Bossi ha fatto la Lega. I lombardi l’hanno distrutta

Foto bandiera Lega Lombarda

di Stefania Piazzo – Chi ha visto il docufilm Umberto B. ha ascoltato più voci. Quelle di chi ha assistito innanzitutto alla nascita della Lega, alla sua esplosione elettorale. Al suo tramonto sotto i colpi delle inchieste. Tutti volti lombardi. Solo volti lombardi. Perché la Lega Lombarda di Umberto Bossi era nata nella testa di Bossi. Perché aveva fatto i primi passi  a Varese. Ma chi conosce la Lega, sa bene che prima nacque la Liga Veneta. E che l’idea bossiana di federare i movimenti autonomisti portò i veneti a far parte della Lega Nord. Un contenitore che in realtà era tutt’uno col suo Capo. Quando esiste un leader, e del carico di Bossi, colui che trasformò il lessico della politica, animale politico di portata epica, ebbene, si sa che tutte le energie convergono verso il centro e ciò che è parte di quel corpo, alla sua periferia, per quanto viva in modo autonomo, sempre dipende dal cuore del mattatore.

Analizziamo i volti della debacle del 2012. Dove sono i veneti? Non se ne vedono. Scorgiamo solo lombardi. Lombardi i due successori del Capo. Maroni e Salvini. Lombardi i volti degli amministratori del Carroccio e loro esecutori testamentari. Lombardo il silenzio che avvolge la trasformazione del partito territoriale in sovranista. Il Veneto traina il referendum sull’autonomia, i volti del nuovo corso non sono però quelli dei veneti. Restano lombardi. E lombardi sono gli uomini di Salvini che lo portano a organizzare il congresso della svolta.

Eppure è paradossale. Di lombardo non c’è più nulla nella nuova Lega di Salvini.

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