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SUMMIT BOSSI-MARONI, IL SENATUR VERSO LA RINUNCIA

di GIANLUCA MARCHI

Umberto Bossi e Roberto Maroni si sono incontrati oggi nella sede federale della Lega per il primo confronto dopo i risultati definitivi delle comunali. A quanto si è appreso, hanno anche discusso degli equilibri in vista del congresso che eleggerà il nuovo segretario federale e cercato un’intesa che eviti scontri. La questione sarà, però, affrontata in maniera più formale lunedì al Consiglio federale. «Tutto bene», avrebbe confidato Bossi, che starebbe riflettendo sull’opportunità della sua ricandidatura. Non si esclude che alla fine possa rinunciare.  Il faccia a faccia di oggi è stato di fatto il primo in via Bellerio fra il triunviro e il Senatur, dopo che Bossi aveva spiazzato i leghisti annunciando di volersi ricandidare alla segreteria federale, che in molti davano ormai vicina a Maroni. La questione, nonostante il chiarimento odierno, resta comunque aperta e delicatissima, visti i repentini cambi di orientamento del Capo e visto che i dirigenti leghisti dicono di volersi concentrare sui ballottaggi. Al Consiglio federale di lunedì, oltre che di questi ultimi, a proposito dei quali Bossi e Maroni hanno confermato la scelta di non fare apparentamenti, si parlerà soprattutto della stagione congressuale. In particolare in via Bellerio si sta studiando come modificare lo Statuto della Lega, perchè la gestione del partito sia più funzionale alla fase due.

IL PENTITO: UN BOSS DELLA ‘NDRANGHETA DICEVA DI AVERE IN MANO LA LEGA

In un summit di ‘ndrangheta del 2006 a Crotone il boss Pasquale Nicoscia avrebbe affermato che la mafia calabrese «teneva in mano» il «partito che odia i terroni», ovvero la Lega, facendo riferimento al ruolo svolto da Romolo Girardelli, uomo d’affari genovese. Lo ha raccontato, come riferito da fonti qualificate, il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, sentito nei giorni scorsi dagli inquirenti di Reggio Calabria che indagano, tra gli altri, sull’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, e sul ‘filonè del riciclaggio.

TOSI-BITONCI, SNODO PER IL FUTURO DELLA LEGA (O LEGHE?)

Fra un paio di mesi avremo una sola Lega o ne avremo due, una aggrappata intorno alla figura storica di Umberto Bossi e l’altra coagulata dalla leadership di Roberto Maroni e Flavio Tosi? Non sono improvvisamente impazzito proponendo tale interrogativo perché, andando oltre a tutte le dichiarazioni ufficiali che cercando di riportare l’attenzione sulla necessità di un Carroccio unito al fine di riprendere il cammino bruscamente interrotto dal disastro elettorale (perché, togliendo il caso Verona e poco altro, di disastro s’è trattato, per altro annunciatissimo visto da che po’ po’ di rampa di lancio era stato preparato nelle scorse settimane), sotto la coltre dell’ufficialità, come dicevo, cova in diverse persone il dubbio che non ci possa essere altra soluzione. Troppo distanti le posizioni, troppo diverse le anime perché possa continuare a rimanere insieme, commentano questi osservatori privilegiati.

Quali siano le due anime è presto detto, e ci aiuta a meglio raffigurarle il modello Tosi o modello Verona che dir si voglia, uscito vincitore dalle urne scaligere: da una parte ci sono i maroniani che cercano di trarre forza e ispirazione dal successo del sindaco veronese, il quale in un certo senso propone una Lega che va oltre la Lega, se ci è consentita questa apparente contraddizione, un movimento che tende cioè a mettere nell’armadio il vecchio armamentario padanofilo e secessionista, cercando di parlare e attrarre a sé coloro che non viaggiano notte e giorno col fazzoletto verde nel taschino. Qualcuno lo chiama una sorta di progetto “neo-democristiano”, che approfitterebbe della disgregazione del Pdl e della intrinseca debolezza della sinistra, almeno al Nord, per perseguire l’obiettivo egemonico nelle regioni padane, diventare cioè il polo maggioritario in grado di governare la parte più avanzata dell’Italia. Il ragionamento è quasi disarmante: a Verona ha funzionato, dunque portiamolo fuori dalla città di Giulietta e Romeo e andiamo alla conquista della Padania. Magari togliendo anche il nome di Bossi – come qualcuno comincia a proporre – dal simbolo della Lega Nord.

Dall’altra parte, del Carroccio intendo, ci stanno coloro che potremmo definire i “tradizionalisti” della Lega, un’area un po’ più larga dei semplici “bossiani” e dei “cerchisti”, gente che si arrocca sì intorno alla figura storica di Umberto Bossi, ma che si richiama (a torto o a ragione) alle idee originarie del leghismo, a cominciare dall’indipendenza e da tutto quello che ne consegue. Contestano agli altri di aver fato spazio dentro al Carroccio a gente che con il leghismo non hanno nulla a che fare e sono ben rappresentati dalla frase pronunciata in questi giorni dall’on. Massimo Bitonci, che ha pilotato il suo delfino Pan alla riconquista del Comune di Cittadella (Padova) sull’onda di questo slogan: “Noi vinciamo sventolando il Leone di San Marco e non sbaciucchiando il tricolore”, riferimento nemmeno troppo diretto alle predilezioni tosiane.

Se volessimo rappresentare in qualche modo le due anime, potremmo dire che i maronian-tosiani vengono percepiti come i “riformatori” e i tradizionalisti ovviamente come i “conservatori”. E lo snodo fondamentale per capire se dal congresso federale uscirà una Lega sola o spezzata in due (come accadde a Rimini per il Pci, che doveva essere trasformarsi in Pds e invece si vide affiancare da Rifondazione comunista) sarà soprattutto il congresso nazionale della Liga Veneta, dove si confronteranno le due figure venete di primo piano dei due schieramenti: Flavio Tosi e Massimo Bitonci. L’onda mediatica porterebbe a dire che il primo è destinato ad avere facile successo. Ma il lavoro pancia a terra del secondo dovrebbe consigliare agli altri di non distrarsi troppo e soprattutto di non considerare la vittoria già in tasca. D’altra parte il recente esito a sorpresa del congresso provinciale di Padova, con il prevalere del candidato “bossiano” pilotato da Bitonci, è stato un significativo allarme. A meno che nel poco tempo che manca al congresso di inizio giugno non si intenda soprassedere al confronto/scontro rinviando l’assise o cercando una soluzione di compromesso (Dozzo?).

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