dire di peggio.

Nel Carroccio, comunque, stanno cadendo vari tabù, compreso quello di levare il nome di Bossi dal simbolo. «Appartiene al movimento ed è amministrato dal Consiglio federale al quale spettano le decisioni – ha voluto sottolineare Maroni -. Negli anni lo abbiamo cambiato, il simbolo evolve». La risposta è indirizzata al bellicoso Giuseppe Leoni, uno dei più fieri avversari dei maroniani, che nei giorni scorsi ha ricordato come il simbolo appartenga a lui, a Bossi e alla moglie di quest’ultimo e se qualcuno vuole impossessarsene farebbe meglio a farsi un altro partito. Un Leoni che da mesi va in giro soprattutto pe rla Lombardia a “insultare” i militanti, come è successo qualche sera fa a Brescia dove ha accusato la base del partito di essere responsabile per il mancato ottenimento del federalismo, avendo lavorato poco per la causa. Lui, invece, in parlamento da 25 anni, deve aver fatto tantissimo ma nessuno se n’è accorto.

Intanto, a sorpresa, Mario Borghezio ha annunciato la possibilità di una sua candidatura al congresso federale «se non verrà dato spazio alle istanze indipendentiste». Resta da tenere sotto osservazione la situazione dei veneti, stanchi delle beghe lombarde e abbastanza frammentati tra bossiani, cerchisti e maroniani: su queste colonne è già stato scritto che uno snodo fondamentale in vista del congresso federale sarà il congresso nazionale della Liga dove presumibilmente si confronteranno Flavio Tosi e Massimo Bitonci. Ma non solo quella. Per esempio dopo il congresso della Romagna, uno dei bossiani di ferro (ex autista di Maroni) ha attaccato: «La purga staliniana si è improvvisamente fermata a Cesena. Prendo atto che all’interno del Movimento si lavora a due pesi e due misure». Lo ha detto il senatore emiliano della Lega Giovanni Torri commentando la rielezione di Pini a segretario della Romagna e a quanto detto da Roberto Maroni in proposito. «Questo – sottolinea Torri – lo si evince dal modo di giudicare i singoli esponenti che vengono di volta in volta coinvolti in qualche azione giudiziaria o anche di malcostume interno al movimento. Bossi – ricorda – facendo un passo indietro ha dimostrato di essere il vero leghista che il popolo padano ha voluto come capo. Tutti parlano di pulizia, di giustizia etica all’ interno del Movimento ma i fatti non rendono giustizia a quanto viene detto da chi attualmente vuole dirigere la Lega Nord».

In ogni caso sono tempi duri per quello che fu l’Asse del Nord. Silvio Berlusconi è lontano dai riflettori della politica (anche se, in disparte, continua a muoversi e a muovere le proprie pedine); ma è Umberto Bossi ad apparire in difficoltà. Il senatur non parla ormai dal 4 maggio, quando ha chiuso la campagna elettorale per le comunali di Monza. Comizio non fortunato, considerato che la Lega che si fregiava del sindaco non è riuscita neanche a raggiungere il ballottaggio. Da allora ha tenuto il silenzio anche sul successo del Tosi a Verona. Poi sono arrivate le pressioni dei maroniani per il ritiro della candidatura alla segreteria. Tosi glielo ha chiesto senza mezze parole: «Bossi non si candidi per il suo bene e quello della Lega». Il vecchio capo si è chiuso nel silenzio e vorrebbe evitare di spaccare il movimento: «Vogliatevi bene e non fatevi la guerra al congresso», sono state le sue ultime parole a Monza. Per poi aggiungere: «Resisto perchè non sono solo, perchè ho tutti voi».

Oggi dal Consiglio federale si capiranno molte cose. Di certo se la Lega non si spaccherà, chiunque la prenderà in mano si trpoverà a dover rianimare un corpo piuttosto malato, come ha dimostrato l’ultimo sondaggio di Mannheimer pe ril Corriere dove il Carroccio risulta in assoluto il partito verso il quale i cittadini hanno meno fiducia: un misero 4%.

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26 Comments

  1. avremo l’ennesimo Congresso Federale “farsa” con il candidato “unico” calato dall’alto
    la democrazia interna in Lega Nord, non è quasi mai esistita e non la porterà certo il comanda-prefetti Maroni Bobo
    l’autonomismo padano-alpino può vivere anche senza il leghismo
    forte salga il grido di chi vuole la libertà per la propria terra ed il proprio popolo = LOS VON ROM !

  2. almeno l’allega d’abbozzi sapevamo che era d’abbozzi (e famiglia allargata). l’allega di ammaroni di chi sarà ? col simbolo o senza ? e berluscone che dice ?
    assalvini dovevi entrare nel cerchio magico per avvelenare Lady Machbeth & consorte.
    appolonio, guarda quella nuvola ! quale occasione hai perduto !

  3. El vecio a la fine se inculaterà el nano, vederè, questa xe la profezia del gran profeta Bertoletto, che sembra fata apposta per sto caso…

  4. il 4% di LN oggi …
    ….significa il 3% domani….
    ……….e l’anniKilimento dopodomani….
    Xi devoti : Troppa grazia Sant’Antonio.
    SerenissimiSaluti

  5. Adessoilpianodi Maroni è completato… Ma dov’è finita la “pulizia,pulizia, pulizia”??? Rieletto un maroniano indagato come Pini che da anni va in tv (non si sa come…Maroni tu ne sai qualcosa..??! e lo stesso dicasi x Tosi…) ad attaccare Bossi… Verogogna Maroni…. Migliaia di militanti non lo possono sopportare, lui e la sua amica calabrese giornalista….

    • caro marco echisenefrega, sarà pure un po’ destro, come ci sono molti sinistri, ma credo sia, nonostante tutto, un sincero autonomista e questo mi basta. dovremmo tutti dubitare dei candidati unici….in un movimento in cui “pensa” solo il capo ben vadano alla conta voci meno stucchevoli dei sognatori adulanti

  6. Sulla questione simbolo comunque, di cui blatera tanto Leoni, sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i signori Brivio, Moroni e Sogliaghi.
    Visto che dal notaio nel 1984 c’erano anche loro, se non ci sono state ulteriori modifiche, la proprietà del simbolo comprenderebbe anche loro tre.

  7. Basta con la Lega. A noi indipendentisti non interessano le loro beghe interne e il totale fallimento delle loro tesi bugiarde è ormai solo un dato storico. Basta basta basta. O ci sono simpatie sotterranee?

    • Scusi Vantini ma questa è cronaca e fra i nostri lettori ci sono diversi interessati a sapere come vanno le cose là…
      gl marchi

  8. Non sono un “bossiano post-2004” (lo ero “ante-2004″…) e non conosco il sen. Torri, ma da Romagnolo posso tranquillamente confermare che la “pulizia maroniana” a Cesena ha subito una pesante battuta d’arresto… Peccato…

  9. Per il bene della lega e del nord è giusto che scompaiano tutti e si dia inizio ad una nuova era al motto:
    NON è MAI TROPPO TARDI.
    AMEN.

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