Turandot lo aveva detto: Nessun dorma. Ma il giudice non studia la lirica e libera i black blok…

di STEFANIA PIAZZO

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Non si può non farsi rapire dall’aria della Turandot, così mistica e carnale… Nessun dorma. E’ una preghiera. E’ un avvertimento, è un invito. E’ un sogno. Ma a Milano doveva suonare come avvertimento. Avvisare dell’incubo incombente. D’altra parte, ci salva solo la musica, non la giustizia. Ormai è sulla bocca di tutti il clamoroso errore giudiziario ripetuto e recidivo che si è consumato al tribunale di Milano. Fermati dei black bloc, riescono a intortare il magistrato e a farsi passare per writer. Così, sono liberi di circolare il 1° maggio.

Intanto, una domanda: da quando la legge, italiana, prevede che non sia reato girare per la città a imbrattare case, monumenti, edifici, proprietà private?

Già un giudice che non sequestra colori e bombolette destinate a deturpare abitazioni private o pubblici edifici, dovrebbe riferire al Csm, ma anche in Parlamento, perché sporcare sia lecito.

Ma passiamo oltre.

“Ciò che era nella macchina, l’alcool, la torcia per segnalazioni e la mazza da baseball non erano mie, quando sono entrato in auto non mi sono accorto di nulla”, spiega il black bloc devastatore al magistrato. E’ il 30 aprile, il giorno prima della guerra a Milano, sezione immigrazione del tribunale.

Joseph L., 25 anni, inglese di Leeds, era stato fermato in un’operazione di prevenzione. Per la questura il ragazzo va espulso. Ma per il giudice, il devastatore è un artista. “Il giudice – assistito dall’avvocato XY, convenzionalmente lo chiamiamo così – mi chiede dell’arresto avvenuto a Leeds nel 2012… all’epoca usavo alcol e droghe, anche cocaina, la polizia mi trovò con una pistola elettrica, perché il pusher mi aveva minacciato, fui rilasciato dopo poche ore… Sono stato in carcere in Svizzera per ben 5 mesi e sono stato liberato tre settimane fa, solo per aver fatto dei graffiti”.

Ma non è il solo episodio. L’avvocato XY è lo stesso nominato da diversi  anarchici milanesi, francesi e tedeschi trovati dalla Digos nelle case occupate del Giambellino e nei ritrovi «No Tav» di zona Mac Mahon tra il 28 e il 30 aprile, spiegano le cronache.

Una coincidenza che tutti notano…. Su dieci richieste di allontanamento dall’Italia, ne erano state convalidate solo tre….  tra 28 e 30 aprile solo al secondo «tentativo», “dopo che la Digos ha trovato per la seconda notte consecutiva, nelle medesime case occupate del Giambellino, gli stessi tedeschi con fumogeni e maschere antigas. Quattro richieste sono state rifiutate. Per tredici francesi trovati con bastoni e martelli, infine, non è stato neppure possibile firmare il provvedimento: erano senza documenti (comportamento tipico dei casseur «in trasferta») e il consolato è stato poco solerte nella collaborazione, facendo scadere i termini”, si legge anche sul Corsera.

Nessun dorma, meglio Puccini.

Anche il 29 aprile poi lascia il segno… Sazione di Lambrate, un mezzo sospetto viene controllato da una volante.

Passamontagna, bombolette di vernice… la polizia ferma un furgone. Ci sono a bordo tre ragazzi tedeschi: Moritz B., Lukas H. e Johann G. La polizia non ha dubbio che si tratti di  “corredo da manifestazione violenta. Ma si giustificano così davanti al magistrato, assistiti dallo stesso legale XY: “Siamo venuti a Milano per vedere una partita di calcio lunedì sera a Bologna, non ricordo il risultato (si tratta probabilmente di Bologna-Catania, ndr). Preciso che non sono tanto interessato alla partita ma alla subcultura dei tifosi. Sono in vacanza per motivi di turismo e culturali”. “Avevamo tutte quelle bombolette per interesse artistico… Cercavamo un posto dove poterle utilizzare legalmente, eventualmente anche a Milano” Mentre i passamontagna erano una “protezione per quando si fanno i graffiti”.

Il giudice li lascia andare. Nessun dorma.

 

 

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