BONIFACIO IL BAVARO E LE RELAZIONI TRA BAVIERA E TOSCANA

di EMILIANO BAGGIANI

Questo saggio si ispira agli studi (1) portati avanti negli ultimi anni che hanno analizzato il passaggio in Toscana del dominio longobardo, terminato nel 774 d.C. con la conquista da parte dei Franchi di Carlo Magno. Come detto la Toscana visse una intensa germanizzazione durante il periodo longobardo che durò per ben due secoli (574 – 774 d.C.) e che lasciò un segno indelebile nella Tuscia e nel resto della Longobardia Major. A tal proposito scrive Jörg Jarnut : “Dobbiamo chiederci quale significato i longobardi abbiano avuto per la storia d’Italia . Nella penisola appenninica il fatto che nessuno dei re poté attuare il proposito formulato da Agilulfo , quello di essere “rex totius Italie” produsse una divisione – tuttora perdurante – in un Nord orientato verso l’Europa centrale ed occidentale (compresa la Toscana, ndr) e un Sud rivolto più marcatamente al mondo mediterraneo. Nel mezzo stava e sta Roma . Quanto il Nord sia stato influenzato dai Longobardi è testimoniato con ogni evidenza dal fatto che la regione ancor oggi centrale dell’Italia settentrionale reca il nome di Lombardia . I confini di ducati e gastaldati fissati dai Longobardi (confini che però spesso si limitavano a seguire modelli dell’età antica) segnarono in molti casi per secoli i distretti in cui si svilupparono – in quell’intreccio di città e campagna caratteristico dell’Italia – i primi comuni degli anni successivi al Mille e le città-stato dell’Italia bassomedievale e rinascimentale. Il diritto longobardo , d’altro canto , condizionò la vita giuridica dell’Italia settentrionale e centrale, fino alla riscoperta del diritto romano nei secoli XI e XII, e anche in seguito mantenne un peso significativo. Un’importanza che si è conservata fino ai giorni nostri, anche se in modo più limitato, ha avuto nel secolo VIII la morente lingua longobarda per quella italiana. I filologi hanno potuto stabilire che sono alcune centinaia le parole di origine longobarda. Il patrimonio onomastico italiano è stato durevolmente influenzato da quello Longobardo”. (2)

Ma la tendenza alla “germanizzazione” della Toscana non finì con i longobardi ma venne continuata durante la transizione alla Marca di Tuscia carolingia . E per definire precisamente questa continuità, l’approccio storiografico ha conseguito notevoli risultati sul piano della storia istituzionale ed ha avuto il pregio di contribuire a definire la cronologia e la successione al potere dei titolari delle cariche di vertice delle strutture amministrative nella Toscana altomedievale durante il passaggio dal dominio longobardo al dominio franco e carolingio, che venne riorganizzato , come noto, su base comitale anziché ducale. E cercando di non limitarsi ai personaggi più noti , un esempio significativo in questo senso può essere rappresentato dai comites toscani di origine bavarese che diedero origine ad un potere stabile e duraturo su tutta la Toscana ed ebbero come capostipite Bonifacio il bavaro. Il loro dominio sulla Toscana si estese dal secondo decennio del IX secolo e durò per un secolo circa . Il radicamento del “clan” dei bavaresi fu molto consistente e comportò anche un sensibile movimento migratorio da questa regione tedesca verso la Toscana. (3) Questo movimento demografico rappresentò una seconda ondata di “germanizzazione”, paradossalmente proprio sotto il dominio carolingio , che condizionò nuovamente la Toscana dopo quella occorsa nei due secoli precedenti e dovuta , come sappiamo, ai longobardi.

Scrive Stoffella: “Focalizzare l’attenzione sull’elemento «straniero» presente in Toscana così come sulle tradizioni di legge diverse da quelle longobarde, non deve portare però ad insistere sul carattere «esotico» di questo fenomeno, bensì ad evidenziare i processi di acculturazione e di sostegno interno che certamente si verificarono in seno alla società locale, anche grazie all’immigrazione o al trasferimento di individui che non hanno lasciato traccia nelle narrazioni o nei documenti ufficiali. Ripercorrere sinteticamente le relazioni istituite sul piano internazionale dai monarchi longobardi, ed in particolare a partire dal regno di Liutprando, permette di individuare significative esperienze migratorie, e i relativi influssi culturali, che contribuirono in parte ad avvicinare la Baviera alla Toscana. L’analisi del materiale archivistico toscano tra VIII e IX secolo, insieme allo studio di quello bavarese, e soprattutto della sede episcopale di Frisinga, consentono di apportare nuovi risultati e di mettere in evidenza la portata delle alleanze transalpine nel medio periodo”.

