Bernardelli: ristoranti più sicuri di casa per evitare contagi. Perché chiuderli prima e ridurre attività?

di Roberto Bernardelli – Parlo da imprenditore. Chi lo ha detto che per contagiarsi occorre andare al ristorante? Semmai è vero il contrario. Eppure la prima mannaia del governo ricade sempre sulle categorie che fanno impresa e si mettono in discussione. Tuttavia bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno. I ristoranti e i bar non sono tra i luoghi più pericolosi per eventuali contagi. A dirlo non è la Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi di Confcommerio, bensì l’Istituto superiore di Sanità nel suo monitoraggio settimanale, secondo cui il 77,6% dei contagi, attualmente, avviene in ambito domestico. Un dato riproposto dal dottor Luca Richeldi, membro del Comitato tecnico scientifico, nel corso della puntata di venerdì sera di Otto e Mezzo su la7.

In un report la Fipe fa una breve rassegna delle posizioni scientifiche in campo. Eccole.

“La stragrande maggioranza dei contagi avviene in luoghi privati – ha detto lo pneumologo del Policlinico Gemelli di Roma, incalzato dalla conduttrice del programma –. Io non credo che ridurre di un paio d’ore l’apertura degli esercizi pubblici, quando siano ben regolamentati, possa fare una grande differenza”.

Una posizione che fa il paio con quella espressa poche ore prima dal professor Massimo Galli, responsabile del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, intervenuto ai microfoni di Radio24.

“Queste due prese di posizione sono molto nette – commenta il Direttore generale della Fipe Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, Roberto Calugi – e dimostrano che in questo momento i ristoranti sono un luogo sicuro, anche grazie alle misure messe in campo con la collaborazione dei ristoratori”.

“Condividiamo quanto sostenuto dal prof. Richelli – aggiunge il presidente della Federazione Italiana CuochiRocco Pozzulo –Non sono certo i ristoranti e le sale di ricevimento a creare l’incremento del COVID. Questi sono locali in cui ci sono controlli rigorosi su distanziamento e dispositivi di protezione. Chiediamo che si consenta ad una categoria già duramente colpita di chiudere in serenità la stagione, che a novembre volge al termine, e soprattutto di effettuare i controlli nelle strade e nei luoghi di assembramenti”.

“Mi auguro che sia il governo che le Regioni tengano conto di questi pareri – conclude Calugi – prima di tornare a prendere in considerazione misure tanto drastiche quanto inutili, che avrebbero come unico effetto la morte di un settore cruciale per l’economia italiana. È impensabile che il popolo della notte torni a casa alle 23, la sfida per tutti è quella di incrementare i controlli sia dentro che fuori dai locali”. 

Hanno ragione? Da vendere, ma la politica deve fare spettacolo e mostrare i muscoli. Mi raccomando poi, il conto mandatelo alla gente in cassa integrazione alle aziende che la devono anticipare, perché qui in Italia va tutto al contrario.

ONOREVOLE ROBERTO BERNARDELLI – PRESIDENTE GRANDE NORD

 

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