Reddito cittadinanza ha fallito, lo dice anche la Caritas. Nord il piu penalizzato

  Il reddito di cittadinanza ha fallito. Lo dice senza mezze misure anche la Caritas. Ci hano detto che “una persona su 5 che abbiamo aiutato percepisce il reddito di cittadinanza”. Una su 5. E gli altri poveri niente? E dove sono i nuovi poveri? Al Nord. L’Istat parla di un milione di poveri in più rispetto al pre-pandemia. “Noi nel 2020 abbiamo aiutato quasi due milioni di persone”, afferma la Caritas.  

Ma cosa diceva Fubini tempo fa sul Corriere della Sera? “Questo squilibrio è il risultato di regole di accesso al reddito di cittadinanza che di fatto sbarrano l’accesso a 1,2 milioni di residenti in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Trentino-Alto Adige e Emilia-Romagna; poco importa che questi siano oggi in condizioni di bisogno tali che – se fossero al Sud – darebbero diritto al sussidio”.

Non solo i disoccupati non sono ancora stati rimessi nel circuito del mondo del lavoro. Non solo i navigator sono stati un fiasco.

L’anno scorso i poveri «assoluti» erano 447 mila in meno rispetto al 2018, ma la distribuzione del beneficio resta geograficamente molto squilibrata. Per due terzi il calo dell’indigenza è concentrato a Mezzogiorno, mentre a Nord-Est – l’area più dinamica del Paese – la quantità di persone in povertà assoluta l’anno scorso è persino aumentata”.

Peggio ancora, quindi.

Il 43% delle persone povere risiede stabilmente nelle regioni settentrionali. Ma, dati Istat alla mano, percepiscono il 20% del reddito di cittadinanza.

Ma dove sta la “gabola” che, squillo di trombe riconosceva persino il Corriere della Sera? “In sostanza il reddito di cittadinanza di fatto discrimina ai danni della popolazione in difficoltà che oggi vive nelle zone più prospere e più costose del Paese”.

Fubini affronta con onestà intellettuale la questione, che non è ideologica né partitica ma drammaticamente realistica. Il nodo sta nel fatto che anche il Corriere scopre che il costo della vita è diverso da Nord a Sud, e chei “requisiti di accesso al reddito non coincidono con quelli sui quali si calcolano le soglie di povertà. Queste ultime cambiano con il variare del costo della vita nelle diverse aree d’Italia. Invece i criteri per ottenere il sussidio sono uguali ovunque e così stringenti da tagliare fuori gran parte dei ceti più disagiati a Nord”.

Ecco il passaggio che ha peso politico, a nostro avviso: “Poco importa che, dato il costo più alto di beni e servizi, sia paradossalmente più facile trovarsi nell’indigenza a Settentrione. Per esempio una famiglia con due figli minori in un grande centro urbano del Mezzogiorno per l’Istat è povera se non raggiunge un reddito disponibile di 1351 euro al mese; in una città del Nord si è in povertà assoluta anche a 1720 euro al mese. Gli scarti nelle soglie di indigenza fra le due aree del Paese possono variare di un terzo o anche molto di più. Ma centinaia di famiglie del Nord, con redditi che non garantiscono una sopravvivenza dignitosa, hanno entrate troppo alte per accedere al principale programma del Paese di contrasto alla povertà”.

 

Bene, la questione è aperta, drammaticamente. E’ questione settentrionale anche questa o domani è un altro giorno e finisce tutto lì?

 

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