Bonifacio arrivò in Toscana nell’812 d.C. venendo investito del titolo di comes con particolare giurisdizione sulla Toscana nord-occidentale. La sede della sua corte , come al tempo dei duchi longobardi , era Lucca. (4) Bonifacio appena arrivato ripianò la tensione con il clero toscano che a più riprese aveva manifestato insofferenza per le malversazioni perpetrate dai suoi predecessori, fra cui un suo conterraneo bavarese chiamato nei documenti, in maniera altisonante, “Il Nibelungo” (5). Ricercando le origini di questo Nibelungo si scoprono alcune cose interessanti che rivelano intensi rapporti fra la Baviera e la Toscana durante il periodo altomedioevale . Il Nibelungo di Toscana era legato genealogicamente alla dinastia degli Huosi, sostanzialmente una famiglia “allargata” che aveva, più che legami familiari, connessioni personali accomunate da un baricentro di interessi patrimoniali e politici identificabile intorno al centro episcopale di Frisinga (6). Gli Huosi ebbero i loro patrimoni concentrati lungo un’ampia fascia di territorio estesa longitudinalmente dalla zona della valle dell’Inn e dalla Val Pusteria a sud, alla Baviera centro-settentrionale a nord. E’ degno di citazione che gli appartenenti a questa genealogia risultano essere stati tra i principali promotori, in terra di Baviera, del continuo sforzo di costruzione di un concreto collegamento politico e culturale con la penisola : quella fusione fra elemento latino e germanico che tanto fu inseguita lungo i secoli e che forse solo in Toscana ha trovato effettiva realizzazione. Il gruppo degli Huosi fu secondo per importanza in Baviera solamente alla famiglia dei duchi Agilolfingi. La presenza di Nibelungo in Toscana , che era uno degli elementi più in vista degli Huosi , testimonia quindi l’interesse di una delle famiglie bavaresi più importanti per la Tuscia. Ma questo interesse dei bavaresi per la Toscana è sicuramente antecedente alla presenza di Bonificio il Bavaro e del Nibelungo ed è ascrivibile alla politica di Tassilo III,  duca di Baviera, appartenente alla famiglia degli Agilolfingi. Gli Agilolfingi erano storicamente molto legati ai longobardi, in maniera particolare a Liutprando e Desiderio (che fu Duca di Lucca) . Tassilo III inoltre sposò, probabilmente per calcolo politico, la figlia di Desiderio , Liutperga . Tassilo prima della caduta del Regno longobardo perseguì una tattica politica che si potrebbe definire dei “due forni”: sebbene mantenesse rapporti stretti coi longobardi favorì politicamente la vittoria dei franchi . Successivamente cercò di estendere il suo potere sugli ex-territori longobardi della Longobardia Major e quindi anche sulla Toscana.

Anche il potente vescovo di Frisinga Arbeo conferma questa “attenzione” per la Toscana da parte dei bavaresi perché riportando della vita di San Corbiniano di Frisinga (7), che operò anche in Toscana compiendo diversi miracoli, si sofferma particolarmente su questa terra , che viene descritta dotata di una netta e ben precisa identità (germanica? ndr) differente dai territori circostanti , e dove aveva soggiornato più volte assieme al suo seguito (8) . Inoltre la centralità della Toscana nord-occidentale sulle direttrici viarie dell’epoca lascia intuire come proprio quest’area abbia costituito una zona di insediamento proveniente dai territori transappenninici e , più limitatamente,  da quelli immediatamente a nord delle Alpi, quindi anche dalla Baviera. (9)  

Concludendo : E’ possibile ipotizzare una più allargata base partecipativa agli scambi tra Baviera e Toscana nell’VIII e nel IX secolo di quella fino ad ora evidenziata. E forse questa particolare forma di sincretismo culturale permette di meglio spiegare il riuscito radicamento a Lucca della famiglia comitale di Bonifacio, anch’essa di origine bavara ed osservante tale legge, destinata a reggere senza una vera e propria opposizione locale le sorti della marca di Tuscia per circa un secolo (10).

NOTE

1 In particolare M.Stoffella “Le relazioni tra Baviera e Toscana tra VIII e IX secolo: appunti e considerazioni preliminari ” , MEFRM – 120/1 – 2008, p. 73-85.

