Blocco navale. E’ possibile, e non è la prima volta….

di REDAZIONEblocco navale

Facile dire ‘blocco navale’. Per l’Italia, il ricorso a quella che è a tutti gli effetti un’azione militare proposta dalla Lega e da altri partiti per fronteggiare l’emergenza dei barconi carichi di migranti in fuga dalla Libia, non sarebbe, tuttavia, una ‘prima’ assoluta. Il debutto delle maniere forti sui mari risale al 1902-1903 quando a finire sotto la morsa delle fregate dell”Italietta’ liberale, insieme a quelle del Regno Unito e della Germania guglielmina, fu il piccolo Venezuela. A causare la crisi, il rifiuto del governo di Caracas di ripagare i debiti che aveva con le potenze europee dell’epoca. La vicenda, grazie all’intervento di Argentina e Stati Uniti non degenerò e fu più tardi il Tribunale dell’Aja a dare ragione agli Stati creditori.

Meno seria, ma a suo modo curiosa e di interesse ormai essenzialmente filatelico, il blocco navale ‘interno’, nel Mare Adriatico, 11 chilometri al largo di Rimini, nel 1968-69 a carico dell’autoproclamata Repubblica dell’Isola delle Rose, con a capo Giorgio Rosa. Si trattava di una piattaforma di circa 400 metri su tubi d’acciaio fissati al fondale. Oggi forse sarebbe definito semplicemente un eco-mostro, ma all’epoca dette vita a interrogazioni parlamentari e, soprattutto, ad un intervento del governo (dopo un immancabile parere favorevole del Consiglio di Stato) che spedì la Marina militare a far saltare con oltre mille chili di esplosivo la struttura. La quale, tuttavia, oltre ad essersi data come lingua ufficiale l’esperanto, aveva anche cominciato a stampare francobolli. Che oggi, pare, valgono una fortuna.

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