Bernardelli: Ridateci la sanità che abbiamo già pagato

di Roberto Bernardelli – Lo sapete che tra pensionamenti e licenziamenti sono previsti 40mila medici in meno nel Servizio sanitario nazionale (Ssn) entro il 2024? Non ve lo vengono certo a raccontare, anche perché sono affaccendati in altro, i politici.  A fornire questa stima è il maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, l’Anaao Assomed, che ha analizzato i principali fattori che determinano la carenza di medici specialisti riconducibili ad almeno 3 fenomeni: pensionamento, licenziamento e nuove attivita’ previste.

Nel triennio 2019-2021 – evidenzia l’Anaao – sono andati in pensione circa 4.000 medici specialisti ogni anno per un totale di 12.000 camici bianchi. Nel triennio 2022-2024 andranno in pensione circa 10.000 medici specialisti. Quindi in 6 anni il Ssn perderà 22.000 medici specialisti ospedalieri per pensionamenti.

E la politica che fa?

In più, al 2019 al 2021 hanno abbandonato l’ospedale circa 9.000 camici bianchi per dimissioni volontarie. Se il trend dei licenziamenti fosse confermato anche nel triennio successivo, vorrebbe dire avere una uscita  spontanea di altri 9000 medici dal 2022-2024. Tra pensionamenti e licenziamenti si arriverebbe a una perdita complessiva di 40.000 medici specialisti entro il 2024. Il terzo motivo sono le nuove attività che richiedono una implementazione delle dotazioni organiche con medici specialisti.

ll Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) prevede diversi interventi tra i quali la realizzazione degli ospedali di Comunità con circa 11mila posti letto entro il 2026. Li vedremo? Secondo l’Anaao Assomed gli specializzandi sono l’ancora di salvezza per il Ssn. Coloro, però, che hanno ottenuto il contratto di formazione specialistica nel 2020 e nel 2021 (le borse sono state rispettivamente 14.000 e 18.000), spiegano, potranno essere utilizzati negli ospedali solo tra 4/5 anni. Nell’immediato, chiede il sindacato, è dunque necessario stabilizzare tutto il precariato formato durante la pandemia (9.409 unità) e inoltre contrattualizzare, per quanto necessario e possibile, quella platea di 15mila specializzandi degli ultimi anni di specializzazione che già da subito potrebbero essere impiegati per dare aiuto nelle attività ospedaliere.

Ma che fine ha fatto il fiore all’occhiello della sanità regionale? E quella del Nord non ha nulla da dire con quel bottin0 di 120 miliardi di euro di residuo fiscale che Roma tiene nel suo cassetto?

Onorevole Roberto Bernardelli, presidente Grande Nord

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