2 Jörg Jarnut “Storia dei Longobardi”, ed. Einaudi, p. 135-136.

3 A. Hofmeister, Markgrafen… cit. p. 280- 298; E. Hlawitschka, Franken, Alamannen, Bayern und Burgunden in Oberitalien (774-962). Zum Verständnis Königsherrschaft in Italien, Friburgo, 1960.

4 Il dato ci proviene dal resoconto di un placito tenutosi all’inizio del secolo IX presso la città di Pistoia e presieduto da Adalardo, abate di Corbie, vassus e cugino del l’imperatore Carlo Magno. cfr. B. Kasten, Adalhard von Corbie. Die Biographie eines karolingischen Politikers und Klostervorstehers, Düsseldorf, 1986.

5 Per la diffusione e l’utilizzo in Baviera dei nomi legati alla saga tradizionale dei Nibelunghi cfr. W. Störmer, Adelsgruppen im früh – und hochmittelalterlichen Bayern, Monaco, 1972, p. 26 e seg.; 30 e seg. Si veda inoltre Id., Früher Adel. Studien zur politischen Führungsschicht im fränkisch-deutschen Reich vom 8. bis 11. Jahrhundert,Stoccarda, 1973, p. 39 e seg.; Id., Nibelungentradition als Hausüberlieferung in frühmittelalterlichen Adelsfamilien? Beobachtungen zu Nibelungennamen im 8./9. Jahrhundert vornehmlich in Bayern, in F. P. Knapp (a cura di), Nibelungenlied und Klage. Sage und Geschichte, Struktur und Gattung. Passauer Nibelungengespräche 1985, Heidelberg, 1987, p. 1-20; R. Wenskus, Sächsischer Stammesadel und fränkischer Reichsadel, Gottinga, 1976, p. 477-529 ai quali si rimanda anche per la letteratura sul Nibelungenlied. Per l’attività del franco Nibelung in Neustria, figlio di Ildebrando che fu fratellastro di Carlo Martello, cfr. R. Hennebicque-Le Jan, Prosopographica neustrica : les agents du roi en Neustrie de 639 à 840, in H. Atsma (a cura di), La Neustrie. Les pays au nord de la Loire de 650 à 850. Colloque historique international de Rouen, oct. 1985, Sigmaringen, 1989, I, p. 231-269, p. 235

6 Si veda R. Wenskus, Sächsischer Stammesadel… cit. p. 477-529; W. Hartung, Süddeutschland in der frühen Merowingerzeit. Studien zu Gesellschaft, Herrschaft, Stammesbil dung bei Alamannen und Bajuwaren, Wiesbaden, 1983, p. 178 e seg.; H.-D. Kahl, Die Baiern und ihre Nachbarn bis zum Tode Herzog Theodos (717-718), in H. Wolfram e A. Schwarcz (a cura di), Die Bayern und ihre Nachbarn, Vienna, 1985 (Berichte des Symposions der Kommission für Frühmittelalterforschung, 25. bis 28. Oktober 1982), I, p. 159-225, p. 168 e seg.; W. Störmer, Adelsgruppen… cit. p. 91 e seg.; J. Jarnut, Agilolfingerstudien. Untersuchungen zur Geschichte einer adligen Familie im 6. und 7. Jahrhundert, Stoccarda, 1986 (Monographien zur Geschichte des Mittelalters, 32), p. 110 e seg.; J. Jahn, Ducatus Baiuvariorum. Das bairische Herzogtum der Agilolfinger, Stoccarda, 1991 (Monographien zur Geschichte des Mittelalters, 35), p. 236 e seg. Si consulti anche la bibliografia completa di Jörg Jarnut, che a più riprese si è dedicato al tema dei rapporti tra ducato di Baviera e Regnum Langobardorum.

7 L’attuale Papa Josef Ratzinger, Benedetto XVI, originario della Baviera, ha nel suo stemma ufficiale un orso che si riferisce direttamente alla vita di S.Corbiniano, il quale durante un suo viaggio a Roma venne aggredito proprio da questo animale. Il culto del santo bavarese ha ancora un discreto seguito fra i credenti in Baviera .

8 Arbeonis Vitae… cit. cap. XVII-XIX, p. 206-210.

9 C. Violante, I traspadani in Tuscia nei secoli VIII e IX, in Studi di storia economica toscana nel Medioevo e nel Rinascimento in memoria di Federigo Melis, Pisa, 1987 (Biblioteca del Bollettino storico-pisano – Collana storica, 33), p. 403-456.

10 M.Staffella, Ibid.

 

 

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