IL PASSAGGIO AL BOSCO SIBERIANO DI TESSON

di MASSIMILIANO CARMINATI

A volte l’esteta subisce il fascino tenebroso della violenza, diceva Bruce Chatwin. Spesso anche quello, ugualmente terribile, della solitudine. Ne sa qualcosa Sylvain Tesson che ha deciso di vivere in una capanna ai Cedri del Nord, una località isolata sulle rive del Bajkal, il lago più antico del mondo secondo i Russi. Il villaggio più prossimo dista 120 kilometri ed è abitato dagli uomini della taiga, esseri arcaici che sembrano nutrirsi solo di neve e vodka. Per sei mesi interi Tesson ha come vicini solo orsi e lupi della foresta. Immerso in una natura indifferente e spietata, vive da solo un’esperienza radicale in totale contemplazione dei propri selvaggi paesaggi interiori.

Un esteta ha sempre qualcosa di interessante da dire, anche, forse soprattutto, nelle difficoltà. E Tesson, incurante delle rigidissime temperature dell’inverno siberiano, comincia prendendosela con il nemico giurato di tutti gli esteti: il kitsch, frutto del cattivo gusto degli uomini. Così, la prima azione che compie nel suo eremitaggio è eliminare il kitsch che settant’anni di materialismo storico hanno depositato intorno e dentro la baracca: gli arrugginiti rifiuti dell’industrialismo programmato nei piani quinquennali e il disgustoso linoleum dell’arredamento proletario. La seconda azione – anch’essa degna di un uomo dotato di una tensione spirituale non comune, come ogni autentico veneratore del Bello – è posizionare con cura i numerosi libri portati.

“Se qualcuno mi chiede perché sono venuto a rinchiudermi qui, risponderò: perché avevo delle letture arretrate”. Ovviamente, letture di un certo peso, non scelte distrattamente nell’apposito reparto dei supermercati. Classici della letteratura, opere filosofiche, la poesia di Baudelaire e Shakespeare, la cultura sapienziale dell’antico Oriente, racconti di viaggio, Whitman e Mishima, Kundera e Jünger, Montherlant e Camus, De Sade ed Eliade. Insomma, buoni compagni d’avventura coi quali ragionare sul senso ultimo delle cose, ascoltando i suggerimenti dei boschi e il silente parere del tempo, che scorre lento, implacabile ed incurante delle sciocche preoccupazioni degli uomini. “È bello sapere che da qualche parte in una foresta c’è una capanna dove è possibile qualcosa di non troppo distante dalla gioia di vivere”.

Il gioioso dialogo tra l’uomo solitario e il mondo che lo circonda viene registrato quotidianamente, con dovizia di particolari, nelle pagine del diario. La metamorfosi del lago è metafora del suo cambiamento interiore. Col mutare della stagione lo spesso strato di ghiaccio che ricopre il grande lago si scioglie lentamente, facendo affiorare la vita del profondo. Allo stesso modo in Tesson il tempo passato nella capanna dirada le fitte nebbie della vita borghese accumulatesi nella coscienza. Scomode verità vengono a galla e diventano le clausole inviolabili del patto di riappacificazione con il Tutto: “Piove, fa freddo e l’acqua ruscella dai rami lustri dei cedri. La bellezza non salverà il mondo; tutt’al più offrirà agli uomini un magnifico sfondo davanti al quale uccidersi a vicenda”.

AUTORE: Sylvain Tesson; TITOLO: Nelle foreste siberiane; EDITORE: Sellerio editore, Palermo, 2012; PAGINE: 256; PREZZO: 16 euro.

Il video di Tesson: http://www.youtube.com/watch?v=wCnGiztNOes

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