Bersani: patrimoniale o tracciabilità, sarà comunque terrore fiscale

di MATTEO CORSINI

“Non voglio fare Robespierre o Saint-Just: niente patrimoniale, solo tracciabilità fiscale”. Per mesi e mesi Pierluigi Bersani, autore delle parole di cui all’inizio, è andato in giro dicendo che sarebbe stato opportuno e giusto introdurre una imposta patrimoniale “sui grandi patrimoni immobiliari”, senza considerare che con l’Ici prima e l’Imu poi i patrimoni immobiliari già erano tassati. Il mantra, a cui faceva da cassa di risonanza tutto ciò che sta a sinistra del Pd, Cgil inclusa, era più o meno questo: abbassare il carico fiscale sul lavoro, mediante una patrimoniale “sui grandi patrimoni immobiliari”, appunto.

Poi è iniziata la campagna elettorale, con Berlusconi che per l’ennesima volta promette una riduzione delle tasse, partendo proprio dall’Imu sulla prima casa, e perfino Monti che arriva a prospettare una riduzione del carico fiscale, peraltro dopo avere tassato tutto il tassabile e non aver ridotto i costi dell’apparato elefantiaco dello Stato di un solo euro di spesa, se non a parole, durante il suo anno di governo. A quel punto Bersani, che pure rimane in vantaggio nei sondaggi, deve aver pensato che non fosse il caso di lasciare agli altri la prerogativa di raccontare balle durante la campagna elettorale. E allora ecco il tentativo di cambiare rotta sulla questione della patrimoniale, che adesso diventa solo una rimodulazione dell’Imu per renderla più progressiva. Pazienza se la Cgil ha storto il naso, l’importante è non essere “da meno” della concorrenza.

Volendo rassicurare gli italiani, sostiene di non voler fare “Robespierre o Saint-Just: niente patrimoniale, solo tracciabilità fiscale”. Sapere che non ci saranno ghigliottine in piazza può anche far piacere, ma la tracciabilità fiscale, che peraltro già esiste, può rappresentare uno strumento di terrore non meno potente, ancorché all’apparenza incruento.

Inasprire la tracciabilità fiscale significa, in buona sostanza, arrivare alla pressoché totale eliminazione delle transazioni in contanti, il che equivarrebbe a consegnare la password per accedere alla propria ricchezza allo Stato. A quel punto, il concetto di tassazione funzionerebbe in modo opposto a quanto è avvenuto finora, dato che lo Stato non stabilirebbe quanto il cittadino deve versare all’erario, bensì quanto l’erario debba lasciare al cittadino. Qualcuno potrebbe mantenere l’illusione di essere proprietario di qualcosa, ma il proprietario effettivo sarebbe lo Stato. Ma state tranquilli: nessuna testa rotolerà giù dal patibolo.

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