Bossi: “Manzoni è un traditore, daremo alle stampe il nostro dizionario”

di ARTURO DOILO

Fermatelo, perchè avanti di questo passo finirà col collezionare una serie di patacche che nella storia della Repubblica italiana rimarrà insuperabile. Umberto Bossi – che ha minacciato il mondo intero sostenendo che ad agosto farà un comizio al giorno – dopo essersi arrampicato sui vetri per gli assegni girati ai figli, per la casa di Milano, per le ristrutturazioni di Gemonio, ieri ha superato sé stesso.

Per ribadire che ”non ci frega niente dell’Italia” e annunciare la pubblicazione di un ”dizionario della lingua padana” da parte del quotidiano del Carroccio, Umberto Bossi, durante un comizio a Vergiate (Varese) è arrivato a parlare di Alessandro Manzoni, padre della lingua italiana. Aprite bene le orecchie: ”Siccome per fare una nazione serviva una lingua – ha ricordato il presidente del Carroccio a proposito dell’unificazione dell’Italia – il re trovò un grande traditore, una canaglia, cioé Alessandro Manzoni, per fargli scrivere ‘Fermo e Lucia’ (che poi sarebbe diventato ‘I promessi sposi’) per dare una lingua comune all’Italia”. Impagabile. Ancora: ”Per questo motivo si studia a scuola – ha sostenuto Bossi – non perché è una grande opera, visto che è un mattone (che lui manco avrà letto per inciso), ma perché era scritto nella lingua italiana”.

Dopo questa sequela di corbellerie, il fu “Capo” ha ribadito la solita solfa, che l’obiettivo della Lega è ”la liberta’ della Padania” e quindi ha annunciato che il quotidiano del partito, la Padania, pubblichera’ prossimamente un ”dizionario della lingua padana” che tradurrà le parole di uso comune nelle varie province del Nord. Anche qui mostra di non aver letto le molte pubblicazioni in lingua locale già esistenti. Bossi ha parlato per quasi 50 minuti davanti a poco piu’ di 50 persone – tra un po’ sarà costretto a chiamare moglie e figli ai comizi per avere un po’ di pubblico – alla festa della Lega di Vergiate e ha dedicato quasi tutto il discorso a parlare della storia italiana, partendo da Annibale per arrivare a Cavour e confrontare l’indipendentismo leghista a quello dei patrioti irlandesi e degli indipendentisti canadesi. Roba che nemmeno Pico della Mirandola riuscirebbe a fare.

Pochissimi gli accenni all’attualità politica, fra cui la richiesta ribadita ai militanti di ”restare uniti”. Un passaggio lo ha dedicato all’economia (lui che è una specie di Re Mida al contrario). Ecco le sue parole:  ”Il debito pubblico nasce dall’immigrazione, che vollero molti imprenditori per fregare i loro lavoratori. Ma per fare l’immigrazione occorreva la casa, così ci fu la legge Fanfani”. Questo per Bossi il motivo della dimensione del debito pubblico italiano. Bossi ha parlato dell’immigrazione del sud Italia alla metà del secolo scorso, per descrivere rischi analoghi dell’attuale immigrazione dall’estero. Perché, ha sostenuto, dopo aver ottenuto l’edilizia popolare al nord ”i genitori degli immigrati al sud pretesero le pensioni”.

Domani è un altro giorno, la commedia continua…

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