Bobo Maroni e quelli che “io non sono mai stato leghista”

di GIUSEPPE ROSSETTO

“L’ho sempre detto, io sono entrato in Rai per una vicinanza politica. La Lega la abbracciai proprio perché era un movimento antipolitico, ma non ho mai preso la tessera.” Ecco un estratto dell’intervsita di Luigi Paragone al Corriere della Sera di lunedì scorso. C’è da restare esterrefatti leggendo le risposte impuni di uno che si sente un incrocio tra David Letterman e Paul Shaffer, che nelle sue trasmissioni chiede ai politici dimissioni varie ecc. ecc. e non si pone minimamente il problema di darle lui. Lui che come tanti altri guitti catodici percepisce non solo un ricco stipendio pubblico, ma ottiene anche un altro bene prezioso: visibilità  pubblica. Senza peraltro essere stato eletto, ma nominato. Come Monti.

Da queste colonne mi rivolgo sempre a Maroni: cosa fa il segretario della Lega per tutelare la voce televisiva, quella del nord, quella nostra, che sì è sempre stata debole grazie a scelte scellerate e nomine inutili, ma che adesso all’avvicinarsi delle elezioni è ancor più flebile? E’ importante intervenire in fretta su tutti quelli che in questi vent’anni di condivisione partitocratica della tv pubblica è stata fatta dai vertici  della Lega di Bossi sono stati nominati a tutti i livelli nella rete di Viale Mazzini. Poi andranno tutti spazzati via, come la Rai.

Ma adesso non ci si può solo fare sparare addosso. E’ ora di imporre a tutti quelli che sono stati fatti entrare e che poi “io non sono mai stato leghista”  di portare con intelligenza , in modo documentato, con la serietà i numeri del fallimento di questo Stato. Naturalmente fare recitare al povero sindaco di Tombolo il solito refrain dei fondi che non arrivano, con sottofondo musicale, come se fosse il padre di un concorrente di un reality, è il modo migliore per non fare capire il problema.

Ma a Paragone naturalmente questo non interessa. Si gode la sua intervista sul Corriere che ne incensa il risultato Auditel.  Sarebbe il caso di farlo smettere.

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